Dal 17 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025 la Reggia di Monza ospita un evento culturale straordinario: la più grande mostra mai realizzata su Vivian Maier, una delle più grandi fotografe del ‘900 al pari di artisti come Robert Frank, Diane Arbus, Robert Doisneau o Henri Cartier-Bresson.
Monza. Italia.
In mostra al Belvedere della Villa Reale di Monza una straordinaria esposizione su Vivan Maier, icona della fotografia del Novecento.
Vivian Maier, nelle sue mani
A cavallo tra 2016 e 2017 l’artista era già stata ospitata in città, presso l’Arengario, con la mostra Vivian Maier. Nelle sue mani: la mostra Unseen, le foto mai viste di Vivian Maier segna oggi un deciso passo in avanti nella ricerca su questa affascinante quanto misteriosa fotografa americana, di origini europee, per quasi tutta la vita bambinaia in agiate famiglie di New York e Chicago e morta in povertà.

Il primo incontro di Anne Morin con Vivian Maier
La curatrice Anne Morin racconta di aver visto otto suoi scatti a New York, nel 2011, che una persona le aveva mostrato mentre si trovava in una galleria: non conosceva Vivian Maier ma pensò che quelle foto fossero bellissime e valesse la pena di conoscerla e farla conoscere; la sua ricerca è cominciata allora e non si è più fermata.
Maier, fotografa inedita
La Maier ha rischiato di rimanere completamente sconosciuta al pubblico se uno studente di Chicago, John Maloof, nel 2007, non avesse ritrovato per caso, in un box acquistato all’asta e appartenuto all’artista, oltre 150 mila negativi, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, con più di 500 autoritratti all’anno.
“Sono matrici che affermavano la sua presenza in una società che cercava di cancellarla, l’esatto opposto della crisi di identità documentata da 20 anni di selfie che dominano i social” afferma Anne Morin.

La più grande mostra mai realizzata
Unseen, le foto mai viste di Vivian Maier, che arriva a Monza dal The Fotografiska show di New York, è la più grande mostra dedicata alla Maier mai realizzata e conta 220 opere, tra foto, audio, filmati e vari oggetti appartenuti all’artista divise in 9 sezioni, che ruotano attorno a temi specifici: gli autoritratti, la street photografy, i bambini, gli emarginati, le star del cinema, i dettagli, i panorami.
L’universo della Maier
L’universo della Maier è commovente fino alle lacrime: il suo sguardo sulle cose e sulle persone, capace di cogliere dettagli minimi di struggente nostalgia o irresistibile ironia o giocosa innocenza è un portale per un’altra dimensione, chi lo varca entra in intimità con l’autrice e si sintonizza alla sua stessa frequenza, scovando e godendo di una bellezza che passa inosservata ai più.
Una collezionista compulsiva
Affamata di mondo e di sperimentazione, la Maier è una collezionista compulsiva di biglietti della metro e del cinema, di ciocche di capelli e denti dei bambini a cui fa da tata, di giornali, scontrini, agende.
Armata di macchina fotografica prima e di macchina da presa Super 8 poi, gioca con tutti i linguaggi dell’immagine, anche quella in movimento, realizzando filmati, fotografie e provini a contatto.
Rolleiflex e Leica
Sono capolavori gli scatti quadrati della Rolleiflex 3,5 F in bianco e nero; esperimenti colorati le fotografie rettangolari della Leica 35 mm.

Un privilegio
È stato un privilegio visitare la mostra accompagnati dalla stessa Morin che di scatto in scatto ha donato a noi giornalisti il racconto di piccoli aneddoti e dettagli segreti del lavoro della Maier.
La sottolineatura per esempio della sua statura imponente che la portava ad andare un po’ oltre i limiti spaziali imposti dall’etichetta per avvicinarsi molto alle persone e scattare da vicino;
oppure la sua passione per la moda: amava immortalare abiti o acconciature arzigogolate e lei stessa indossava delle Balenciaga e portava un cappello acquistato nella boutique più esclusiva della città;
oppure ancora il suo amore per il cinema e la sua passione per le mani: “Come diceva il filosofo del cinema Bresson, solo la mano può andare a ricucire tutti i fotogrammi per la creazione del cinema”;
o anche, la sua determinazione nel girare con un registratore portatile per la strada e porre a tutti domande scomode: “Cosa ne pensa di Nixon? Lei è una donna, deve avere un’opinione di sicuro”.

Mistero
“Più ci si avvicina a un mistero più esso si infittisce ma non bisogna farsi domande, bisogna abbracciarlo” ha chiosato così Anne Morin la visita guidata attraverso l’arte di Vivian Maier: come darle torto?
Vertigo Syndrome
La mostra è allestita da Vertigo Syndrome, che, come dice la stessa Chiara Spinnato, cofondatrice insieme a Filippo Giunti, “guarda non al visitatore ma al suo accompagnatore, che alla mostra avrebbe preferito Netflix sul divano;
per promuovere una nuova cultura della curiosità, con pannelli brevi che non annoiano e non esauriscono la conoscenza di un artista ma stimolano ad approfondirla non appena usciti dal museo, cacce al tesoro gratuite per i bambini e la formula “soddisfatti o rimborsati”.

Nicola Magrin
A latere della mostra principale un piccolo omaggio del monzese Nicola Magrin, a cura di Giovanna Canzi, 8 poetici acquerelli ispirati alla fotografa:
“Quando Chiara Spinnato quest’estate mi ha invitato a realizzare queste opere mi trovavo in una baita a 1800 m in Valmalenco, ho risposto di sì di getto, amo Vivian Maier, il suo modo di comunicare con le persone attraverso la fotografia.
Mi è venuto naturale usare un inchiostro nero ad acqua, che realizzo io con elementi naturali, i soggetti sono ispirati a lei, in alcune pose iconiche, con il cappello per esempio, o con la macchina fotografica all’altezza del chakra del cuore, oppure ai bambini o alle montagne che sono per entrambi un luogo del cuore”.
È emozionante
“È emozionante quando un essere umano trova il suo modo di comunicare”.
Photo Elena Borraviccio




