"VITE PARALLELE: BEETHOVEN E SCHUBERT", in scena la grande musica

“VITE PARALLELE: BEETHOVEN E SCHUBERT”, in scena la grande musica

Scritto da Redazione on . Postato in Appuntamenti, cinema

Un appuntamento di grande valore simbolico, il 57mo FESTIVAL PIANISTICO INTERNAZIONALE, che torna a far battere il cuore della grande musica a Brescia e a Bergamo.

Foto dall’alto: AlessandroTaverna (ph. Giorgio Gori). Annalisa Stroppa (ph. Victor Santiago). Rid Lonquich (ph. Cecopato photography).

Bergamo, Italia.
Il nubifragio che si è abbattuto violento su Bergamo farebbe desistere chiunque, ma l’emozione è talmente intensa che ancora non riesco a capacitarmene: dopo una lunga attesa questa sera prende finalmente il via dal Teatro Sociale in Città Alta a Bergamo il 57mo Festival Pianistico di Bergamo e Brescia.

Dopo la pausa forzata, dolorosa anche se necessaria, riprendiamo a fare musica. Musica dal vivo, non un surrogato” come racconta il direttore artistico Pier Carlo Orizio.

Cambia la formula, molto più concentrata, 18 giorni di festival, dal 24 settembre al 12 ottobre, una rassegna che onora la vocazione e la sua storia d’eccellenza facendo di u programma rivisitato un nuovo punto di forza, a cominciare da una formula del tutto nuova con concerti sull’intero arco della giornata.

Vite Parallele: Beethoven e Schubert” è il titolo di questa 57esima edizione: Franz Schubert resta il protagonista e a lui verrà affiancato Ludwig van Beethoven di cui nel 2020 si celebrano i 250 anni dalla nascita.

Il grande appuntamento è dunque arrivato. Varcare la soglia del Sociale è come oltrepassare le soglie del tempo: dall’esterno lo si nota appena confuso tra gli edifici adiacenti, ma una volta dentro si è avvolti dalle scintillante illuminazione e dal caldo velluto verde scuro che arreda l’intero teatro, si notano il soffitto di legno e i legni perlinati che rendono l’acustica di questo teatro a dir poco perfetta.

Sono le 21. Si abbassano le luci. Sul palco il duo pianistico Alexander Lonquich/Cristina Barbuti specializzato nel repertorio per pianoforte a quattro mani di Schubert si appresta ad eseguire il “Divertissement à la hongroise in sol minore” che incanta un pubblico attento ed esigente. A seguire la Filarmonica del Festival, diretta da Lonquich nella duplice veste di direttore e solista, che esegue in modo impeccabile il “Concerto per pianoforte e orchestra n.9 in Mi bemolle maggiore, K271” di Mozart.

Ed è qui che per chi scrive si verifica il momento più curioso e forse suggestivo della serata: l’esecuzione viene interrotta per via dei rintocchi del Campanone – le campane della Torre Civica in Piazza Vecchia alle ore 22 in punto di ogni sera scoccano 100 rintocchi come da tradizione medievale per ricordare quando le quattro porte della città si chiudevano per il coprifuoco notturno – ; il teatro attende in religioso silenzio perché poi l’esecuzione ricominci daccapo con grande enfasi e virtuosismo.

Il pubblico applaude entusiasta ormai dimentico dello sconcertante impatto iniziale per via dei tanti posti vuoti prescritti dalla procedura sul distanziamento sebbene il teatro registri il tutto esaurito.

Il commiato avviene sulle note dell’”Andantino del concerto in Mi bemolle maggiore k499” di Mozart , “una dolce buonanotte”, come lo stesso Lonquich lo definisce.

Si riaccendono le luci, la musica è tornata ad essere la grande protagonista in una città che con grande orgoglio torna lentamente alla normalità.

Orchestre, se invece che di eserciti il mondo fosse pieno di orchestre sarebbe una meraviglia” .

W la Musica!

Monica Martinelli