NOVEMBRE NELLE MARCHE: CARTOCETO DOP, IL FESTIVAL

Scritto da Ivan Burroni on . Postato in Appuntamenti, Famiglia, Food&Drink, Weekend

I primi due weekend di novembre nelle Marche grande appuntamento con enogastronomia, arte, cultura e musica. Dove? A Cartoceto, antico borgo dalle origini che si perdono nella notte dei tempi.

Cartoceto, Italia.
A novembre nelle Marche
 c’è un compleanno speciale: sono trascorsi 41 anni da quando, nel lontano 1977, nacque la Mostra Mercato dell’Olio e dell’oliva di Cartoceto, piccolo borgo medievale circondato da colli coltivati e uliveti secolari, nella valle del Metauro, in provincia di Pesaro e Urbino.

 

Da 4 anni la Mostra Mercato si è trasformata in Cartoceto Dop, Il Festival. La kermesse, nata inizialmente per valorizzare uno degli elementi distintivi del territorio, l’oliva, da cui è prodotto l’unico olio a denominazione d’origine protetta marchigiano, il Cartoceto DOP, ha assunto oggi i tratti di un’occasione. La consapevolezza che possa essere proprio l’olio il leitmotiv della riscoperta di un territorio che ha davvero tanto da dire, non solo ai cultori dell’enogastronomia, ma anche e soprattutto a quella nicchia di turisti, anno dopo anno sempre più consistente, che ama e sceglie i luoghi del buon vivere, fatti di silenzi e natura, piccoli borghi meravigliosi e tanta storia, tradizioni e cultura.

Il programma si svolge tra degustazioni di olio DOP, osterie e locande per mangiare come si deve, percorsi verdi in mountain bike e poi ancora musica di strada, mostre e concerti.

CARTOCETO A TAVOLA

Le declinazioni territoriali del gusto, in Italia, sono infinite. Ogni angolo del Bel Paese sforna primizie, ogni luogo regala sorprese. Il cartocetano è uno di quei territori che, in quanto a eccellenze, è sopra media: basti pensare che da solo sforna ben 4 DOP, dall’Olio al formaggio di fossa fino ai vini, Colli Pesaresi e Bianchello del Metauro. Una realtà paragonabile a zone ben più conosciute, come Montepulciano, Barolo o Montalcino.

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Un’eccellenza agro-alimentare che trova il suo nutrimento in un sapere diffuso nel territorio, quello che Vittorio Beltrami, produttore d’olio e affinatore di formaggi, uno fra gli ideatori della mostra mercato, difende a spada tratta dalle contaminazioni di una modernità ottusa che tende a distruggere le specificità locali in nome dell’efficienza produttiva.

foto-vittorio-beltrami-cartocetoLa sua è una battaglia di una vita spesa a celebrare il suo amore per la terra. Un amore vero, che si percepisce in toto quando, vinta la diffidenza iniziale, ti concede di entrare nel suo mondo, raccontandone la storia attraverso l’essenza della terra stessa, i suoi prodotti, e assieme a essi la sua visione, innovazione e creatività al servizio dell’uomo e delle sue radici contadine. In un dialogo che si fa soliloquio, un incessante fluire di concetti, pensieri, ricordi e sogni, Vittorio ti accompagna attraverso le pieghe dell’eccellenza agroalimentare di questa zona d’Italia.

E questa terra, invero, di eccellenze ne ha tante, e non solo DOP. Dalle olive marinate al miele, dal fico di Ripalta, di cui si sta cercando di recuperare la storicità, fino all’enorme tradizione casearia, con i pecorini stagionati in fossa protagonisti assoluti del mese di novembre. L’ultima domenica del mese, infatti, è dedicata all’apertura delle fosse: i formaggi, prima stagionati in grotta e poi chiusi in fossa a rifermentare per 100 giorni, vengono dissotterrati e il paese in festa si riempie di gente, formaggio e buon vino, con tutta l’aria che s’impregna d’allegria ed effluvi inebrianti.

CULTURA, STORIA, SPIRITUALITÀ

Il Festival è occasione anche per vedere il risultato della restaurazione di uno dei tesori di Cartoceto, il Teatro del Trionfo, realizzato nel XVIII secolo nei locali di un antico frantoio. Il teatro, costruito per offrire alle ricche famiglie cartocetane uno spazio per rappresentazioni teatrali, opere in musica e commedie carnevalesche, fu inviso alla popolazione, in quanto il mulino era bene comunitario. Oggi l’unico antico frantoio funzionante resta il frantoio della Rocca, di proprietà della famiglia Beltrami, a poche decine di metri dal teatro. A pochi passi c’è anche la suggestiva Piazza Garibaldi, dove troviamo Palazzo del Popolo, sopra il quale si erge la torretta dell’orologio, che pare dominare il paese e l’intera vallata.

IFSe in superficie è tutto un susseguirsi di testimonianze del passato, il mondo sotterraneo di Cartoceto nasconde segreti che vengono svelati solo in particolari periodi dell’anno. Stiamo parlando di un intero mondo di grotte, cunicoli, rifugi, depositi, che si sviluppano sotto il manto stradale, sotto le case e i vecchi edifici, la cui storia risale all’epoca medievale. Così troviamo ambienti ipogei sotto molte delle case di piazza Garibaldi, nei sotterranei della Biblioteca comunale, del Frantoio della Rocca e di molti altri palazzi storici.

E se la Cartoceto sotterranea si sviluppò nei secoli per esigenze puramente materiali, c’è un’altra Cartoceto, quella spirituale, che invece si coglie tra le mura degli edifici sacri che hanno fatto la storia della cristianità di questi luoghi.

Per prima la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, sorta probabilmente sulle rovine di un tempio pagano di epoca romana, e che costituiva, letteralmente, un faro nella notte, unica fonte di luce nell’oscurità di un’epoca complicata quale quella che seguì la disgregazione dell’impero romano. Era, quello, un mondo alla deriva, un’epoca di migrazioni, pellegrinaggi, in cui migliaia di uomini si spostavano in cerca di un rifugio, di un senso, di una speranza. La Pieve cartocetana fu la prima forma d’insediamento della Chiesa nelle campagne del Metauro, ed ebbe la funzione d’intercettare questi movimenti. Rappresentò assieme una forma d’accoglienza e un tentativo di acculturazione ed evangelizzazione. La Pieve aveva anche funzioni sociali, assembleari e politiche.

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Dal XVI secolo le attività religiose si spostarono nella quattrocentesca chiesa di Santa Maria della Misericordia, dapprima nel centro dell’urbe e poi, viste le cattive condizioni in cui versava l’edificio, nella nuova chiesa, costruita in posizione decentrata, più elevata rispetto all’originale, i cui lavori  terminarono nel 1842. Nel 1846 fu costruita la scalinata davanti al sagrato che collega la chiesa al paese. La chiesa, che nel 1747 divenne collegiata, conserva ancora un’immagine della Madonna delle Grazie, antico affresco che fu oggetto di grande devozione popolare.

IL TACCUINO DI AGENDAVIAGGI

Dove dormire a Cartoceto e dintorni
Tre Civette sul Comò: bel Bed & Breakfast a conduzione familiare a pochi passi dal centro cittadino. Con una splendida vista sul borgo.
La locanda del Gelso: Immersa nella campagna cartocetana, questa struttura offre camere arredate con mobili tradizionali anni ’50, un ristorante con piatti della tradizione marchigiana e, tutt’intorno, tredici ettari tra coltivazioni e dedicati alla produzione delle materie prime che vengono usate in cucina.
Agriturismo Pozzuolo: a pochi km da Cartoceto, nel borgo rurale di Pozzuolo, oasi sperduta nelle campagne di Serrungarina, troviamo questo piccolo agriturismo, per soste e ritiri all’insegna del silenzio e del buon cibo. Luogo perfetto per un technology detox

Dove mangiare a Cartoceto

Osteria del Cardinale: Piccolo ristorante nella via che conduce a piazza Garibaldi. Elegante, intimo, caldo, offre una cucina casalinga ricercata. I piatti sono cucinati con prodotti rigorosamente locali.
Locanda 30 Posti: Segue la filosofia “less is better”. Pochi piatti e pochi posti per una ristorazione di indubbia qualità. Stupisce soprattutto per il fatto che i proprietari sono nuovi del mestiere. La locanda è aperta dall’8 novembre 2015. Ideale per una cena a lume di candela nelle grotte. 389 6029607
Gastronomia Beltrami: qui potrete trovare i prodotti di Vittorio Beltrami, dall’olio – il classico Mastro Oleario, prodotto con olive figlie di piante secolari, oppure il Covo dei briganti, blend costituito da 16 varietà diverse di olive – ai formaggi, dagli stagionati in fossa ai delicatissimi caprini prodotti dalla moglie Elide.

 

Ivan Burroni
ivan@agendaviaggi.com

 

Ivan Burroni

Personaggio dai mille interessi, la maggior parte dei quali ha una vita breve quanto quella di una farfalla Effimera. In mezzo al marasma di entusiasmo per le cose della vita tuttavia esistono delle costanti, tra le quali il viaggio e la scrittura. Sogna di unire alle sue due passioni anche l’altro grande amore: quello per la sociologia e lo studio dell’uomo. Cosa ama fare in vacanza? Affittare una vespa e girare senza meta, perdersi nella giungla cittadina o nella natura inesplorata di un luogo esotico e registrare impressioni su carta, magari su un tavolino che dà direttamente sull’oceano, con un bicchiere di vino in mano e la luce del tramonto che lentamente affievolisce per lasciare il posto all’ebbrezza della notte. Ha fondato il magazine InUnGiorno.com