Tra i riflessi dei grattacieli di Portanuova e il flusso incessante della Milano contemporanea, Modus Gastronomia apre la sua terza sede cittadina e porta ancora più a fondo il Cilento dentro il tessuto della metropoli. Qui il ritmo urbano incontra una cucina che sceglie di rallentare, di seguire le stagioni e di riportare il tempo del cibo al centro dell’esperienza quotidiana. Un progetto che intreccia filiera diretta, Dieta Mediterranea e materia prima d’eccellenza, trasformando ogni momento della giornata, dalla colazione all’aperitivo, fino al take-away serale, in un gesto di continuità tra territorio e città.
Milano Italia.
Nel paesaggio verticale di Milano, dove tutto sembra accelerare, Portanuova diventa il nuovo approdo di Modus Gastronomia. Non una semplice apertura, ma un ulteriore capitolo di un percorso che sta costruendo, sede dopo sede, una propria geografia urbana. Un’espansione che non rinuncia all’origine, ma la porta con sé: il Cilento, con la sua cultura del cibo lenta, stagionale, profondamente legata alla terra.
Con questa nuova inaugurazione, Paolo De Simone — imprenditore gastronomico cilentano e Ambasciatore della Dieta Mediterranea — rafforza la presenza del progetto a Milano, che oggi si articola in cinque insegne: due Modus Pizzeria e tre Modus Gastronomia. Un sistema che cresce senza disperdere identità, ma anzi consolidandola attraverso ogni nuova apertura.

Un progetto che si costruisce nel tempo della città
Modus non si inserisce semplicemente nei luoghi: li interpreta. E li attraversa con una visione che mette al centro la relazione tra spazio urbano e cultura alimentare.
Portanuova, simbolo della Milano più internazionale e verticale, diventa così un punto di incontro tra due velocità opposte: quella della città e quella della natura. Un dialogo continuo che si traduce in una proposta gastronomica capace di accompagnare il quotidiano senza alterarlo.
La giornata scorre lungo un percorso preciso — dalla colazione alla pausa pranzo, dall’aperitivo al take-away — ma dentro una cornice diversa, in cui il tempo del cibo non viene compresso, bensì recuperato.
«Portanuova è uno dei luoghi dove la città si muove più velocemente», racconta Paolo De Simone. «Con Modus vogliamo introdurre una pausa possibile, in cui il cibo mantenga la sua verità anche dentro la frenesia urbana».
Una visione che si regge su una filiera diretta e consolidata, costruita nel tempo con produttori cilentani selezionati, e che permette al progetto di mantenere coerenza tra origine e destinazione.

L’ingresso come soglia di cambiamento
C’è un momento preciso in cui l’esperienza Modus si definisce: l’ingresso. Varcare la soglia significa cambiare ritmo, lasciare fuori la città e accedere a uno spazio che non si limita a servire cibo, ma lo racconta attraverso una relazione più profonda con il territorio.
Ogni nuova sede consolida un’identità ormai riconoscibile nel panorama milanese: una ristorazione contemporanea nei linguaggi, ma radicata in un pensiero antico, quello della cucina come tempo condiviso.
Il Cilento resta il punto di origine e di ritorno. Un territorio che non viene evocato, ma portato dentro la città attraverso una cucina che riflette i principi della Dieta Mediterranea e li traduce in esperienza urbana.

L’oasi cilentana nel cuore della metropoli
Ogni spazio Modus si configura come una oasi cilentana urbana: un’interruzione nel flusso cittadino, un luogo in cui la velocità si sospende e il cibo recupera la sua dimensione naturale.
Qui la stagionalità non è un principio astratto, ma una regola concreta. La biodiversità non è un valore dichiarato, ma una presenza quotidiana. La qualità non è promessa, ma scelta costante.
È in questo equilibrio che il progetto trova la sua forma: un dialogo continuo tra identità familiare e città globale, tra radici e contemporaneità.

Materie prime come linguaggio
Alla base di tutto resta una filiera costruita nel tempo, fatta di relazioni dirette con produttori del Cilento.
I protagonisti sono i grani antichi del Consorzio dei Coltivatori Custodi, gli ortaggi stagionali, i legumi identitari, l’olio extravergine, il pescato sostenibile e le lavorazioni artigianali che rispettano i tempi della tradizione.
Non ingredienti, ma linguaggio. Non semplice approvvigionamento, ma continuità culturale tra territori.
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