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Saul Leiter e la bellezza del frammento

Per la prima volta in Italia una grande mostra dedicata al fotografo e pittore americano Saul Leiter: presso il Belvedere della Villa Reale di Monza, dal 1 maggio al 27 luglio. “Parlando di poesia Margaret Evans ha detto: “Non c’è nulla di straordinario in Proust ma il senso di meraviglia è dovuto al movimento delle cose”: la frammentazione e lo spezzettamento del mondo è ciò che fa di quello di Leiter un mondo eclettico, inclassificabile ed estremamente poetico” ha dichiarato Anne Morin, curatrice della mostra.

Monza, Italia.

Inaugurata presso il Belvedere della Reggia di Monza, con Chiara Spinnato, cofondatrice insieme a Filippo Giunti della società Vertigo Syndrome, la curatrice Anne Morin, l’artista svizzera Patrizia Pfenninger e il sindaco Paolo Pilotto, la mostra Saul Leiter, una finestra punteggiata di pioggia segna una svolta nel panorama delle mostre ospitate nel capoluogo brianteo. E non solo.

Una star

“All’estero Leiter è una star; qui non è conosciuto quanto altri fotografi – ha dichiarato Chiara Spinnato, di Vertigo Syndrome – Secondo il Giornale dell’Arte i produttori delle mostre in Italia non hanno il coraggio di uscire dal seminato. Le mostre costano tantissimo, come una casa. La nostra scelta è uscire dal seminato, fa parte della nostra vocazione. Prima di arrivare a Monza questa mostra è stata ad Amsterdam dove ha avuto 57 mila visitatori”. 

La prima grande personale di Leiter in Italia

Lo straordinario evento, nelle intenzioni della società monzese organizzatrice di mostre, non sarà soltanto un’esposizione ma una sorta di festival, con conferenze, workshop, una sala dedicata ai bambini e una caccia al tesoro con un piccolo premio finale. E, come nel caso della precedente mostra su Vivian Maier, anche la mostra su Saul Leiter sottostà al principio “soddisfatti o rimborsati”: “Su quasi 40 mila visitatori di Vivian Meier sono venuti in due a chiedere il rimborso del biglietto. Contiamo che su Leiter non verrà neanche un visitatore”, conclude Spinnato. 

Il culto della libertà

Figlio di un rabbino e imbevuto di cultura ebraica Leiter nasce a Pittsburgh nel 1923 e cresce seguendo il secondo comandamento: “non ritrarrai mai il mondo”, fino a quando a quindici anni, con grandissimo scandalo in famiglia, comincia a dipingere.

A ventitré si trasferisce a New York completamente solo e senza un soldo, per un certo periodo vive per strada. Entra nella cerchia di artisti ebrei detti Gli Irascibili, tra i quali Pollock e Kline, il cui ideale è lo sviluppo della pittura astratta, che permette loro di non infrangere la legge religiosa.

Saul incontra il fotografo Eugene Smith, che gli regala la prima macchina fotografica professionale: comincia a fotografare per mantenersi. In quegl’anni c’è un boom della fotografia sulla stampa.

Diventa un clandestino: “Ce l’ho fatta a non farcela nella vita”, dichiara; ovvero non si afferma mai ufficialmente come membro né della Street photography né della Beat Generation, né come fotografo di moda. Troppo libero per identificarsi con qualsiasi gruppo o identità.

La mostra

La mostra Saul Leiter, una finestra punteggiata di pioggia racchiude 120 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti, 5 riviste dell’epoca e un documentario.

La cifra di Anne Morin, profonda conoscitrice dell’artista e già curatrice di Unseen, le foto mai viste di Vivian Maier, si coglie nell’accostamento audace di scatti e dipinti, immagini a colori e in bianco e nero, che rispondono più a una felice intuizione che a un percorso filologico. “Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica” diceva Leiter, che nel suo caso però è quasi la stessa cosa. 

La sua visione del mondo attenta a dettagli totalmente ignorati dalla maggior parte dei passanti, la sua cura nel dipingere piccoli capolavori su pezzetti di carta conservati nel caos bulimico del suo studio, nel tempo di bollitura dell’acqua per il tè, la prospettiva frammentata sulle modelle o sui bagliori della luce su un oggetto o un viso: tutto concorre a restituirci la grandezza di un artista originalissimo, istintivo, intimista.

Il colore e il bianco e nero 

Nel colore e nel bianco e nero l’approccio all’obiettivo di Leiter cambia moltissimo: “Saul Leiter affronta il colore come un pittore, da una prospettiva pittorica, cristallizza il suo stile pittorico – spiega Anne Morin – È un pioniere della fotografia a colori: al Moma nel 1976 fa un’importante personale, che porta a un’eclissi totale delle sue opere in bianco e nero che per me sono le più interessanti.

Nella fotografia a colori emerge la materialità, la trama della superficie, è come una tessitura. Nel bianco e nero diviene un chirurgo, scava in profondità con estrema precisione. Le opere a colori le vediamo attraverso un velo, in una dimensione di contenimento e quindi di continuità. Nel bianco e nero invece emerge l’epidermide stessa del reale, solleva un punto, dà la possibilità di apprezzare il tutto”.

La finestra dello studio

La finestra sopra la sua scrivania è la cornice attraverso la quale Leiter osserva il mondo per 67 anni, gli anni in cui vive nel suo appartamento di New York, in opposizione interiore ed esteriore con il clamore e la velocità dell’eccitante capitale della modernità, ascoltando jazz e dipingendo seguendo il proprio ritmo interiore.

Negli anni Settanta lascia i suoi incarichi per le riviste di moda, stufo di regole e dettami e vive solo delle sue fotografie. Poveramente. 

“Ho letteralmente costruito il mio libro senza l’ambizione di costruire una cattedrale ma di cucirmi un abito”, diceva Proust, così fece Leiter – commenta ancora Morin – con umiltà e una capacità descrittiva profondissima. Le sue opere sono come un haiku giapponese, non sono solo opere visive ma opere poetiche senza soggetto, senza oggetto e senza complemento: non racconta storie”.

Patrizia Pfenninger 

“Ho amato creare le mie opere in dialogo con Saul Leiter – ha dichiarato l’artista di Zurigo Patrizia Pfenninger – ho fatto un tuffo in una poetica che è poesia pura, poesia del coraggio. La prima cosa che emerge è, in una civiltà come la nostra in cui tutti urlano, una delicatezza, un rispetto spettacolare. Ho sviluppato una serie di mantra che mi hanno accompagnata in questo percorso: per esempio innamorarsi dei dettagli del quotidiano che apparentemente non hanno importanza ma sono essenziali, una ricchezza che può essere un frastuono”. 

INFO

Mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica, festivi: 10.30 – 20.
Lunedì e martedì: chiuso.
Informazioni e prevendita
www.saulleiter.it
info@saulleiter.it
www.reggiadimonza.it

Photo Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, moglie, mamma. È di Torino ma vive a Monza, dopo un periodo in Brasile e un altro ad Abu Dhabi. Ha una passione connaturata per la scrittura, suo canale espressivo privilegiato, insieme alla danza e alla fotografia. Ama il teatro, l'arte, la musica e tutto ciò che fa vibrare l'anima. È nelle librerie il suo primo romanzo, “Guardandoti ballare”.

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