Le maschere di Pirandello

Scritto da Redazione on . Postato in cinema

Farsa commedia e dramma, lo sviluppo farsesco della commedia di Pirandello, un affondo alla grottesca ipocrisia quotidiana, un paradosso borghese tendente a rappresentare figure e momenti dell’essere umano.

Roma, Italia.
È una rilettura contemporanea e concreta dell’universo pirandelliano la rappresentazione dell’opera “L’uomo, la bestia e la virtù” al Teatro Brancaccino di Roma, in programma fino al 17 febbraio. Un capace Giorgio Colangeli veste i panni del professore Paolino, interpretando appieno la maschera del perbenismo, tema assai caro all’autore agrigentino. Va infatti in scena tutto il vigore del popolo isolano in una trama che, in occasione della prima rappresentazione, suscitò scalpore e indignazione tra il pubblico per i temi affrontati. Era il 1919 quando Pirandello decide di portare sul palco la doppia anima di Paolino: “di facciata” stimato professore di latino, nella vita privata, protagonista di una relazione con la signora Perrella, mamma del giovane Momò e moglie del capitano di Marina Perrella che, a sua volta, vive legami extraconiugali con una donna di Napoli.
La notizia della signora Perrella, che si scopre incinta del professore Paolino, segna ufficialmente l’avvio del dramma pirandelliano in tutta la sua essenza: pur di non scalfire la propria maschera, Paolino si adopera per combinare – grazie alla complicità dell’amico medico – un incontro tra l’amata e il marito, cercando di vincere la recalcitranza di quest’ultimo verso qualsiasi relazione con la moglie.

A cento anni dalla prima rappresentazione, il regista Giancarlo Nicoletti propone una interpretazione assolutamente originale di una trama che, altrimenti, si sarebbe chiusa in pura esegesi didattica, rischiando di annoiare con quel cinismo e drammaticità “cruda” che spesso ricorre negli scritti dell’autore. Occhi nuovi, dunque, con i quali rileggere l’opera pirandelliana, un approccio che ne inverte l’ordine partendo da “quello che realmente è” e non da quello che dovrebbe essere. E così, “l’uomo, la bestia e la virtù” diventa uno spettacolo vivo, esilarante che, attraverso l’esasperazione intelligente di circostanze e dei “tratti” più coloriti di taluni personaggi, riesce a far sorridere il pubblico. Complice di certo un cast di eccezione: dal protagonista Colangeli, a Filippo Gili (nelle vesti del capitano), a Valentina Perrella (la moglie), gli attori hanno saputo interpretare con pathos il taglio stilistico voluto da Nicoletti, rendendo o riportando l’universo pirandelliano al suo crudismo umano e assieme comico, tragico e attuale.
Info: Teatro Brancaccino

Manuela Mancino