
A Monza la mostra di arte contemporanea a cielo aperto nella quale incappare e inciampare per le vie della città. Un progetto della “Leo Galleries” in collaborazione con il Comune di Monza che porta l’arte fuori da musei e gallerie per incontrare ed essere incontrata dalle persone. Venti artisti da tutta Italia invitano e talvolta costringono a riflettere sul periodo di reclusione e distanziamento forzati che abbiamo vissuto e sugli slanci, spesso assopiti, di cui l’essere umano ha bisogno per vivere davvero.

Monza. Italia.
In corso a Monza, da giugno a settembre, la mostra di opere di arte contemporanea disseminate per la città intitolata M@d, acronimo di Monza Arte Diffusa ma anche traduzione inglese della parola “matto”. Organizzata dalla Leo Galleries in collaborazione con il Comune di Monza e la curatela di Matteo Galbiati. Il progetto, l’unico confermato all’interno della rassegna Fuori Salone 2020, si ispira proprio al “matto periodo” che tutti abbiamo vissuto, fatto di mascherine, disinfettanti, reclusione forzata e distanziamento sociale. E, se rispetta perfettamente le norme vigenti in merito alla sicurezza dei cittadini, evitando assembramenti di visitatori e luoghi chiusi, si interroga anche su cosa sia più matto: correre un rischio o cedere alla paura.
Venti artisti provenienti da tutta Italia (tutti italiani tranne uno, che ha sempre lavorato sul nostro territorio) hanno installato le loro creazioni, create ad hoc oppure previe, in snodi nevralgici o luoghi inaspettati della città. Così sarai colto di sorpresa da Lembo di Cielo del pugliese Valdi Spagnulo, che si staglia letteralmente verso il Cielo contro le pareti rosse di edera del Duomo, oppure sarai emozionato dalla composta dignità di un viso di giovane donna, fiero come quello di una guerriera, martoriato da cicatrici e cuciture, dei giovani artisti del collettivo di Chiavari Wa22, volutamente collocato davanti all’entrata dell’Ospedale San Gerardo, campo di battaglia cittadino durante l’emergenza Covid. Sarai colpito con delicatezza dall’opera della modenese Alice Padovani, Cocoon 9, che dalla vetrina del MiMuMo, il Micro Museo di via Lambro 1, ti chiamano con un sussurro per ricordarti che dentro i bozzoli vuoti degli animali che, dopo esservi cresciuti li hanno abbandonati, c’è tutto l’incanto e la meraviglia della vita che nasce e si sviluppa. Nello stesso spazio ruotano le opere di Alberto De Braud, Samantha Passaniti e Eva Reguzzoni.
Inoltre sarai interrogato, ma solo se vi porrai molta attenzione, dai 7 omini di Andrea Sanvittore, di Besana Brianza, Numbers – The Human Spirit, fatti di legno e argilla, che germogliano dalla terra nel pezzettino di prato tra via De Gradi e via Massimo d’Azeglio, e con i loro piccoli visi parzialmente dipinti di rosso a mo’ di antica civiltà tribale, tutti rivolti in direzioni diverse, ti forzano a chiederti: “E io? Dove guardo io? Mi accorgo del mio vicino o proseguo noncurante per la mia strada?”.
Nella pace del giardino del Santuario delle Grazie, troverai disseminati nell’erba i Custodi del lecchese Andrea Cereda, creature placide e oniriche che, con la loro forma chiusa e silenziosa, ti suscitano la curiosità di capire cosa “custodiscono” dentro, nascosto alla vista.
Nel caos del sottopassaggio di via Rota, se ti capiterà di gettare uno sguardo sulla parete di sinistra provenendo dalla stazione, noterai un murales e se andrai più a fondo coglierai che non si tratta di un disegno qualsiasi ma del lavoro dotto e ironico di Specchio41, due giovani artisti bresciani che usano la pittura e non le bombolette spray e prediligono soggetti classici come grifoni, anfore e leoni, mischiati in questo caso a mascherine, guanti e protezioni varie che svolazzano qua e là, intitolato Nel mezzo del cammin di nostra vita.
Infine potrai riposarti sulla panchina di Manuela Bedeschi, artista di Vicenza, intitolata Pensare stanca, un conglomerato cementizio non a caso di 300 chili, installata accanto all’Arengario, con la scritta “pensa” incisa in stampatello e, sollevando lo sguardo, le scritte illuminate al neon della stessa artista con le parole Guarda, Pensa, Ascolta colpiranno la tua attenzioni come moniti a non lasciarti passare la vita sotto il naso ma a fermarti di tanto in tanto per interpretarla, goderla e spartirla.

Una mostra estremamente interessante, densa di contenuti, un incontro felice di artisti con personalità e tecniche molto diverse che offrono ai visitatori, o sarebbe meglio dire i passanti, casuali o organizzati che siano, messaggi assai vari e di ampio spettro, che spaziano da una lettura intimista del senso delle radici come nel caso di Angelica Consoli, all’interpretazione ossimorica di muri e confini come nel caso delle suggestive quanto concettuali opere di TizianoBellomi; dal senso del sacro che emana dalla Natura nelle opere di Claudio Borghi, Francesco Arecco e della già citata Padovani, alla critica alla frenesia della nostra società improntata al modello individualista di Sanvittore, Bedeschi e Specchio41; dal linguaggio universale della musica codificato nell’altrettanto universale Codice Morse di Jasmine Pignatelli, fino alla spensierata colorata bellezza del Bouquet di fiori di Franz Stähler, memoria d’infanzia. E, ancora, sino alla seconda possibilità che regalano ai materiali di recupero Valerio Anceschi e Wa22, metafora della nuova vita che sgorga dalle ferite. Impossibile non cogliere il riferimento ai tanti malati di Covid-19 che la città e il mondo intero hanno pianto insieme ai tanti medici e infermieri che li hanno assistiti.
Le visite guidate gratuite con la bravissima Giulia Ninotta sono sospese per il mese di agosto e riprenderanno a settembre con un calendario in via di definizione.
Per maggiori informazioni:
M@d – MONZA ARTE DIFFUSA
Ogni opera esposta dispone di un QRCode, che collega direttamente alla mappa in GoogleMaps con le collocazioni e i riferimenti delle differenti installazioni. (Le schede introduttive sono a cura delle studentesse del corso di Didattica dei Linguaggi Artistici dell’Accademia di Belle Arti di Brescia Santa Giulia).
Testo e foto Elena Borravicchio






