Sorelle Materassi, un capolavoro di intelligenza e ironia

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in cinema

Un classico della letteratura italiana di inizio secolo, portato in scena con un mood sobrio e universale. La debolezza umana raccontata con ironia ma anche con sottile tragicità.

 

 

 

Monza. Italia.
In scena al Teatro Manzoni di Monza, da giovedì 13 a domenica 16 dicembre, lo spettacolo “Sorelle Materassi”, con Milena Vukotic, Lucia Poli e Marilù Prati; Gabriele Anagni (nel ruolo del controverso nipote Remo) e Sandra Garuglieri (nel ruolo della vivacissima domestica Niobe). Con ruoli minori calcano il palcoscenico anche Luca Mandarini e Roberta Lucca.

Le protagoniste regalano al pubblico una padronanza della scena e una qualità espressiva che solo attrici del loro calibro possiedono. Le Sorelle Materassi dell’adattamento di Ugo Chiti, con un solo movimento del capo o un’espressione del viso, raccontano un mondo. I gesti sempre misurati e lenti riassumono tutto un modo di intendere la vita, i rapporti sociali, le persone per bene, la dedizione al lavoro e alla famiglia. La modestia quasi affettata di “zi Ca”, come la chiama il nipote, di cui è totalmente invaghita, si accende di imbarazzante passione per un nipotino che rimarrà sempre tale, anche da adulto, il quale rappresenta prepotente tutto il mondo maschile, cui lei non ha mai avuto accesso. L’apparente fermezza di “zi Te”, si scioglie anch’essa alle lusinghe di Remo, che ottiene sempre gli sia dato ragione, anche nelle più avventate richieste, come se esse fossero in realtà, ad un’analisi più approfondita, urgenti e appropriate.

Non ha paura dei silenzi la regia di Geppy Gleijeses: i gesti compiti delle due protagoniste, quando piegano meticolosamente le loro divise da lavoro o sfilano, per raggiungere la chiesa dove si terrà il matrimonio del nipote, si svolgono senza rumore, recitano una danza senza parole, fermano il tempo, creando un’atmosfera sospesa, nella quale il pubblico rispetta il garbo di un “piccolo mondo antico”.

Emblematica la scena nella quale le zie, ormai anziane, imbellettate a festa per il matrimonio di Remo, che le ha ridotte sul lastrico e se parte, a passo di charleston, con la sua sposa americana, finita la festa rimangono sole, apparentemente ridicole, ma, guardando appena sotto la superficie, assai tragiche: si impiastricciano la faccia passandosi le mani sulle labbra rosse di rossetto, gli occhi vuoti.

Nonostante l’evidente assurdità della comprensione, ogni volta tradita e ogni volta offerta di nuovo, delle ingenue zie, il tema del romanzo di Aldo Palazzeschi è sfortunatamente credibile: è quello di un giovane uomo, arrogante e scansafatiche, che pur tuttavia, con modi furbi e studiati, abbindola la buona fede di due donne e le fa cadere nella sua rete, sfruttando, con l’astuzia, le potenzialità infinite dell’amore.

Foto piccola Courtesy by Teatro Manzoni, foto grande Elena Borravicchio

Info:
Teatro Manzoni di Monza
Telefono: 039.386500
E-mailinfo@teatromanzonimonza.it

Orari di apertura biglietteria 

– martedì, giovedì, venerdì e sabato
dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00
– mercoledì dalle 15.00 alle 19.00

 

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.