TRA NATURA E ARTIFICIO. THE LANGUAGE OF FLOWERS AL MUSEO GUCCI.

Scritto da Anna Alemanno on . Postato in Agenda Moda

Quattro artisti interpretano il motivo iconico della maison Gucci: Flora. 

Firenze, Italia.
Era il 1966 quando la Principessa Grace di Monaco fece visita al negozio Gucci di Milano insieme al Principe Ranieri. In quell’occasione acquistò una Bamboo bag verde e Rodolfo Gucci insistette perché scegliesse un omaggio.La principessa chiese di avere un foulard. Rodolfo commissionò al noto illustratore Vittorio Accornero la più bella stampa floreale che potesse creare. Nasce così il “Flora”, un modello floreale multicolore destinato a diventare, insieme alla doppia G, il simbolo iconico della maison Gucci.

Un simbolo che ora viene reinterpretato in inedite prospettive simboliche e visuali nella mostra “The language of flowers” al Gucci Museo di Piazza della Signoria a Firenze, la settima qui della Pinault Collection, curata da Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana. Le opere di quattro artisti molto diversi tra loro – Marlene Dumas, Valérie Belin, Irving Penn e Latifa Echakhch – realizzate tra il 1967 e il 2012, esprimono attraverso il sotteso tema floreale inaspettate visioni che lasciano affiorare tematiche forti, quali la memoria, la vanità, la politica, il valore dell’arte.

L’ambiguità tra natura e artificio, umanità e mondo vegetale, reale e virtuale è raccontato in Calendula (Marigold), 2010 e Phlox New Hybrid (with Dahlia Redskin), 2010 di Valérie Belin, fotografa francese nata nel 1964, che abbina volti femminili e motivi floreali, creando una sorta di ibridi tra il mondo umano, carnale  e quello vegetale. Creando così un apparente corto circuito tra reale e virtuale che diventa immediata espressione di quella naturalità contraffatta simbolo del mondo contemporaneo.
Einder, 2007–2008, dell’artista Marlene Dumas (nata in Sudafrica nel 1953) mette in scena un ricordo personale: una composizione floreale che fluttua su un mare blu notte.  La stessa che si trovava sulla bara della madre dell’artista, deceduta poco tempo prima. Il dolore e il lutto si cela dietro la bellezza poetica e la delicatezza eterea dei colori e dei fiori.
Il ricordo è anche il fulcro di Fantôme (Jasmin), 2012, di Latifa Echakhch (nata in Marocco nel 1974). Una scultura composta da ghirlande di gelsomino, quelle ghirlande che i venditori ambulanti offrono ai passanti nelle città mediorientali. L’artista riporta quindi in vita un elemento del suo vissuto personale: il ricordo di un venditore ambulante di gelsomini di Beirut che, per proteggere il profumo e la freschezza dei suoi fiori, li copriva con una camicia. La scultura evoca le rivoluzioni della primavera araba e la resistenza al caos, dove i fiori, nella loro apparente fragilità, diventano una metafora politica.
I due dittici del fotografo americano Irving Penn (1917–2009), Cottage Tulip, Sorbet, New York, 1967 e Single Oriental Poppy, 1968, sono realizzati secondo il principio dell’associazione di un’immagine in bianco e nero e della stessa immagine a colori. Qui, il totale controllo formale, di ricerca della perfezione assoluta si contrappone in un’affascinate dicotomia con la consapevolezza dello scorrere del tempo e della vanità delle cose.

Dove: Museo Gucci, Piazza della signoria. Firenze.

Quando: fino al 20 settembre 2015.

Info: www.guccimuseo.com

 

Anna C. Alemanno
www.alamerciduvoyage.worpress.com
anna@agendaviaggi.com

Foto piccola in alto: “Phlox new hybrid (with Dahlia Redskin)”, © Valerie Bélin, Courtesy Jérôme de Noirmont.

Anna Alemanno

Reggina di nascita, palermitana d'adozione e milanese per scelta, ho studiato Lettere Moderne a Firenze.Giornalista professionista, sono appassionata d'arte, fotografia, cinema e viaggi. Quando posso prendo il  mio zaino e vado in giro per l'Europa. La mia città dell'anima è Parigi, dove ho vissuto per un anno. Mi piace pensare che esista un posto nel mondo che racchiuda tutte le mille sfaccettature di me. Ma lo sto ancora cercando. Autrice del blog alamerciduvoyageblog.com anna@agendaviaggi.com