Nasce il Microbirrificio Courmayeur Mont Blanc

Nasce il Microbirrificio Courmayeur Mont Blanc

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Food&Drink

Non solo birra ma talento e passione, e il Monte Banco come ispirazione. La birra artigianale del Microbirrificio Courmayeur Mont Blanc miscela acqua di montagna e migliori luppoli per un risultato unico. È la birra delle Guide e di Courmayeur e la si può gustare anche in alta quota, nei ristoranti e bar delle varie stazioni della Skyway, a oltre 3000 metri di altitudine.

Courmayeur (AO). Italia.
Esistono molti brand dedicati al monte più alto d’Europa: c’è l’avveniristica Skyway Monte Bianco, a Courmayeur, c’è il Tour de Mont Blanc, il celebre MTB, noto a tutti gli escursionisti d’Europa, ci sono le Terme Monte Bianco, nella panoramica Prè-Saint-Didier, numerosi hotel sono dedicati al famoso massiccio in parte italiano, in parte francese, infine c’è l’Acqua Minerale Monte Bianco. Ma una birra non c’era. Finora. 

Tre amici di Courmayeur infatti, Luca CaglianoneEnrico Serafini e un terzo socio che ora non fa più parte del progetto, nel 2016, hanno deciso di investire passione e risparmi nella produzione di una birra artigianale completamente nuova, la Birra Courmayeur Mont Blanc. Resa unica e speciale dall’apporto dell’acqua pura che sgorga dalle fonti alpine di alta quota e dei migliori luppoli provenienti da tutto il mondo. Chic anche nell’etichetta.

Mi sono avvalso dell’aiuto di Fabrizio Roux, che ha frequentato la Scuola da Birrario Artigiano a Padova e fatto uno stage in un grande birrificio di Biella. In fatto di birre Fabrizio ha i miei stessi gusti” ha spiegato Luca. “La qualità della birra artigianale dipende tanto dalle preferenze del birraio – ha aggiunto Fabrizio – La nostra birra è piuttosto beverina, nonostante la gradazione sia alta, arriva anche a 7 gradi, ha una “beva facile”, perché a me piace così. La Birra Courmayeur Mont Blanc si produce con l’acqua di montagna che è naturalmente dolce. Si miscelano i grani di orzo maltato nel tino con l’acqua, dopo la filtrazione si porta a bollitura, dove si aggiunge il luppolo, per poi trasferire nel tank di maturazione. Finita la fermentazione, che può durare una settimana o anche due, a seconda della birra, si scende con le temperature e si inizia a farla maturare. Una volta che si è raggiunto il livello di maturazione desiderato la si imbottiglia, semplicemente”.  

Accanto al piccolo laboratorio, in cui si svolgono tutte le fasi di produzione della birra, in strada La Saxe, a Courmayeur, scorrono tumultuose le acque della Dora, sotto lo sguardo maestoso della catena del Monte Bianco. Non poteva esistere location migliore.

Le proposte sono cinque e prendono spunto proprio dai monti di queste parti: la birra Punta Helbronner, un American Pale Ale di 5,8 gradi di gradazione alcolica; La Brenva, una Lager Hell di 4,9 gradi; la Aiguille Blanche, una Witbier di 5,5 gradi; la birra Les Dames Anglaises, una Dopplebock di 7,5 gradi e la nuovissima Aiguille Noire (letteralmente la Guglia Nera, non a caso, dal nome di una delle vette del massiccio del Monte Bianco, tra le più affascinanti, a mio parere), una birra scura e leggera, con note di caffè e cioccolato.

L’etichetta è disegnata da Jean Claude Chiementin, su iniziativa di Luca Caglianone: “Desideravo un logo un po’ retrò, qualcosa che sembrasse ci fosse sempre stato; ho chiesto a Jean Claude, che ha interpretato perfettamente il mio pensiero e ha disegnato, a mano tra l’altro, un bellissimo intreccio tra le iniziali del nome della birra e il profilo del Monte Bianco”. 

A breve uscirà una grande novità: la birra senza glutine chiamata Miage (dal nome del piccolo Lago di origine glaciale della Val Veny, che sa di purezza e natura incontaminata).

Tutte da provare.

Foto Elena Borravicchio e Andrea Bosso

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.