La mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”, dal 28 febbraio al 28 giugno 2026 al Museo Storico della Fanteria di Roma, racconta l’ultima fase creativa di Henri Matisse attraverso oltre 100 opere. Un percorso dedicato alla rivoluzione dei papiers découpés e alla centralità del colore, che trasforma il limite fisico dell’artista in una potente energia espressiva.
Roma, Italia.
Ci sono mostre che raccontano un artista. E poi ci sono mostre che ti fanno entrare dentro il suo modo di vedere il mondo. “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”, in programmadal 28 febbraio al 28 giugno 2026 al Museo Storico della Fanteria di Roma, fa esattamente questo: ci accompagna nell’ultima fase creativa di Henri Matisse, quella più fragile dal punto di vista fisico, ma anche tra le più potenti e innovative.
Oltre cento opere provenienti da collezioni private raccontano un artista che, costretto dalla malattia a ridotta mobilità, riesce comunque a reinventare completamente il suo linguaggio.

La rivoluzione delle forbici
Negli anni Quaranta Matisse è indebolito da un tumore ed è costretto alla sedia a rotelle. È in questo momento che avviene la svolta: lascia il pennello e inizia a usare le forbici.
Dipinge fogli di carta con colori intensi, poi li ritaglia e li ricompone. Nascono così i celebri papiers découpés, i “cut-outs” ovvero i ritagli, destinati a cambiare la storia dell’arte del Novecento.
Su questa rivoluzione è incentrata la prima sezione della mostra, dedicata alla rivista Vervediretta da Tériade, e racconta il rapporto tra Matisse e l’editoria d’avanguardia.
Quello che colpisce è la vitalità. Non c’è alcuna sensazione di limite. Anzi: il colore diventa ancora più libero, più deciso, più diretto.

Disegni a linea continua
La seconda sezione è dedicata ai libri d’artista e ai disegni su carta velina. Sono opere essenziali, realizzate con una linea continua che non si interrompe mai.
Bastano pochi tratti per evocare un corpo, un volto, uno stato d’animo. Il bianco del foglio non è uno sfondo neutro: è parte della composizione.
Qui si capisce quanto per Matisse il disegno non fosse una semplice fase preparatoria, ma un linguaggio autonomo.

Jazz: il colore come musica
Il cuore della mostra è la serie Jazz, realizzata tra il 1943 e il 1944 nel rifugio di Vence, nel Sud della Francia, e pubblicata nel 1947.
Il titolo non è casuale: come nel jazz musicale, le forme sembrano improvvisare nello spazio. I colori sono puri, vibranti, pieni di energia. Accanto alle immagini compaiono testi scritti a mano dall’artista.
Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, queste opere sono uninno alla vita. Una risposta luminosa a un periodo buio.

Il disegno come opera compiuta
La mostra si chiude con 25 litografie dedicate al tema del disegno, in particolare ai nudi femminili degli anni Quaranta.
Poche linee sicure definiscono i corpi, quasi fino all’astrazione. È una sintesi estrema, ma mai fredda. Anzi, c’è una delicatezza che sorprende.
Un allestimento che amplifica il colore
Un aspetto che rende questa mostra particolarmente coinvolgente è l’allestimento. Le sale sono dipinte con colori pieni – rosso, blu, giallo, grigio – e ogni ambiente ha una sua identità precisa.
Non è solo una scelta estetica: è un modo per far entrare il visitatore dentro il mondo di Matisse.
Emblematiche in tal senso le parole dell’artista: “Ho scelto di custodire dentro di me tormenti e inquietudini per poter trasmettere solamente la bellezza del mondo e la gioia del dipingere”.
Visitando la mostra, questa frase acquista un significato ancora più forte.

L’organizzazione della mostra
“L’ultimo Matisse – Morfologie di carta” è prodotta da Navigare Srl e curata da Vittoria Mainoldi.
Nasce da un’iniziativa culturale promossa dal Ministero della Difesa – Difesa Servizi ed è patrocinata da Regione Lazio e Roma Capitale con l’Assessorato alla Cultura.
Partner Trenitalia, SG Group srls e ONO Arte Contemporanea.
La mostra è aperta tutti i giorni, biglietteria disponibile online (Ticketone) e in loco.
Photo Michela Formicone, courtesy of Comunicazione Fabrizio Kühne



