Dagli altopiani silenziosi di Sennes al volo sospeso della zipline, dagli occhi magnetici dei gufi dell’Owl Park ai masi secolari di Longiarù. Un viaggio nel cuore ladino delle Dolomiti, dove natura, ospitalità e tradizioni raccontano un modello di turismo capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.
San Vigilio (BZ), Italia.
Ci sono montagne che si limitano a fare da sfondo. E poi ci sono luoghi in cui la montagna entra nella vita quotidiana, ne scandisce i ritmi e continua a modellare cultura, paesaggio e relazioni. San Vigilio di Marebbe appartiene a questa seconda categoria: non una semplice destinazione alpina, ma un territorio in cui la natura dialoga costantemente con la lingua ladina, l’ospitalità familiare e una comunità che ha saputo conservare la propria identità.
Nel cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, tra il Parco Naturale Fanes-Senes-Braies e il Parco Naturale Puez-Odle, questo angolo dell’Alto Adige custodisce un equilibrio sempre più raro. Da una parte la spettacolarità delle montagne, dall’altra una visione del turismo fondata sul rispetto dell’ambiente e sulla valorizzazione delle realtà locali. Non è un caso che San Vigilio Dolomites sia stata la prima destinazione altoatesina a ottenere la certificazione internazionale GSTC per il turismo sostenibile: qui la sostenibilità non appare come una strategia di marketing, ma come la naturale conseguenza di un modo di vivere la montagna.
Il viaggio inizia a Pederü, a circa 1.500 metri di quota, nel cuore della Val dai Tamersc. È uno di quei luoghi che raccontano immediatamente il carattere del territorio. Le mucche pascolano nei prati ai piedi delle pareti rocciose e lo sguardo si apre verso tre mondi diversi ma complementari: Fanes, Sennes e Braies. A destra si entra nel regno leggendario del Fanes, a sinistra si sale verso gli altopiani di Sennes, mentre alle spalle resta il richiamo della valle di Braies.
All’Albergo Alpino Pederü il primo incontro con il territorio passa anche attraverso la tavola. Ravioli dalla sfoglia sottile, canederli e la tradizionale pasta Pederü con speck raccontano una cucina concreta e generosa, profondamente legata alla montagna. Non è soltanto una pausa gastronomica, ma il primo assaggio di una cultura che si esprime anche attraverso i sapori.

Sennes, dove il silenzio diventa esperienza
Salendo verso l’altopiano di Sennes si comprende perché, in queste Dolomiti, la natura non sia soltanto uno scenario da ammirare ma un’esperienza da vivere. Il sentiero presenta un primo tratto più impegnativo, ma rimane accessibile anche a chi non è un escursionista esperto. Qui il ritmo rallenta naturalmente: le soste diventano parte del percorso e il paesaggio invita a osservare piuttosto che a raggiungere in fretta una meta.
Quando si arriva in quota, lo sguardo incontra una distesa di prati, rocce chiare e ampi spazi aperti. È il silenzio a diventare protagonista. Un silenzio fatto di vento, pascoli e orizzonti lontani, che restituisce alla montagna la sua dimensione più autentica.
Sennes conserva una bellezza essenziale, priva di artifici. Non ci sono rumori che interrompono il dialogo con il paesaggio né elementi che distraggano dall’esperienza della natura. È uno di quei luoghi che invitano a riconnettersi con il tempo, con il respiro e con il piacere di camminare.
Anche il Rifugio Fodara Vedla, raggiunto al termine della salita, diventa parte integrante di questa esperienza. Sedersi a tavola davanti a un piatto di canederli o a una specialità locale significa prolungare il contatto con il territorio prima di ridiscendere verso valle accompagnati da panorami che sembrano cambiare luce a ogni passo.

Owl Park, quando la natura si racconta attraverso i rapaci
A San Vigilio la natura si osserva anche da vicino, negli occhi profondi e magnetici dei rapaci ospitati all’Owl Park. Più che un semplice parco faunistico, è un luogo dedicato alla cura e alla divulgazione, dove trovano accoglienza animali feriti, recuperati o impossibilitati a tornare in libertà.
A rendere la visita particolarmente coinvolgente è la passione di Mario Kelemina, che accompagna gli ospiti alla scoperta di questi straordinari predatori del cielo. I suoi racconti restituiscono dignità e complessità a ogni specie, trasformando la visita in un’occasione di conoscenza e sensibilizzazione.
Gufi, civette, allocchi e numerosi altri rapaci non vengono presentati come attrazioni, ma come animali con caratteristiche, comportamenti e necessità specifiche. Tra gli esemplari più affascinanti spiccano il gufo siberiano, con il suo aspetto quasi irreale, e il maestoso gufo reale, simbolo della fauna notturna alpina.
Il rapporto con questi animali non passa attraverso il contatto diretto, ma attraverso l’osservazione e il rispetto. Una distanza che diventa essa stessa insegnamento, soprattutto per i più piccoli.
Accanto ai rapaci, la presenza di caprette e conigli rende la visita particolarmente adatta alle famiglie, offrendo ai bambini un contatto più immediato con il mondo animale. È un modo semplice ma efficace per trasmettere il valore della cura e della convivenza con la natura.
Poco distante, la Spiaggetta Ciamaor offre una prospettiva inaspettata della vacanza in montagna. Sabbia, prati, aree gioco e acque basse e limpide lungo il torrente San Vigilio, alimentato dalle sorgenti conosciute come “les fontanes”, creano uno spazio ideale per le famiglie. Un piccolo angolo di relax che dimostra come le Dolomiti possano essere vissute anche dai più piccoli senza perdere il loro carattere autentico.

Volare tra cielo e boschi
Tra le esperienze più sorprendenti del territorio c’è la zipline di San Vigilio. È senza dubbio l’attività più adrenalinica del viaggio, ma ciò che stupisce maggiormente è la sensazione che si prova una volta lasciata la piattaforma di partenza: non la paura, bensì una profonda sensazione di libertà.
Il percorso si sviluppa attraverso sette tratte sospese sulla valle e permette, per chi lo desidera, di interrompere l’esperienza lungo il tragitto. Prima della partenza, il personale accompagna ogni partecipante con professionalità e attenzione, spiegando le procedure e verificando accuratamente ogni dettaglio dell’attrezzatura. Poi arriva il momento di lanciarsi. Il rumore della carrucola accompagna il volo mentre sotto scorrono boschi, prati e sentieri. Intorno si apre il paesaggio dolomitico, che da questa prospettiva appare ancora più vasto e armonioso. Per qualche istante si ha la sensazione di essere parte del panorama, sospesi tra cielo e terra.
È un’esperienza contemporanea che si integra sorprendentemente bene con l’identità del territorio. La zipline racconta infatti una delle caratteristiche più interessanti di San Vigilio: la capacità di innovare senza trasformare la montagna in un parco divertimenti, mantenendo sempre un rapporto equilibrato con l’ambiente che la circonda.

Hotel Corona, il benessere ispirato ai cristalli
Anche l’ospitalità, a San Vigilio, diventa parte del racconto. L’Hotel Corona, storica struttura del paese, unisce eleganza alpina e una particolare filosofia del benessere ispirata al mondo dei cristalli. Ogni camera è associata a una pietra diversa. Nel mio caso si trattava della selenite, minerale chiaro e luminoso tradizionalmente collegato alla calma e alla purificazione. Un dettaglio che contribuisce a creare un’esperienza personale e distintiva.
I cristalli sono presenti in molti ambienti dell’hotel e rappresentano il filo conduttore di un percorso sensoriale che culmina nella Spa dei Cristalli. Qui massaggi e trattamenti si ispirano ai principi della cristalloterapia, offrendo un’esperienza che punta al rilassamento e al benessere.
Dopo una giornata trascorsa tra sentieri, boschi e panorami dolomitici, la spa diventa una naturale prosecuzione del viaggio. Acqua, calore e silenzio costruiscono uno spazio dedicato al recupero delle energie, senza mai perdere il legame con la montagna.
Anche la cena conferma la stessa attenzione ai dettagli. Il percorso gastronomico spazia dal canederlo di salumi con fonduta e pioppini al salmerino alpino con ceviche ai frutti di bosco, fiori, sambuco e cialda di riso soffiato al mugo. Seguono i tortelli allo stracotto di manzo a chilometro zero con piselli, sedano e rape, il sorbetto al limone e il lombetto di capriolo alle erbe con polenta grigliata, verza e salsa al Blauburgunder. A chiudere, una raffinata tartelletta al pistacchio, lampone e meringa.
Una cucina contemporanea, curata nell’estetica e nell’equilibrio dei sapori, che riesce a raccontare la montagna con linguaggi nuovi senza perdere il legame con il territorio.

La cultura ladina, un’identità che continua a vivere
Per comprendere davvero San Vigilio e San Martino in Badia non basta osservare il paesaggio. Bisogna entrare in contatto con la cultura che da secoli abita queste montagne.
La tappa ideale è il Museum Ladin Ciastel de Tor, ospitato all’interno del castello medievale di San Martino. Più che un museo, è una chiave di lettura del territorio, capace di raccontare ciò che spesso sfugge a un primo sguardo.
Il percorso espositivo ripercorre la colonizzazione delle Dolomiti, la romanizzazione, gli insediamenti umani, gli scambi culturali e la vita quotidiana delle comunità alpine. Attraverso documenti, oggetti e ricostruzioni si comprende come il popolo ladino sia riuscito a conservare la propria identità nonostante i profondi cambiamenti che hanno attraversato queste vallate nel corso dei secoli.
Particolarmente coinvolgenti sono gli ambienti domestici ricostruiti con arredi originali, che permettono di immergersi concretamente nella quotidianità delle famiglie ladine. Le stanze raccontano il rapporto tra casa e lavoro, tra comunità e territorio, tra necessità e ingegno.
Ciò che emerge con maggiore forza è che la cultura ladina non appartiene al passato. È una presenza viva, riconoscibile nella lingua, nei nomi dei luoghi, nelle ricette, nelle tradizioni e nell’architettura. Un semplice “Bun Dé” o “A s’odëi” non rappresenta soltanto un saluto, ma il segno di un’identità che continua a essere parte della vita quotidiana.

Longiarù, il villaggio che ha scelto la lentezza
Tra le esperienze più autentiche del viaggio c’è Longiarù, piccolo borgo di circa 1.400 metri di altitudine immerso nel Parco Naturale Puez-Odle e riconosciuto come primo Villaggio degli Alpinisti delle Dolomiti.
Qui la montagna non è stata trasformata per adattarsi al turismo. È il turismo che si è adattato alla montagna. Non ci sono grandi infrastrutture, parcheggi invasivi o attrazioni costruite per accogliere masse di visitatori. Tutto appare misurato, armonioso, profondamente legato al territorio. Masi, prati, boschi e sentieri compongono un paesaggio che conserva ancora il proprio equilibrio.
Uno degli elementi più caratteristici sono i Viles, antichi nuclei rurali ladini costruiti sui versanti meglio esposti al sole. Questi piccoli insediamenti raccontano la straordinaria capacità delle comunità alpine di adattarsi alle condizioni ambientali, sfruttando al meglio le risorse disponibili senza alterare il paesaggio.
Poco distante si trova la Val di Morins, la Valle dei Mulini, dove otto storici mulini ad acqua costeggiano il rio Seres. Un luogo che testimonia l’ingegno di un’economia montana fondata sull’autosufficienza e sull’utilizzo sostenibile delle risorse naturali.
A Longiarù il turismo non sostituisce la vita locale, ma ne diventa un osservatore discreto. I pascoli continuano a essere utilizzati, le fattorie lavorano come sempre e le malghe mantengono il loro ruolo originario. È forse proprio questa autenticità a rendere il paese così speciale. Qui l’overtourism sembra appartenere a un’altra realtà.

Ostí Vedl, il fascino di un maso che racconta il passato
Tra i luoghi più suggestivi del territorio spicca Ostí Vedl, il cui nome significa letteralmente “vecchio oste”. L’edificio affonda le proprie radici nel Cinquecento, quando fungeva da locanda del paese. Oggi è stato riportato a nuova vita attraverso un accurato restauro che ne ha conservato l’anima originaria, trasformandolo in una struttura ricettiva dal fascino raro. Ad accompagnare gli ospiti alla scoperta della casa è Martin, che racconta con entusiasmo il lavoro svolto per preservare gli elementi storici dell’antico maso. Costruito in legno su una base in pietra, l’edificio conserva intatta l’atmosfera della tradizione contadina ladina. Passeggiando tra le stube, le camere e gli spazi comuni si percepisce una continuità autentica tra passato e presente. Nulla appare ricostruito artificialmente: ogni dettaglio sembra raccontare una storia.
Particolarmente affascinante è la cantina, dominata da un grande tronco secolare che sostiene la struttura come una colonna naturale. Intorno trovano posto vini, prodotti locali e testimonianze della cultura gastronomica della valle.
La struttura dispone di sette camere e può accogliere fino a sedici ospiti, offrendo spazi condivisi, una sala per la colazione e ambienti dedicati al relax. Anche la colazione diventa un’esperienza legata al territorio. Pane fresco, marmellate artigianali, torte fatte in casa, salumi, frutta e persino uova di quaglia raccontano una filiera corta e una forte attenzione alla qualità.
All’esterno, la jacuzzi panoramica, la sauna finlandese, la doccia all’aperto e l’area relax con letto di fieno aggiungono comfort contemporanei senza alterare l’identità rurale della struttura.
Ostí Vedl dimostra come il vero lusso, oggi, possa coincidere con il tempo, il silenzio e la possibilità di soggiornare in un luogo che conserva una memoria autentica.

La montagna a tavola: tradizione e creatività
La cucina rappresenta uno degli aspetti più interessanti del viaggio. A San Vigilio e Longiarù il cibo non è mai soltanto ristorazione, ma un racconto che parla di territorio, stagionalità e cultura.
Tra gli indirizzi simbolo c’è Fana Ladina, autentica istituzione locale. Ricavato da un maso del Settecento e inaugurato nel 1977, il ristorante ebbe l’intuizione, allora pionieristica, di proporre un menu interamente dedicato alla cucina ladina. Una scelta che oggi appare naturale, ma che all’epoca rappresentava una scommessa. Tra le specialità spicca il crafun, una sorta di bombolone fritto salato sorprendentemente leggero, servito con ragù o salsa di pomodoro. I ravioli fatti in casa, dalla sfoglia sottilissima, possono essere accompagnati da semi di papavero che aggiungono una nota insolita e piacevole. A chiudere il pasto, il gelato con mirtilli caldi racchiude in un dessert tutti i profumi del bosco.
Un approccio diverso ma altrettanto interessante è quello di Ama Stay, dove la tradizione incontra una visione più contemporanea della cucina alpina. Ne è un esempio il piatto a base di ravioli alla rapa rossa e topinambur con blu di malga Degust, speck di trota salmonata della Val Passiria, nocciole tostate ed erba cipollina: una sintesi efficace tra territorio e creatività.

A Longiarù, invece, l’esperienza gastronomica assume un carattere più personale grazie a Ciasadafüch da René. Qui René accoglie gli ospiti quasi come a casa propria, proponendo una cucina che può essere servita sia nella sua abitazione sia direttamente a domicilio. L’atmosfera è familiare, il servizio attento e la proposta culinaria estremamente versatile. Dai piatti vegetariani alle specialità ladine, dalle preparazioni gourmet alle ricette della tradizione, ogni portata mantiene un forte legame con il territorio pur lasciando spazio alla sperimentazione. In queste tavole si comprende come la cucina ladina non sia una cucina povera, ma una gastronomia intelligente, nata dalla capacità di valorizzare ingredienti semplici trasformandoli in identità, memoria e convivialità.
Il Taccuino di Agenda Viaggi

DA NON PERDERE
Yoga nella yurta mongola
Un’esperienza insolita per una località di montagna. Nel parco di San Vigilio, all’ombra di grandi pini e abeti e accanto al torrente, un’autentica yurta mongola ospita corsi, workshop e attività dedicate al benessere. Tra le proposte trovano spazio anche lezioni di yoga per bambini, pensate per avvicinare i più piccoli al movimento e alla consapevolezza in un contesto naturale particolarmente suggestivo. Un modo diverso di vivere la montagna, tra relax, natura e ascolto.

Osservazione delle stelle
Quando il sole scompare dietro le vette, le Dolomiti rivelano un altro dei loro volti più affascinanti. Grazie alla ridotta presenza di inquinamento luminoso, il cielo sopra San Vigilio si trasforma in un osservatorio naturale dove stelle, pianeti e costellazioni sembrano a portata di mano. Partecipare a un’osservazione guidata significa imparare a orientarsi tra gli astri, ascoltare i racconti del cielo e vivere la montagna in un’atmosfera di assoluta quiete. Un’esperienza che ricorda quanto il vero spettacolo, qui, continui anche dopo il tramonto.
Per famiglie
San Vigilio offre numerose attività pensate per i più piccoli. Tra queste il Tru dles Liondes, dedicato alle leggende del Regno del Fanes e percorribile anche con il passeggino; il Tru Vistles, con installazioni ludiche lungo il percorso; i sentieri circolari del Col dl’Ancona, tra altalene giganti, amache, carrucole e punti panoramici affacciati sul Sass de Putia, e la Spiaggetta Ciamaor, perfetta per una giornata tra sabbia, acqua bassa e giochi all’aria aperta.

SAPORI DEL TERRITORIO
Mercatino AgriColArt
Un appuntamento dedicato ai produttori e agli artigiani locali, dove scoprire miele, erbe officinali, conserve, formaggi, manufatti artigianali e tante specialità che raccontano l’anima delle Dolomiti attraverso i sapori e le tradizioni del territorio.
Birra artigianale in alta quota
Al Rifugio Lavarella, a 2.050 metri di altitudine, nasce la birra del birrificio più alto d’Europa. Una curiosità che unisce innovazione e tradizione, dimostrando come anche in quota sia possibile valorizzare il territorio attraverso produzioni d’eccellenza.
Il vino che matura in montagna
Pur non essendo terra di vigneti, San Vigilio custodisce una particolarità enologica. Nella cantina Elfenberg le bottiglie vengono affinate a circa 1.200 metri di altitudine, dove le temperature fresche e costanti favoriscono una lenta evoluzione, esaltandone eleganza e complessità.
Credit photo dall’alto: Pizzinini Scolari Comunicazione. Alice Ventura. Pizzinini Scolari Comunicazione (2). Alice Ventura. Pizzinini Scolari Comunicazione (2). Alice Ventura. Pizzinini Scolari Comunicazione. Alice Ventura. Pizzinini Scolari Comunicazione (2). Alice Ventura.




