Un monologo autoironico, dissacrante, che fa riflettere su come si possa vivere ed essere felici abbattendo l’impatto che ognuno di noi ha nei confronti del Pianeta

“Mi abbatto e sono felice”

Scritto da Redazione on . Postato in cinema

Un monologo autoironico, dissacrante, che fa riflettere su come si possa vivere ed essere felici abbattendo l’impatto che ognuno di noi ha nei confronti del Pianeta

Un monologo autoironico, dissacrante, che fa riflettere su come si possa vivere ed essere felici abbattendo l’impatto che ognuno di noi ha nei confronti del Pianeta, per uno stile di vita in nome dei valori.

Milano, Italia.
Sul palcoscenico del teatro Ariberto di Milano, la compagnia Mulino ad Arte ha portato in scena il monologo “Mi abbatto ma sono felice” con la regia di Maurizio Cavicchioli. Il testo, liberamente ispirato a “La decrescita felice” di Maurizio Pallante, ha una struttura apparentemente lineare ma che si presta a diverse interpretazioni. L’idea di questa rappresentazione scaturisce dalla riflessione che ha accompagnato Daniele Ronco, unico attore recitante, alla morte di suo nonno, che gli ha trasmesso molti insegnamenti nei suoi 91 anni di vita. Lo spettacolo non utilizza energia elettrica ma si autoalimenta in modo tradizionale, grazie allo sforzo fisico del sopracitato che pedala per 60 minuti su una bicicletta, azionando le luci su di sé a seconda della necessità.

Tanti i temi da lui toccati nel corso del suo discorso a impatto ambientale “O”, autoironico e dissacrante: crisi, scarsa produttività, inquinamento, surriscaldamento globale, consumismo. Sembra che la felicità dell’uomo occidentale sia direttamente proporzionale a quanto produce e quanto consuma; producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede, più si consuma e ci si sente felice. Il messaggio implicito è che basta poco in realtà per esaltare la vita, un mezzo di locomozione che non inquina e che aiuta a non andare in palestra, l’amore, che non consuma, e vivere in armonia con l’ambiente. “Si può dare di più” è il motivetto canticchiato all’inizio e quando si cita il Natale, con le sigle che accompagnano le promozioni pubblicitarie. Memorie e spunti di analisi di un vissuto che assurge a stile di vita per recuperare valori che illuminino il nostro difficile cammino, così come le energiche pedalate del protagonista per azionari i fari che davano lustro alla sua persona. Una performance di grande bravura che esalta il buon teatro, invitando a rivalutare le piccole sale, fucine di idee innovatrici e creative.
Info: Nuovo Teatro Ariberto

Testo e foto Giuseppina Serafino