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Parole (in)definite, alla Villa Contemporanea di Monza

Una mostra difficile da descrivere ma bellissima da vedere, toccare, annusare, interagire con. Davide Catania, Elisa Cella, Andrea Cerquiglini, Andrea Meregalli, Mahnaz Ekhtiary, Angelo Flaccavento, Nicola Frangione, Serena Giorgi, Anna Giuntini, Carlo Oberti, Obsolete Shit, Enrico Pantani, René Pascal, Stefano W Pasquini, Enrica Passoni, Paolo Cabrini, Alberto Casiraghy, Roberto Dossi, Arianna Scubla, Betty Zola, gli artisti in mostra. Alla Villa Contemporanea di Monza, dal 13 giugno all’11 luglio 

Monza, Italia.

Parole (in)definite, a cura di Andrea Meregalli e Monica Villa, è un armonico e sorprendente accrocchio di opere d’arte che hanno la pagina, ancor prima del libro, al centro della loro ricerca. Pagina da scrivere, disegnare, graffiare, incidere, bruciare, tagliuzzare…

“Sono molto felice di questa mostra e grata ad Andrea Meregalli, che ha risolto anche molti problemi installativi – ha detto la gallerista Monica Villa – Mi sono occupata di più degli artisti visivi, alcuni già conosciuti, altri nuovi. Sono artisti che non lavorano con la carta, bensì con le pagine. Con i libri c’è sempre dietro anche un discorso narrativo, di critica di qualcosa. Non si tratta della carta intesa come semplice supporto”.

Gli artisti in mostra

Gli artisti e le edizioni esposti sono: Davide Catania, Elisa Cella, Andrea Cerquiglini, Culomiao, Mahnaz Ekhtiary, Angelo Flaccavento, Nicola Frangione, Serena Giorgi, Anna Giuntini, La Porta Nera (Carlo Oberti), Obsolete Shit, Enrico Pantani, René Pascal, Stefano W Pasquini, Enrica Passoni, Pratiche dello Yaje (Paolo Cabrini), Pulcinoelefante (Alberto Casiraghy), Quaderni di Orfeo (Roberto Dossi), Arianna Scubla, Betty Zola. Ognuno col suo personalissimo progetto.

Il liguaggio

“Quando Monica mi ha proposto di curare questa mostra, sapendo che faccio libri d’artista (sue le fanzine delle edizioni Culomiao, ndr), mi sono interrogato sul nostro strumento principale di relazione oggi: il linguaggio, anche attraverso l’intelligenza artificiale – ha spiegato Andrea Meregalli – Mi sono detto: capiamo la pagina che cos’è; si dice voltare pagina, scrivere una pagina della propria vita, scrivere a margine, finire su un libro nero: il concetto di pagina è una metafora anche morale.

Quelli esposti sono artisti e artiste che utilizzano lo strumento pagina non solo come mezzo contenitivo ma proprio anche come momento e supporto di relazione, trasformazione, uno spazio instabile mai neutro”.

Andrea Meregalli

“Abbiamo provato a fare incontrare lavori molto precisi, ossessivi, metodici e lavori che avevano approcci quasi punk molto radicali, viscerali, perché trovavamo interessante questa dinamica di relazione”. 

“Tra l’altro come artista visivo io considero il libro come oggetto, che chiede e richiede una relazione proprio fisica con chi lo fa ma soprattutto con chi ne fruisce. La pagina, il libro da sfogliare chiede un coinvolgimento. I libri chiedono cura ma danno cura”.

“Sono mondi diversi: da mondi produttivi come quelli di Aberto Casiraghy di Pulcinoelefante a mondi anarcolibertari nell’approccio. La fanzine ha sempre lo stesso nome ma con formati, forme, dimensioni, numeri, uscite, variabili completamente diversi.  

Anna Giuntini

Abbiamo anche chi lavora con tirabozze, torchi e caratteri mobili; Paolo Cabrini, i quaderni di Orfeo; i libri come territori da esplorare; i racconti di viaggio come quelli di Anna Giuntini, i quaderni di appunti di Arianna Scubla, i libri d’artista di Pasquini, i diari di Serena Giorgi“.

Visitare questa mostra che permette di non limitarsi a guardare le opere esposte, ma di interagire con esse, in continua scoperta, è come passeggiare tra le infinite possibilità della parola scritta e disegnata, quasi sempre con ironia.

Mahnaz Ekhtiary

Mahnaz Ekhtiary, Anna Giuntini, René Pascal

Mahnaz Ekhtiary espone Presente, assente, un busto di cartapesta realizzato con pagine di giornali italiani e iraniani; Anna Giuntini lavora sul concetto di comunicazione, anzi di mancanza di comunicazione, sostituendo i fili fotografati dei tralicci dell’elettricità (fili conduttori di comunicazione per eccellenza, dunque) con preziosi fili d’oro fisici, simbolo della preziosità e delicatezza dell’essere compresi (o no); René Pascal fa meta-arte, utilizzando l’AI per descrivere alcune foto in bianco e nero dei primi del Novecento reperite nei mercatini e poi ridotte in coriandoli di varie forme racchiusi in “boccette dei desideri”, tipo message in a bottle. 

Harta

“In uno dei tavoli c’è un cassetto aperto: ho voluto fare un tributo alla rivista Harta, una rivista storica di poesia visiva, nata nel 1986 e rimasta in vita fino al ’94, fondata da Nicola Frangione, Luigi Bianco, Max Marra e Mario De Leo. Si studia anche a scuola tanto è stata storica”, ha aggiunto Villa.

Nicola Frangione

In mostra anche due tavole di Nicola Frangione, spartiti originali delle sue performance di poesia visiva degli anni 1984-1999. Frangione, dagli Settanta in poi, si è occupato di poesia visiva, action poetry, poesia sonora, libri d’arte e video arte. Una colonna portante della scena artistica di Monza. Suo anche il mitico festival internazionale Art Action, Harta Performing Monza, giunto fino alla XIII edizione, nel 2016.

Dice di lui Giovanni Fontana: “Nelle sue performance il corpo “smette di rendersi utile”: esso è; agisce di per sé; ha un rapporto di tipo rituale con lo spazio e con il silenzio che lo circonda. Gli oggetti sottolineano le valenze corporee con connotazioni simboliche (…). La parola è compressa nel corpo; essa agisce al suo interno e muore sulle sue labbra; il corpo non se ne separa, quasi fosse la sua anima, e punta sul coinvolgimento di tutti i sensi in una dimensione pre-linguistica”.

“Lo spazio rappresenta la scena dello scontro percettivo, dello stupore sinestetico; il tempo segna la durata delle tensioni, dell’interrogazione, e determina il completo svuotamento dei ritmi quotidiani in favore di espansioni che finiscono per coincidere con i labirinti della memoria, al di fuori di qualunque dimensione storica, ma in una sorta di psicodramma”.

“Ma questo teatro del silenzio, questo muto rituale dell’ostensione del corpo come materia pulsante, come presenza vibrante, come vertigine sensoriale, come nodo inestricabile di misteriose tensioni, sa rivelare talvolta quelle voci che animano gli abissi delle infinitudini interiori; esse premono negli alveoli e percorrono gli interstizi risalendo lungo fasci di nervi, affiorando, scabre, da quelle insondabili cavità, dove il flatus si stringe all’anima e con essa si confonde”.

Oggi più che mai con la sua presenza fisica silenziosa e sempre più espressiva, Frangione incarna tutto ciò che con la sua arte ha rappresentato per tutta la vita. Un performer autentico, non di mestiere.

Foto di artisti in Mostra

INFO

Galleria Villa Contemporanea

Via Bergamo 20

13 giugno – 11 luglio 2025

Da martedì a venerdì, dalle 17.30 alle 20; sabato dalle 15 alle 19

(altri orari su appuntamento)

Photo Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, moglie, mamma. È di Torino ma vive a Monza, dopo un periodo in Brasile e un altro ad Abu Dhabi. Ha una passione connaturata per la scrittura, suo canale espressivo privilegiato, insieme alla danza e alla fotografia. Ama il teatro, l'arte, la musica e tutto ciò che fa vibrare l'anima. È nelle librerie il suo primo romanzo, “Guardandoti ballare”.

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