Già Capitale Europea della Cultura 2019, Matera vi sorprenderà con una storia millenaria, degli scorci mozzafiato, i celebri Sassi, patrimonio dell’umanità, chiese rupestri dell’VIII secolo, la seconda cisterna più grande al mondo dopo quella di Istambul e un’enogastronomia eccellente. Nel 2026 la città dei Sassi sarà Capitale Mediterranea del Dialogo e della Cultura, insieme alla città marocchina di Tétouan, pronta a dimostrare uno spirito d’accoglienza davvero speciale.
Matera. Italia.
Quando si dice “rimanere a bocca aperta”: a Matera non è un modo di dire, succede veramente. Provare per credere.

Palombaro Lungo
La mia visita comincia da piazza Vittorio Veneto, un gradevole crocevia cittadino pedonale, al Piano, ovvero il rione situato nella parte moderna della città, sul quale affaccia il Palazzo dell’Annunziata, di origine tardo Settecentesca, già monastero claustrale, poi Tribunale, oggi Biblioteca e cinema.
Sono diretta verso il Palombaro Lungo, la più grande cisterna della città – raggiunge una capienza di 5 milioni di litri d’acqua – (la seconda più grande al mondo, dopo quella di Istanbul), realizzato in varie fasi a partire dal XVI secolo.
L’interno è sorprendente. Tramite un agevole sistema di passerelle sospese sull’acqua si può attraversare tutto l’acquedotto, profondo 16 metri e lungo 50 metri. Un sapiente gioco di luci rende questa “grotta artificiale” davvero suggestiva.
Matera è ricchissima di pozzi e cisterne, quasi ogni casa ne possedeva una che sfruttando la porosità della roccia, raccoglieva l’acqua piovana senza sprecarne neanche una goccia.

Sasso Barisano
Usciti dal Palombaro Lungo ci si ritrova, volenti o nolenti, davanti a un presepe, il rione Sasso Barisano, incorniciato da un piccolo arco in pietra che si oltrepassa in fretta, irrimediabilmente attratti dalla meraviglia. Che sia una giornata limpida e batta il sole sopra la Cattedrale che domina dall’alto la distesa di case in pietra, o sia sera e le lucine delle abitazioni aggiungano ancora più incanto, l’emozione è assicurata.
Il dedalo di stradine che si sviluppano dal punto panoramico verso il basso e poi di nuovo verso l’alto fino alla Cattedrale regalano scorci sulla città uno più sorprendente dell’altro.
Botteghe di artisti e artigiani, piccoli ristoranti, affittacamere e chiesette rupestri puntellano il cammino di occasioni per una piacevole pausa oppure per una piccola esperienza di bellezza.
Passeggiando senza meta si possono cogliere qua e là le sculture dell’artista materana Margherita Grasselli, rigogliosi cactus sui terrazzi di pietra oppure – come è successo a me – la musica proveniente da una finestra aperta sul pianoforte di un’abitazione.

La Cattedrale
La Cattedrale è in stile romanico pugliese, originaria del XIII secolo e si trova sulla sommità del colle della Civita, che divide i due rioni principali della città. Dalla terrazza del Duomo ci si affaccia sul maestoso spettacolo del rione Sasso Caveoso, che si offre con la sua tipica forma ad anfiteatro scavato nella roccia (da cui, forse, il nome).

La festa della Bruna
La Cattedrale è intitolata a Maria Santissima della Bruna (nella chiesa un bell’affresco della Vergine in stile bizantino, del XIII secolo) al cui culto è dedicata la festa patronale di Matera, il 2 luglio: si tratta di una tradizione secolare, molto sentita dai materani e non solo, per questa ricorrenza vengono persone da ogni parte di Europa, tanto che la popolazione di 60 mila abitanti in quei giorni raddoppia.
La festa comincia alle 4.30 della mattina e prosegue fino a notte inoltrata. Ogni anno c’è un tema diverso, stabilito dalla diocesi e in base al tema i cittadini preparano un carro trionfale di cartapesta trainato da muli, che porterà la statua della Madonna in processione per quasi 3 km e 4 ore, con 200 cavalli e cavalieri a protezione della statua. L’apice della festa, la sera, è la distruzione del carro in cartapesta, detta “strazzo”: portare a casa o in bottega un pezzo di tessuto dell’allestimento del carro è benaugurante e proteggerà la famiglia che lo conserverà. Gran finale: i fuochi d’artificio.

MATA (Museo Diocesano di Matera)
Annesso alla Cattedrale c’è il Museo Diocesano di Matera, che espone dipinti, sculture e argenti di arte sacra, datate tra l’XI e il XIX secolo. Particolarmente interessante il reliquiario a braccio di Sant’Eustachio, del 1400.
All’interno della chiesa degno di nota il presepe in tufo, capolavoro del 1500 di Altobello Persio e Sannazzaro Panza di Alessano, nella cappella di San Giuseppe o del presepe.
Davvero impressionante il soffitto della navata centrale a capriate lignee dorate e affrescate in stile barocco.

Tour per la città
Dopo la visita a piedi per il rione Barisano intraprendo un tour guidato in pulmino che mi permetterà di visitare i Sassi e scoprire molte curiosità.
Il campanile della Cattedrale intanto svetta sul panorama a 46 m di altezza per chilometri; durante tutta la nostra visita sarà sempre ben visibile e protettivo.

I Sassi
L’impianto urbanistico del Sasso Barisano (originariamente abitato da famiglie di artigiani) risale al 1200, quello di Sasso Caveoso (più povero, abitato da contadini) al 1300.
“Il Sasso Barisano è un quartiere più strutturato ed edificato, cresciuto sottraendo materiale e non viceversa – ci racconta Carmine – È un sistema di palazzotti con le facciate più eleganti ed elementi decorativi. Esposto a nord. Si dice che nel Barisano “si cammina sui tetti”, cioè le case sono sovrapposte e spesso il pavimento di un’abitazione è il tetto di un’altra. Anticamente i vicini di casa condividevano il pozzo e il forno e i gli abitanti vivevano in molti nella stessa casa, spesso insieme agli animali, muli, galline, in condizioni igieniche terribili“.
“Al Caveoso si costruiva non sopra la terra ma dentro la terra. La forma del rione ricorda la cavea di un teatro, in latino cavea significa cavità, ma anche gradinata. Tutto il quartiere in effetti è disposto a gradoni e segue la forma naturale della gravina.
È esposto verso sud, riceve la luce solare in inverno, è più autentico e duro, rimasto fedele all’età apogea“.
La terza città più antica al mondoScopriamo che Matera è la terza città più antica al mondo, abitata dal Neolitico a oggi, senza interruzione e, intanto, arriviamo alla Chiesa di Sant’Agostino, costruita a fine Cinquecento su uno sperone di roccia a strapiombo sul burrone sottostante. Davanti a noi si spalanca l’altopiano calcareo della Murgia, le cui grotte di tufo sono state abitate fin dalla preistoria e nel medioevo hanno accolto eremiti, monaci bizantini benedettini, chiese rupestri, spesso affrescate, e cisterne.

Vergogna nazionale
Mentre contempliamo il Parco Nazionale della Murgia Materana e il Rione Barisano che vi si affaccia la nostra guida ci racconta che nel corso nel XX secolo si è assistito a un aumento demografico esponenziale fino a un sovraffollamento estremo: Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato a Eboli” lo ha paragonato all’inferno dantesco.
I Sassi di Matera furono definiti una vergogna nazionale a causa della miseria e delle condizioni igieniche delle famiglie che li abitavano spesso insieme a galline, asini e maiali. Il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi nel 1952 approvò una legge che decretò lo sfollamento di 15 mila persone e il loro trasferimento forzato in quartieri di nuova costruzione.

Il cinema
Matera è diventata famosa nel mondo grazie al cinema, da “Il Vangelo secondo Matteo” di Pierpaolo Pasolini a “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, passando per “James Bond (007), No Time to Die”, la città è stata scelta da numerosi registi per la bellezza unica del suo “paesaggio culturale”, così come è stato iscritto nel Patrimonio Mondiale Unesco nel 1993, per l’eccezionale esempio di insediamento rupestre e urbano che si fonde con l’ambiente naturale.
Quella davanti a noi è il mitico tratto di Via Appia sulla quale corse l’Aston Martin DB5 di Daniel Craig, nei panni di James Bond: “Furono spesi 147 mila euro in Coca Cola per grippare la strada, tutto per 10 secondi di scena. La sera con gli idranti lavavano tutto, la sera la vita riprendeva regolarmente”.

Sasso Caveoso
Riprendiamo il pulmino e raggiungiamo quasi all’imbrunire la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, anche detta di San Pietro Caveoso, risalente alla fine del XIII secolo e totalmente ristrutturata nel XVII: ornata, al suo interno, da affreschi e una cotrosoffittatura a tavoloni in legno, ornati da pitture con scene del Vangelo. Dalla piazza della chiesa si gode di una vista incantevole sul Sasso Caveoso che si accende delle prime luci, piazza sulla quale è stata girata un’altra scena di James Bond, quella nella quale mitragliano di colpi la sua celebre Aston Martin, in un folle inseguimento.

Chiese rupestri
Il territorio di Matera fu un centro nevralgico per il monachesimo, nel ventre della terra. Le chiese rupestri sono numerosissime. Santa Lucia alle Malve, per esempio, è il primo insediamento monastico femminile dell’Ordine benedettino, risalente all’ VIII secolo. Una delle tre navate è sempre rimasta aperta al culto e ancora oggi, il 13 dicembre, vi si celebra una messa solenne in onore della Santa (le altre navate invece furono trasformate in abitazioni e depositi). Alcuni affreschi antichissimi, addirittura di mille anni, sono perfettamente conservati e presentano colori vividi, grazie a una precisa tecnica conosciuta nel materano dai molti Mastri frescanti. Una vera meraviglia.
La Chiesa di Santa Maria De Idris, risalente al Tre/Quattrocento, sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Montirone (o Monterrone), nei pressi di San Pietro Caveoso. La posizione offre un panorama eccezionale sulla città e sulla gravina. Fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Il nome del tempio – Idris – deriva dal greco odigitria (guida della via o dell’acqua). A Costantinopoli veniva chiamata così la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini.

Murgia Timone
Riprendiamo il van e ci allontaniamo da Matera fino al Belvedere di Murgia Timone dove si trova una piccola chiesa rupestre, che apre solo pochi giorni all’anno in speciali occasioni liturgiche, accanto ad una grotta naturale nella quale i cittadini di Matera allestiscono un presepe molto visitato.
Di fronte a noi lo spettacolo di Matera al tramonto, il sole infiamma il profilo dei Sassi illuminato da tanti piccoli punti luminosi e sovrastato dal campanile della Cattedrale. Un ricordo indelebile.
Calata la sera torniamo in città e intanto la nostra guida ci spiega che tutto intorno, per 800 ettari, è coltivato il timo e che sono ancora visibili i resti dei vecchi “jazzi”, recinti in pietra a secco che proteggevano le pecore dai lupi e dal freddo. Inoltre ricorda che a Matera si coltivava moltissimo grano e che esistevano nove pastifici, tra i quali quello che ha prodotto la pasta chiamata proprio“Matera”, e in seguito “Padula”. Affianchiamo l’area che è stata utilizzata dalla regia di Mel Gibson per le scene del Golgota, nel film “The Passion”. Proprio in queste ore, tra l’altro, l’attore si trova in Basilicata per allestire il set del nuovo film in prossima produzione: “Resurrection”.

Gastronomia
L’enogastronomia in Basilicata è una cosa seria. Verdure, pane, pasta, legumi, carni, vino: tutto parla di territorio ed eccellenze autoctone.
Due ristoranti consigliatissimi per due esperienze diverse e altrettanto intense sono “L’Abbondanza Lucana” e “La Nicchia nel Sasso”, rispettivamente al Piano, la zona dello struscio e dello shopping cittadino, a due passi da piazza Vittorio Veneto; e nel Sasso Barisano, vicinissimo a Casa Cava, una suggestiva ex cava di tufo, abbandonata per decenni ed oggi centro culturale ipogeo, unico al mondo.
A pochi passi da Casa Cava, tra l’altro, sorge San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, il cui primo impianto risale al XII–XIII secolo, al di sotto del pavimento, e il cui aspetto attuale è frutto di una ristrutturazione del XVIII secolo.
“L’Abbondanza Lucana”, dello chef patron Francesco Abbondanza, ambasciatore della cucina della Basilicata, offre un’esperienza raffinata, in un ambiente elegante, vini e carni di produzione locale (speciale il filetto di suino nero lucano e le preparazioni a base di verdura) e quella giusta dose di innovazione che dà un valore aggiunto a una tradizione di per sé straordinaria.
“La Nicchia nel Sasso, osteria contemporanea”, nel Sasso Barisano, è un ristorante verace dove assaggiare piatti antichi come la cialledda, a base di pane, pomodori, cipolla, origano e olio di oliva, pasta fresca di qualità, il peperone crusco, ottimi salumi ed eccezionali ricotte e mozzarelle. Nell’ambiente dal fascino irresistibile di una grotta scavata in una ex cava di tufo, che da sola vale una visita.

Lo spirito d’accoglienza
Una menzione speciale merita lo spirito d’accoglienza dei materani. Può succedere che se chiedi un’informazione per la strada e quella persona debba andare nella stessa direzione ti dia un passaggio o che l’incaricata della biglietteria di un museo si arrovelli per soddisfare una tua richiesta che esula da aspetti turistici (a me è successo). Nei tanti affittacamere gli host ti ospitano come fossi un vecchio amico e quella non fosse una struttura alberghiera ma casa loro.
Il volto del turismo è cambiato sopratutto grazie al titolo di “Matera, Capitale Europea della Cultura 2019” e grazie anche a una amministrazione oculata che ha investito con lungimiranza, infondendo negli abitanti in concetto di cittadinanza culturale: il turista si deve sentire a casa a Matera e non già essere attore di un consumo di cultura bensì di una produzione di cultura, in uno scambio fecondo con la tradizione locale.
Photo Elena Borravicchio



