
Quattordici attori arrivano in scena e buttano i vestiti davanti agli spettatori i calzoni, le scarpe, le mutande, i reggiseni, le calze. E da lì, da quella ignudità fragile, prende il via uno spettacolo di 75 minuti che regala emozioni, voglia di capire se stessi per meglio capire gli altri. Da vedere, qualunque sia la motivazione che vi manderà in sala, perché poi sarà l’azione scenica a guidarvi
Milano, Italia.
La prima cosa che mi hanno insegnato, quando – giovane studente di filosofia – ho iniziato a scrivere per dei lettori sconosciuti, è stata: “Riferisci i fatti, non i tuoi sentimenti”. Ma in questo caso mi sembra giusto fare il contrario. Aspettavo con ansia il ritorno al Piccolo Teatro di “Bestie di scena”, lo spettacolo ideato e diretto da Emma Dante, la cinquantenne regista siciliana pluripremiata, che spazia appunto dal teatro, dove ha cominciato, all’opera al cinema. Nella scorsa stagione “Bestie di scena” era stato un successo clamoroso al botteghino, diventando un fenomeno anche di moda (“Come, non l’hai visto?”, uno dei commenti che mi facevano gli amici), raccogliendo anche critiche molto positive. Ma io avevo un pre-giudizio (che è un sentimento cattivo che lasci crescere perché ti fa sentire fuori dal coro): sentivo puzza di… marketing, nel senso “sbatti in scena quattordici persone nude e vedrai che funziona”. A dire il vero avevo il dubbio di sbagliare (il percorso artistico di Emma Dante è lì a far capire che a lei interessa più dire qualcosa che… incassare), ma il dubbio mi restava. E non credo solo a me, sentendo i commenti pre-ingresso di alcuni spettatori. Bene, il pre-giudizio mi è scivolato via, più vergognosamente degli abiti degli attori.

Lo spettacolo è già godibile come spettacolo in sé (e pensare che la scena non c’è, solo un fondale nero e quinte dello stesso colore per delimitare lo spazio agibile, non è “aiutato” neanche da un testo tradizionale e pure le musiche sono molto rarefatte), perché i quattordici in scena sono bravissimi, affiatati, dei performer straordinari, ma quello che ti lascia dentro e che ti porta a riflettere sulla condizione umana mentre riaccendi lo smartphone andando verso l’uscita e ti roderà dentro per buona parte della notte e nella mattina seguente fa capire che “Bestie di scena” non è solo uno spettacolo ma un inciampo che un po’ ti ha cambiato la vita. Ma perché quel titolo “Bestie di scena”? Forse è l’unica cosa che è rimasta del progetto originario. È la stessa Emma Dante a scriverlo. “Volevo raccontare il lavoro dell’attore, la sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna… Poi si è creata una strana atmosfera che non ci ha più lasciati e lo spettacolo si è generato da solo”.
E in questo modo a mettersi nudi non sono solo i protagonisti in scena, ma anche chi guarda seduto sulle poltroncine in sala. E alla fine, quando loro si presenteranno schierati senza cercare di coprirsi le parti intime come succede all’inizio, ma felici e sereni perché esseri senza più alcun orpello addosso, anche lo spettatore capisce che l’essenza si trova togliendo non ammassando confusamente e per abitudine. E per un attimo ho sperato che sarebbe stato fantastico se una spettatrice o uno spettatore si fosse tolto gli abiti e fosse salito sul palco, a nome di tutti quelli seduti sulle poltroncine. Peccato, non è successo. E quindi c’è ancora qualcosa da toglierci di dosso. O forse perché le maschere lo avrebbero fermato prima…

Bestie di scena
ideato e diretto da Emma Dante
Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza), dal 9 al 20 maggio 2018
Nello spettacolo sono presenti scene di nudo integrale: se ne consiglia la visione a un pubblico maggiore di 16 anni.
Orari: martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16. Lunedì riposo.
Durata: 75 minuti senza intervallo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 0242411889 – www.piccoloteatro.org
Photo Masiar Pasquali
Alfredo Rossi




