In questo terzo viaggio continueremo la nostra esplorazione di Manhattan. La capitale mondiale del business non è fatta solo di grattacieli e fiumi asfaltati ma anche di edifici e di spazi intimi dove connettersi con se stessi ed abbracciare l’incanto.
New York City (NY), Stati Uniti.
Grand Central Terminal
Rassegnatevi allo stupore. A New York nemmeno le stazioni sono semplici stazioni. E’ il caso del Gran Central Terminal, la più grande stazione del mondo con i suoi 64 binari. Il primo treno mosse i suoi primi passi rotanti il 2 febbraio 1931, ed ancora oggi questo reticolo connettivo svolge il suo onorato servizio, traghettando migliaia di pendolari e turisti. La sua efficienza è pari solo alla sua bellezza. Appena si varca l’ingresso si torna a un tempo romanticamente malinconico, quando famiglie, amanti, esploratori, versavano lacrime di separazioni o abbracci di ritorni, con alle spalle una carrozza fumante pronta ad accoglierli.
Una volta entrati verrete inglobati men che meno nella Galassia! Spingete lo sguardo in alto. Il soffitto del Main Concourse, l’atrio principale. è ornato da un paradisiaco affresco che raffigura il cielo del Mediterraneo in inverno, con ben 2500 stelle. Ma, con il vostro telescopio oculare, vi accorgerete che il cielo è al contrario (!) poiché, seguendo i retaggi medioevali, si decise di rappresentarlo secondo la visuale che avrebbe avuto Dio. In realtà questo “piccolo dettaglio” fu generato da un errore dei bozzetti e fu notato solo dopo l’inaugurazione della stazione. Il dipinto – fortunatamente – non venne mai corretto.

Piccole grandi storie
Non sempre qui ha regnato la luce delle stelle. In passato una parte del soffitto era addirittura totalmente annerita dal fumo delle sigarette fumate da annoiati viaggiatori. Ancora oggi, all’altezza della costellazione del Cancro, ne è stata lasciata una porzione, proprio per esaltarne la differenza con quella restaurata.
Ma le sorprese non finiscono qui. Spostando lo sguardo verso la costellazione dei Pesci noterete un foro. No, non è un segno di incuria, ma un’atipica testimonianza storica. Durante la Guerra Fredda, per sopperire allo smacco del lancio russo dello Sputnik, il governo statunitense decise di rispondere a quello scacco con l’American Redstone un missile che venne sganciato proprio al centro della stazione, che richiese la perforazione del soffitto (!!). Un segno di come dietro ai dettagli si nasconda la grandezza degli eventi.
Le curiosità e le incredibili storie che questo luogo può raccontare sono tantissime. Il suo valore oltre che artistico è anche economico, legato soprattutto ai suoi orologi. All’esterno, guardando verso la 42a Strada, si trova quello in vetro di Tiffany, il più grande al mondo con i suoi 4 metri di diametro. All’interno, vicino allo storico banco informazioni, c’è il famoso orologio in quattro facciate dal valore di 10 milioni di dollari. Questi giganti del tempo nascondono un segreto: le loro lancette segnano sempre un minuto avanti per agevolare le speranze dei passeggeri più ritardatari.
Per chi volesse rendere proficua un’attesa più lunga, può addirittura dilettarsi in una partita di tennis, dirigendosi al campo – a pagamento – posto al quarto piano del Vanderbilt Tennis Club.
Vicino l’Oyster Bar esiste una “camera del sussurro”: due persone posizionate ai piedi opposti delle arcate, con il volto rivolto all’angolo, possono tranquillamente conversare tra loro grazie ad un’ingegnosa opera di architettura ellittica. Provare per credere!
Se ancora non siete sazi di curiosità, sappiate che esiste un binario segreto! Si tratta del numero 61, presente ma non attivo, usato dal Presidente Roosevelt per raggiungere in segreto il Waldorf Astoria Hotel così da evitare il chiacchiericcio mediatico sulla sua paraplegia dovuta alla poliomielite.

New York Public Library
Per gli amanti della lettura e non solo, sarà un paradiso terrestre. La biblioteca di New York custodisce più di 15 milioni di libri ed è disseminata in più di 80 sedi dislocate in vari punti della città, sebbene l’edificio principale si trova a Manhattan. Lo Stephen A. Schwarzman Building prende il suo nome dall’imprenditore statunitense che nel 2008 donò 100 milioni di dollari per la sua espansione, divenendone di fatto amministratore. Venne inaugurata nel 1911 accogliendo solo in quella giornata 50mila persone, tra cui anche il presidente degli Stati Uniti.
La struttura nasce dall’unione delle tre biblioteche di Astor Library, Lenox Library e New York Free Circulating Library, il cui contributo è stato inciso simbolicamente sulla facciata esterna in marmo. Lo stile architettonico riporta alla mente i classici templi del periodo ellenico, rinvigorito dalla presenza dei The Library Lions, due grandi leoni in marmo posti ai lati della scalinata d’ingresso. La loro immagine regale è resa ancor più possente dalla forza legata ai loro nomi Patience e Fortitude. Vennero scelti dal sindaco di NY La Guardia per contrastare – almeno dal punto di vista motivazionale – il periodo della grande depressione degli anni ’30.

Bella dentro e fuori
Il fascino esterno è solo l’anticamera di ciò che nascondono le sue stanze. Un tesoro fatto di pagine imbrunite dal tempo, di parole incise nella storia e di un sapere ancora da conoscere. Ogni sala è un micro universo in cui fluttuare tra le stelle della scienza, della filosofia e della letteratura. La prima che incontrerete è la Astor Hall, le cui pareti sono tappezzate dall’effigi dei suoi vari finanziatori.
L’accesso a questa sala avviene attraverso due scalinate pensate appositamente laterali e non frontali, al fine di consentire al visitatore di godersi lo spazio circostante prima di dirigersi ai piani superiori. Per i movies addicted sarà stimolante sapere che queste zone si sono trasformate in set cinematografici per girare alcune scene di pellicole che hanno fatto la storia del cinema, come Quinto Potere e Colazione da Tiffany.
Al secondo piano la McGraw Rotunda vi accoglierà in tutta la sua eleganza e sontuosità. I suoi colori caldi e temperati assumono vigore grazie alle generose vetrate che filtrano una luce di una tonalità sempre nuova. Lo spazio è definito da basamenti in marmo color vermiglio e pannelli in legno, vettori di una regalità impreziosita dagli affreschi che raccontano la storia della scrittura, come le tavole di Mosè e la stampa di Gutenberg. Tutto sotto la l’immagine titanica di Prometeo mentre dona il fuoco agli uomini posta sul soffitto.
Le sedi della biblioteca non sono solo fucina di apprendimento in stile accademico, ma diventano un vero e proprio centro aggregativo per la comunità. Periodicamente le sue stanze si aprono a corsi che spaziano dalla programmazione informatica alla meditazione, che promuovono progetti di alfabetizzazione, dislocando le sue opere letterarie in circolari per anziani e strutture per senzatetto, affinché la conoscenza rimanga espressione di uguaglianza globale.
Anche la NYL nasconde le sue curiosità. Come quella legata alla Brooke Astor Reading Room, a disposizione solo di ricercatori, checontiene testi estremante preziosi come la Bibbia di Gutenberg del 1455, dal valore di circa 100 milioni di dollari o la Children’s Room che non solo raccoglie testi dedicati ai più piccoli, ma è diventata la casa diWinnie The Pooh grazie alla conservazione dei peluche originali appartenuti al vero Christoper Robin, e che hanno ispirato i racconti di Alan Alexander Milne, suo padre.
Come ogni regno che si rispetti, anche la NYL ha le sue stanze segrete. Alcuni libri infatti sono conservati in stanze sotterranee che si estendono sotto la superficie del vicino Bryant Park.
Bryant Park
Dopo aver riempito i polmoni dell’odore insostituibile delle pagine di un libro, usciti dalla NYPB girate l’angolo verso la Quinta e la 42esima strada e dirigetevi verso Bryant Park, uno dei più popolari parchi urbani di New York.
Le ragioni della sua nascita, avvenuta nel 1823, si allontanano decisamente dall’attuale funzione di rigenerazione mentale e fisica. Il governatore Dongan pensò di adibire quest’area a cimitero per i cittadini meno abbienti. Venne poi convertito nel parco Reservoir Square nel 1847, ma qualche anno dopo venne occupato dal Crystal Palace, un edificio di ferro e vetro con una pianta a croce, ispirato all’omonima costruzione londinese e realizzato in occasione dell’Esposizione delle industrie di tutte le nazioni alla cui inaugurazione partecipò anche l’allora presidente Pierce.
Il palazzo ebbe vita breve, distrutto da un incendio nel 1858. Il parco vide finalmente la luce – ed il verde – nel 1884, prendendo il nome dal poeta e giornalista statunitense William Cullen Bryant promotore dell’abolizione della schiavitù.
Oggi questo piccolo grande polmone verde è l’avamposto serafico in cui poter interrompere il ciclo ritmico di una vita che scorre veloce a pochi isolati di distanza.
Le sue dimensioni sono inversamente proporzionali alle possibilità offerte per prendersi cura di se stessi, percezione che non ho avvertito nelle centinaia di ettari di Central Park.

Le stagioni del Bryant Park
I suoi colori variano a seconda delle stagioni, diventano arte urbana che si genera spontaneamente. Quadri senza prezzo ma dal valore inestimabile.
La neve che ricopre il prato regala un freddo tepore dove ci scalda avvolti dalle sciarpe e dai tetti di una città ovattata. Nei mesi invernali il parco ospita il Bank of America Winter Village, una pista di pattinaggio su ghiaccio gratuita, circondata da tipici mercatini natalizi. Anche il Bryant Park ha il suo albero di Natale, e la sua accensione, lungi dal fragore mediatico del suo fratello maggiore posto al Rockfeller Center, è accompagnata da esibizioni acrobatiche di skateboarder al ritmo di musica.
Potete sfruttare le basse temperature anche per catturare una delle immagini più suggestive del panorama urbano newyorkese, data dalle curve ‘freezzate’ dell’acqua che sgorga dalla Josephine Shaw Lowell Memorial Fountain, la fontana costruita nel 1912 e dedicata all’assistente sociale che lottò attivamente per migliorare le condizioni di lavoro femminili. Fu il primo monumento pubblico dedicato ad una donna.
Non appena il ghiaccio si scioglie ed il prato diventa un morbido tappeto che rende lo spazio aperto “casa”, preparatevi ad un’infinita lista di manifestazioni, opportunità e condivisione a cui partecipare. Dopamina che rende immuni alle tossine quotidianamente auto-prescritte.
La primavera apre le porte alla Bryant Park Reading Room, una sala lettura gratuita dove le pareti sono alberi e le sedie delle panchine, dove si organizzano veri e propri programmi e club di lettura, gare di spelling, incontri con scrittori e cineasti. Dopo la lettura passiamo alla scrittura, grazie a laboratori gratuiti che alimentano la creatività delle parole, anche quelle da scambiare con nostri simili per percepirne stimolanti diversità.
Al tramonto sorge la quintessenza del suo potenziale, grazie alle Picnic Performances, spettacoli di danza, musica e teatro a cui assistere sdraiati su un telo ammorbidito dall’erba, senza dover pagare un biglietto ed indossare l’abito da sera.
Il viaggio della mente fuori dai confini del tempo e dello spazio prosegue cavalcando uno dei cavallini volteggianti della giostra d’epoca del Bryant Park, realizzati a mano in chiaro stile francese.
Un carillon a dimensione reale dove ogni giro diventa una favola.
Appuntamento alla prossima settimana con: New York City. Diario di viaggio in cinque racconti. 4° racconto
Photo Carmen Marinacci




