Paolo Santanchè, si racconta ad Agenda Viaggi

Scritto da Redazione on . Postato in Cultura

 

Il noto chirurgo estetico e inventore della “liposuzione” si racconta ad Agenda Viaggi. Parla della sua professione (con qualche consiglio), le sue passioni, i suoi luoghi preferiti e il suo prossimo Viaggio…

 

Milano, Italia.

Cosa l’ha spinta a scegliere questa professione?
Probabilmente è nel DNA: sono figlio di un medico, con molti altri medici in famiglia. Per me è sempre stato “ovvio” fare il medico. Mia mamma conferma che ne ero già convinto a 4 anni. Ai tempi del liceo ero certo che avrei scelto una specializzazione chirurgica, all’università ero orientato verso le chirurgie “fini” e moto tecniche (sono stato allievo interno in chirurgia vascolare), ma poi rimasi affascinato dalla chirurgia estetica che allora, siamo negli anni ’70, era agli inizi.

Trova che negli anni ci sia stato un aumento o una diminuzione delle persone che richiedono un intervento estetico?
Le persone che richiedono interventi estetici sono aumentate tantissimo, anche in categorie con poche disponibilità economiche e questo ha innescato un circolo vizioso: visto il “business” della chirurgia estetica, molti medici senza specializzazione in chirurgia plastica e senza adeguata preparazione si sono messi sul mercato con interventi semplificati, rudimentali e a basso costo e senza troppa attenzione alla sicurezza. Il risultato è che oggi una specializzazione di alto livello, con interventi estremamente tecnici, sofisticati  e con alte aspettative di risultato, viene confusa e inquinata da una chirurgia sgangherata svenduta da questi personaggi senza capacità e senza gusto estetico.

Chi sono i suoi pazienti come target, età, estrazione sociale e sesso?
Ormai la chirurgia estetica è trasversale e ci sono pazienti di tutte le età e sesso; certamente la buona chirurgia ha prezzi non alla portata di tutti, anche per i costi legati alla sicurezza e alle strutture in cui va effettuata.

Per lei è un’ossessione la perfezione fisica?
La chirurgia estetica non è una ricerca di perfezione, ma di armonia: armonia tra le varie componenti del viso e del corpo; armonia tra la nostra immagine mentale e la nostra immagine fisica; armonia che generi benessere fisico e soprattutto psicologico. La ricerca ossessiva della perfezione porta sempre cattivi risultati e a grossi problemi.

Recenti statistiche dicono che le donne del Nord si sottopongono di più ad interventi legati al viso, mentre al Sud al corpo. E’ vero?
Nella mia casistica non trovo grosse differenze legate alla latitudine.

Quanto conta l’aspetto psicologico nella decisione di sottoporsi a un intervento estetico?
L’aspetto psicologico non è solo importante, è tutto. Non è il difetto che porta il paziente dal chirurgo, ma il disagio che questo difetto genera. Ci sono difetti con cui si convive felicemente e difetti che non si sopportano. La chirurgia estetica è una chirurgia psicologica: per ottenere un buon risultato è indispensabile comprendere il disagio del paziente, vederlo come si vede con i suoi occhi, capire le sue aspettative. L’intervento e la tecnica sono solo il mezzo per raggiungere il risultato, e il risultato non è semplicemente un intervento tecnicamente riuscito, ma è la soddisfazione del paziente.

Perché sostiene che il lifting va fatto a 40 anni?
La mia lunga esperienza mi ha portato a notare come i lifting eseguiti  precocemente, oltre a produrre un ringiovanimento importante anche quando agli occhi di molti non sia ancora necessario, rallenta significativamente l’invecchiamento stesso. Immaginiamo due gemelle; una fa il lifting a quarant’anni, l’altra a cinquanta. Probabilmente a cinquant’anni sembrerà più giovane quella che ha fatto il lifting a quaranta che quella che l’ha fatto a cinquanta. Quindi è come prendere due piccioni con una fava.

Lei ha inventato la parola “liposuzione”, è vero?
È vero. L’ho inventata per un’intervista su Cosmopolitan di dicembre 1981. Era la prima volta che si parlava di questo intervento Italia e Illouze stesso non aveva ancora dato un nome alla tecnica che aveva da poco inventato e che chiamava semplicemente “aspiration de graisse”. Prima di quella data non troverete la parola liposuzione da nessuna parte del mondo.

In cosa consiste la mastoplastica in endoscopia? E perché tutti non la praticano?
Piantare delle protesi mammarie consiste “in primis” nell’utilizzo della via trans-ascellare, cioè di una piccola incisione nascosta in una ruga del cavo ascellare (via che non consente la visione diretta della tasca che si deve allestire per accogliere la protesi e quindi non consente un intervento di precisione), “in secundis” dell’impiego di una strumentazione endoscopica dedicata, che consente la visione ingrandita e precisa della tasca periprotesica. Il risultato è un intervento della massima precisione e un seno della massima naturale senza una cicatrice che tradisca la mano del chirurgo. Il fatto che quasi nessuno la pratichi in Europa (è più diffusa in Oriente) resta per me un mistero: lo giustifico col fatto della maggior difficoltà tecnica (che comporta naturalmente una curva di apprendimento) e il costo delle attrezzature e di una terza persona nell’équipe.

Quali sono oggi i suoi hobby?
Nella mia vita ho avuto molte passioni: i viaggi in tutto il mondo, l’Africa nera e gli animali selvaggi, il mare e la navigazione in tutto il Mediterraneo occidentale, le immersioni subacquee in tutti i mari del globo e  i cavalli, che sono sempre stati una costante. Da quando ho scoperto la gestione naturale dei cavalli (cioè cavalli che vivono praticamente liberi in branco senza ferri) e la “horsemanship” (cioè il rapporto quasi psicologico col cavallo, senza l’uso di nessuna costrizione, montati senza morso) sono i miei cavalli che occupano tutto il mio tempo libero.

Quali i suoi luoghi preferiti a Milano?
Francamente appena posso lascio la città e scappo in campagna. Anche perchè preferisco invitare a casa gli amici o andare a casa di amici. Quando vado al ristorante è per scoprire qualcosa di veramente particolare. L’ultima scoperta è stato il ristorante Daniel, dello chef Daniel Canzian, una cucina tradizionale rielaborata senza nulla togliere ai sapori originali.

Quali i suoi viaggi futuri?
Il Giappone, per la fioritura dei ciliegi.