“La tragedia del vendicatore” è uno spettacolo costruito su un testo scritto oltre quattrocento anni fa che però sembra scritto l’altro ieri, in cui convivono divertimento, tragedia, bontà e cattiveria. La regia è firmata da Declan Donnellan, uno dei registi teatrali più premiati in Europa
Milano, Italia.
“Ma come, proprio questa sera, nonno!? C’è l’Inter che gioca contro il Barcellona”. Mio nipote Sebastiano ha ancora un po’ di adrenalina da smaltire dopo il derby vinto quasi all’ultimo secondo e sperava di vedere con me la partita. “Lo so, Seba, ma quando ho detto okay per questa sera non avevo calcolato che c’era Barcellona-Inter”. “Vabbe’, nonno, ci sentiamo dopo”. Finito lo spettacolo, riattacco il cellulare e chiamo Sebastiano. La voce non è quella della grandi occasioni: “Abbiamo perso 2 a 0, mica troppo divertente… E tu?”. Incasso il colpo con qualche maledizione solo pensata e gli rispondo. “Io mi sono divertito. Bello”.
Divertente e bello, due aggettivi abusati che però rendono l’idea. “La tragedia del vendicatore” che ho visto ieri sera al Piccolo Teatro risponde proprio a questi due requisiti. È la prima regia firmata da Declan Donnellan, il regista che ha la bacheca in sala piena di premi, per una produzione realizzata in Italia, appunto per il Piccolo, con attori italiani. Di lui avevo già visto “Winter’s Tale”, due anni fa proprio al Piccolo, ma allora la compagnia e la produzione erano inglesi. Questa volta è quasi tutto “made in Piccolo”. La vicenda narrata in “La tragedia del vendicatore” è stata scritta oltre quattro secoli fa da Thomas Middleton, contemporaneo e per qualche verso sodale di William Shakespeare.
Una complicata e anche satirica storia di vendetta all’interno di una non meglio precisata corte italiana, dove l’ipocrisia, la falsità, la voglia di potere sono le cifre assolute di una sarabanda di lussuria, bugie, voglia di prevaricare, in un’orgia di consumismo di tutto e di tutti senza alcuna regola, che non sia quella di avere al centro se stessi e le proprie voglie, come se gli altri non fossero altro che uno scendiletto buono solo per appoggiarci sopra i piedi. La scenografia è davvero azzeccata e porta lo spettatore da un ambiente all’altro con efficacia quasi cinematografica. E siccome un regista in teatro è come un allenatore nel calcio (risponde di tutto), questo è sicuramente un merito di Donnellan. E un altro suo merito è di poter vedere che gli attori, tutti bravissimi, si divertono e passano questo loro divertimento agli spettatori. Già, perché si ride, fino all’inevitabile finale pieno di distruzione e di autodistruzione. Altre due notazioni: durante lo spettacolo c’è anche l’uso delle telecamere, che rimandano in gigantografie nella quinta di fondo momenti della scena interpretata sul palco: come non leggervi la voglia, insana, di social che pervade la nostra società? La seconda: nella scena finale, quella in cui tutti uccidono tutti per sedersi sul trono, manca solo la madre del vendicatore: quasi come se Donnellan volesse dire che solo le donne (anche se questa donna ha sbagliato, ha saputo capire l’errore e pentirsene) possono rendere il mondo migliore. E anche se lui non l’ha pensato, a me piace pensarla così.
Insomma, uno spettacolo vero, che vale la pena di vedere. Una sola cosa (il pelo nell’uovo…): forse ci sono troppe urla all’interno dello spettacolo, ma è proprio una sbavatura. Lo spettacolo andrà poi in tournée in Italia dal 20 novembre all’8 febbraio, toccando Firenze, Bologna, Roma, Pordenone eccetera.
Info:
www.piccoloteatro.org
www.cheekbyjowl.com/ (la scuola di teatro cofondata da Donnellan)
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e giovedì ore 20.30 (salvo mercoledì 7 novembre, ore 15 per le scuole);
domenica ore 16. Tutti i lunedì e giovedì 1 novembre riposo.
Durata: un’ora e 50 minuti senza intervallo
foto©MasiarPasquali
Alfredo Rossi





