Tante idee in due itinerari per vivere al cospetto della natura alpina in una valle ladina che si prende cura di alta montagna, patrimonio storico, tradizioni culturali e accoglienza turistica sostenibile. Da San Vigilio di Marebbe a San Martino, passando per Pieve di Marebbe e Lungiarü, il divertimento outdoor in Val Badia riempie tutte le giornate.
Val Badia (BZ), Italia.
San Martino in Badia
A sud ovest di San Vigilio di Marebbe, nella Val Badia del sud, la ricchezza culturale custodita e raccontata nei musei, nelle chiese e negli istituti ladini si annoda in modo indissolubile con la maestosità del paesaggio di foreste, parchi e montagne. Il prodotto unico di questo connubio è l’espressione artistica della tradizione ladina: viles, mulini, masi incastonati organicamente nella natura circostante, che li definisce.
San Martino in Badia – in ladino San Martin de Tor – è il cuore di pietra che pompa la linfa culturale della tradizione ladina nella Val Badia.
Il baluardo difensivo che permette di orientarsi nella Ladinia del passato e attuale è il medievale Castel Tor. Edificato come torre residenziale nel 1230 dai servi dei vescovi di Bressanone e abitato da famiglie contadine locali dal 1800, ospita tra le sue mura possenti il Museo Ladin Ćiastel de Tor o MusLa.
Dedicato alla storia, lingua, archeologia, geologia, artigianato e repertorio di leggende della comunità ladina, MusLa valorizza reperti dall’età della Pietra al presente.

Offre mostre tematiche, concerti e laboratori adatti ad adulti e bambini, approfondendo tradizione, cultura, geografia, artigianato, arte e musica, economia, turismo e sistema educativo.
San Martino d’estate è la porta d’accesso al Re del Parco Naturale Puez-Odle, che ne domina l’orizzonte: il Sass Putia.
La parrocchiale dei Santi Giovanni Battista e Martino, ricostruita tra il XV e XVIII secolo corredata di affreschi e sculture, fa da contraltare sacro al microcosmo artistico profano del paese. Nella stessa piazza, l’Istituto Ladino Micurà de Rü contribuisce a preservare lingua e tradizioni valligiane con una biblioteca e un calendario fitto di eventi e incontri culturali.
Dal paese, pregevoli passeggiate di diversa intensità e durata conducono ai luoghi simbolici dell’ecosistema ladino: la Valle dei Mulini di Longiarü, con antichi mulini ad acqua restaurati, e i tipici caseggiati rurali, le viles, dispiegati lungo i pendii.

Longiarü, un villaggio alpino intatto
Serpeggiando lungo la strada che da San Martino sale all’isolata frazione di Longiarü, si assapora un viaggio a ritroso nel tempo che regala ancora paesaggi fossilizzati nelle rocce dolomitiche. Curva dopo curva, il mondo urbano iperconnesso si dissolve nei rumori della foresta.
L’approccio di questo intatto villaggio di autentica e profonda Val Badia accosta il visitatore in modo ambivalente. Da un lato, grandi feste e sagre ben organizzate animano da secoli la vallata e le esperienze autentiche sono il fiore all’occhiello della promozione turistica sostenibile della valle. D’altro canto, la tranquillità e la sostenibilità sono regole ferree, a partire dalla repulsione per le dinamiche del turbo-turismo, tra cui la costruzione di edifici standardizzati moderni.
Grazie a questa tenacia e al sostegno alla tutela da parte delle amministrazioni pubbliche e locali, Longiarü resta la frazione rurale intatta di San Martino in Badia e rientra tra i “Villaggi degli alpinisti del Club Alpino Italiano”. Ne osserva tutti i rigidi criteri di accesso, che riguardano principalmente la dimensione demografica, il dislivello, la presenza di aree protette e l’aderenza a specifici standard di qualità che includono territorio, paesaggio, aspetti culturali, collaborazione, amministrazione, turismo e ricettività.
Dal 1313, anno della prima menzione della località sulle carte ufficiali, si adagia nella conca erbosa tra i massicci del gruppo del Puez, la Cresta di Longiarù, il Sadss de Putia e la Gherdenaccia, all’ingresso del parco naturale Puez-Odle.

Passeggiata alle Viles
Il paese di artigiani e contadini è organizzato in piccoli insediamenti auto regolati, le Viles della tradizione culturale agricola medievale della Val Badia e Alta Badia.
L’impianto architettonico tradizionale delle Viles, di cui Longiarü è fedele custode, è caratterizzato da una forma accentrata di più case e fabbricati privati disposti attorno a spazi in comune, elemento che le differenzia dai masi sparsi del resto dell’Alto Adige.
Due edifici distinti sono la “ciasa” che comprende l’abitazione, la cantina, un magazzino ed un laboratorio e la “majun” con “tablé”, cioè il fienile. La piazza centrale, la fontana, l’abbeveratoio, il forno per il pane e i sentieri erano servizi comuni a più famiglie.
Per ammirarle, in circa 2 ore e 45 minuti di cammino circolare sulla “Roda des Viles” si parte da Longiarü e si attraversano boschi e alpeggi in fiore.
Nella Valle dei Mulini
Il grappolo di case, rustici e masi delle due frazioni Miscí e Seres di Longiarü, protegge anche un’altra tipicità interessante: otto mulini ad acqua.
Lungo i rii del paesino, il semplice sentiero che si addentra nella Val di Morins conduce a un museo rurale a cielo aperto. I mulini recentemente restaurati sono ancora in parte funzionanti e vengono raccontati nei tour guidati organizzati dalle guide di Apt San Vigilio di Marebbe e durante la Festa dei Mulini di agosto. Sono i fieri testimoni dell’indipendenza autosufficiente della comunità ladina.
Nel bosco sembra di camminare in un’erboristeria naturale. Con una guida si impara che dall’infusione notturna degli aghi degli abeti rossi si ottiene uno sciroppo invernale anti tosse, che sostituire il basilico con gli aghi di pino è una gustosa alternativa al pesto mediterraneo, o che il Farfaro tussillago funziona bene come cerotto rinfrescante, emolliente e calmante in seguito a un’eventuale puntura d’insetto.

Dormire e fare una colazione ladina all’Ostì Vedl
Prima della passeggiata, si va a casa di Martin Costa e della sua mamma per entrare nella storia di una famiglia che da 200 anni si prende cura di tramandare la storia di una dimora ladina cinquecentesca con un fienile di fine ‘400.
E che realizza il sogno del padre di Martin, Giovanni, spezzato prematuramente dalla furia della Tempesta Vaia mentre prestava servizio nei soccorsi.
Arredato elegantemente, l’antico maso che un tempo visse l’apice della sua fama ospitando l’osteria con locanda per tutto il paese (l’ostì), offre sette camere, un grazioso tinello con Stube, il giardino panoramico con sauna e bagno di fieno in botte, pozzetto d’acqua fredda e jacuzzi.
Ma, soprattutto, Ostì Vedl è la venue più autentica del villaggio per condividere l’esperienza della perfetta colazione fatta in casa, aperta su prenotazione anche agli ospiti esterni e ai locali.
Dal burro e latticini d’alpeggio a torte fragranti, vassoi di salati, uova, frutta e bevande freschissime disposti con grazia sulle madie in legno massello della cucina dei nonni, il ristoro silenzioso lascia la parola alle foto di famiglia e ai cimeli della vita rurale restaurati, conservati ed esposti agli occhi dei visitatori.

Escursione al Sass Putia
Da Longiarü si torna verso Antermoia e in mezz’ora di auto si raggiunge il Passo delle Erbe, punto di ritrovo comodo e attrezzato per partire in passeggiata alla volta del Sass de Putia.
La strada si alza serpeggiando tra prati falciati ad arte a mano fino alle altezze dispiegate dal parco del Puez Odle a quelle del Fanes-Sennes- Braies.
Le montagne si profilano completamente aperte all’orizzonte, come in una mostra pittorica.
Dal passo delle Erbe, mozzano il respiro le guglie rocciose del Sass Putia, molto simili a quelle delle fiammeggianti cattedrali gotiche francesi.
La gigantesca parete dolomitica sovrasta una voragine di stratificazioni dal rosso al grigio antiche di milioni di anni, che si ammirano dal facile e panoramico trekking di 20 minuti in lieve pendenza. Parte dall’Albergo Alpino accanto al Parcheggio Passo delle Erbe Pé de Borz e giunge alla Malga Fornella.
Da lì, si possono imboccare diversi sentieri in quota, tra cui il famoso giro ad anello del Sass Putia.

Pranzo alla Malga Fornella
Camminare dove le foglie boschive sono le pagine del libro delle leggende di Fanes e distendersi a 2.080 metri ai piedi del maestoso massiccio è un rituale energetico.
Al limitare del bosco si aprono i prati dove danzano le streghe nelle notti di plenilunio estive. A luglio una festa suggestiva ne rievoca il folclore. La vista spettacolare sulle montagne che nascondono il re gigante dormiente si apprezza dalla Malga Fornella.
Amata da famiglie, escursionisti e da buongustai di ogni etá, si raggiunge anche in passeggino e mountainbike. Un parco giochi originale intrattiene i bambini, insieme a tutti gli animali della fattoria, yak compresi.
Non mancano mai piatti generosi di canederli, gnocchi, uova al tegame, gulasch, carne a km0, speck, Kaiserschmarren e Torta Linz.
Leggi anche: Val Badia, due itinerari nel regno dei Fanes (1° step)
INFO
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Photo courtesy of Pizzini Scolari Ufficio Stampa



