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Michelangelo e gli Alinari: Viaggio in 120 anni di Fotografia

Carrara celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti (1475-1564). E lo fa al museo CARMI, che nel suo nome testimonia il legame indissolubile che unisce il “Divin Artista” al luogo dove egli stesso sceglieva i blocchi di marmo in cui vedeva già materializzarsi la propria opera.

Carrara, Italia.

Se, come sempre, è la luce a rivelare il genio di Michelangelo, stavolta al CARMI è lo strumento dell’immagine fotografica a raccontarlo e, grazie agi Archivi Alinari, a documentare l’impegno dei grandi fotografi dell’Ottocento e dei loro editori nell’immortalare i capolavori del maestro toscano.

Gli Archivi Alinari, che oggi contano più di 5 milioni di pezzi provenienti da acquisizioni di fondi e collezioni private, annoverano vintage prints, album, negativi su lastra di vetro e su pellicola, oltre a unicum e documenti, apparecchiature storiche e una biblioteca specializzata. Acquistati dalla Regione Toscana nel 2019, sono oggi custoditi dalla Fondazione Alinari per la Fotografia.

Nella cornice del bel parco di Villa Fabbricotti che ospita il museo, è stata inaugurata il 17 aprile scorso la mostra “Per forza di levare. Michelangelo scultore nelle fotografie degli Archivi Alinari”, che rimarrà aperta al pubblico fino al 26 ottobre 2025.

Da sxinistra, Claudia Baroncini, Cinzia Compalati, Rita Scartoni e Gea Dazzi

Il progetto, curato da Rita Scartoni con la consulenza scientifica di Cristina Acidini, abbraccia 120 anni di fotografia a partire dal 1852, quando Leopoldo Alinari fondò il suo primo laboratorio fotografico, dando vita, insieme con i fratelli Giuseppe e Romualdo, alla ditta specializzata nella ripresa fotografica di arte e di architettura in tutt’Italia.

L’esposizione di Carrara offre un inedito punto di vista sul nucleo più antico della collezione Alinari, che Giorgio van Straten, presidente della Fondazione, definisce “la documentazione del patrimonio culturale italiano attraverso le immagini su cui lo si è studiato per decenni in tutto il mondo”.

Il percorso espositivo, che si articola in circa 70 stampe fine art e un nucleo di stampe originali, parte dalla ripresa oggettiva e dalla testimonianza storica, per poi approdare alla lettura interpretativa, anche attraverso le nuove tecnologie, che rendono possibile un profondo dialogo fra la tridimensionalità della scultura e la bidimensionalità dell’immagine. In particolare, numerosi scatti montati insieme permettono un’indagine estremamente precisa.

I “giganti di vetro” un patrimonio quasi unico al mondo

“Fra i molteplici temi che animano la mostra”, spiega la Scartoni, “abbiamo evidenziato alcuni assi portanti che attraversano anche l’evoluzione del linguaggio fotografico. Il primo filone, più immaginifico, è quello legato alla figura del David, il ‘gigante di marmo’ ritratto nella sua originaria collocazione fiorentina all’esterno di Palazzo Vecchio, ma anche negli scatti ravvicinati che ne riprendono la sola testa a grandezza naturale, svelandone la straordinaria modernità. Abbiamo scelto di riprodurre digitalmente due profili da un negativo alla gelatina ai sali d’argento su vetro degli anni Cinquanta e una immagine frontale di fine Ottocento che proviene dalla collezione dello stabilimento fotografico Anderson acquisita dagli Alinari.

Al David, oggi alla Galleria dell’Accademia, abbiamo fatto in qualche modo corrispondere i cosiddetti “giganti di vetro”, ovvero le lastre negative di formato eccezionale, anche 115 centimetri per altezza, e che, patrimonio quasi unico al mondo, sono presenti in gran numero in collezione. In mostra abbiamo una stampa fine art del Mosé per la tomba di Giulio II, riproduzione digitale del negativo di una lastra il cui lato maggiore misura 90,2 centimetri
”.

Michelangelo sostò quasi 8 mesi a Carrara proprio per scegliere il blocco di marmo più adatto per il Mosè. A tal proposito, confluite negli Archivi Alinari ed ivi custodite, sono presenti in mostra anche le fotografie di Augusto Corsini che documentano, con i loro paesaggi mozzafiato, non solo la vertigine di bellezza delle cave, ma anche le tecniche di estrazione a volte sorprendenti, e i perigliosi metodi di trasporto usati nei primi decenni del Novecento.

Spunti inediti sulla tecnica dell’artista

“Un secondo filone della mostra”, continua la Scartoni, “riveste particolare importanza documentaria, perché riunisce le fotografie relative a “Il Giorno” e a “La Notte” di Michelangelo realizzate per la Sacrestia Nuova di San Lorenzo, tuttora alle Cappelle Medicee. Poiché, durante la Seconda Guerra Mondiale, le opere erano state rimosse per sicurezza e collocate a terra, le immagini dell’epoca offrono una visione ravvicinata di particolari nascosti e offrono spunti interessanti sulla tecnica dell’artista, grazie all’analisi della parte posteriore scolpita solo in parte”.

In mostra si annoverano immagini di molte altre sculture di Michelangelo, in un viaggio che tocca anche Milano, dove oggi è esposta la “Pietà Rondanini”, e Parigi da cui la “Madonna di Bruges” giungeva per un’esposizione negli anni Cinquanta a Firenze. Si può ammirare l’ineffabile “Pietà” di San Pietro in Vaticano, immortalata nel 1931, quindi molto prima dell’attentato di cui fu vittima nel 1972, quando un folle la aggredì a martellate, staccandole il naso e il braccio sinistro.

Seguono, fra le altre, le immagini della “Pietà Bandini”, dove Michelangelo ritrae se stesso nella figura tormentata di Nicodemo, quelle del “Bacco” e del “Tondo Pitti”, oltre alle foto dei bozzetti dell’artista custoditi a Casa Buonarroti.

Il Carmi – Museo Carrara e Michelangelo a Carrara

INFO
La digitalizzazione, pur lontana dalla sua conclusione, ha già realizzato un catalogo di oltre 250mila fotografie, che sono a disposizione sul sito www.alinari.it
In attesa dell’apertura della nuova sede, la consultazione degli originali per motivi di studio è possibile su appuntamento, inviando una mail a faf.toscana@alinari.it

Photo courtesy of Ella Ufficio Stampa e Digital PR

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Paola Biondi

Paola Biondi

Dice che il mistero l’affascina. In tutte le sue forme, compresa quella insita nelle persone, che a lei piace ascoltare, osservare. Gliel’hanno insegnato al liceo gli antichi greci. Naturale che faccia la giornalista, non solo professionista, ma con qualche spunto antropologico e scientifico, perché anche la scienza affronta i misteri. Il viaggio di lavoro inizia (gratis) al “Corriere Mercantile” di Genova e poi freelance per Mondadori e redattrice in Rusconi del migliore design. Caporedattore in Hachette-Rusconi, l’ha divertita molto ricevere al telefono “Patrick” o LaChapelle e per niente i reporter di Magnum dalle Torri Gemelle. Per Cairo Editore ha provato a lungo l’ebbrezza del gossip che svela tanti tipi umani; per tornare all’Arte e all’Antiquariato, il suo porto di bellezza. Scrittrice di saggi per Umberto Allemandi e Anima Edizioni, “L’amore sottile” è il primo romanzo (vedi qui la recensione) ed è già pronto il sequel. Oggi vive fra Milano e il Golfo Paradiso della Riviera ligure di Levante, dove si sente a casa.

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