Si è concluso con l’incontro con la linguista Laura Nacci, il Festival Binario Donna, al Teatro Binario 7 di Monza. Quattro mesi dedicati alla figura femminile, soprattutto dove non è rispettata o abbastanza conosciuta nella storia. Molti gli appuntamenti di arte, teatro, danza, linguaggio, dipendenza e spettacolo e una ricchissima mostra su “Le Nobel per la scienza”.
Monza, Italia.
Venerdì 13 marzo, con la storica della lingua Laura Nacci, si è conclusa la seconda edizione del Festival Binario Donne, ideato da Teatro Binario 7 in collaborazione con ArcoDonna aps.

Da sinistra Laura Nacci e Barbara Rachetti
Binario Donna
Il progetto, ancora più ambizioso dello scorso anno, si è articolato in un lungo percorso a tappe cominciato a novembre: incontri (Vuoto apparente. Scienziate nel tempo, con Sara Sesti, Incontro sul tema della dipendenza affettiva, con Federica Citterio e Luisa Borini, Parole e potere al lavoro, con Laura Nacci); il concerto di Rossana Casale Trio in Il Signor G e l’amore; spettacoli (Storie Incartate per principesse ribelli, con Fondazione Aida e TODO-Talent Cardboard, Ellas, produzione N.hU.DA Naked Human Dance, Molto dolore per nulla, con Luisa Borini); la conferenza-spettacolo Virginia, Emma, Giovanna, con Simona Bartolena e Alessandro Pazzi; il film La testimone – Shahed, in persiano sottotitolato in italiano, con incontro a seguire con l’associazione Maanà; la mostra Le Nobel per la scienza, a cura di ArcoDonna aps e lo show Le anarchiche live show, a cura di Radio Binario 7.

Le Invisibili
Il 13 marzo si è concluso anche il percorso Le Invisibili, storie di donne che hanno sfidato pregiudizi millenari, a cura di ArcoDonna, all’interno di Binario Donne.
“Lo abbiamo intitolato “Le invisibili” perché le donne non sono mai conosciute abbastanza – ha spiegato Laura Morasso, presidente di ArcoDonna aps – Ci sono state donne straordinarie nella storia che una narrazione tutta al maschile ha completamente ignorato, e non solo: otto scienziate eccezionali che hanno fatto scoperte fondamentali sono state scippate dei loro diritti dagli uomini a cui le avevano raccontate, che se ne sono appropriati. Una fra tutte la moglie di Albert Einstein, Milena Marić, che era una grande matematica. Alla fine il marito la risarcì in denaro, denaro che le servì a occuparsi del figlio autistico che invece il padre abbandonò”.

Le Nobel per la scienza
ArcoDonna aps ha curato gli incontri sulla scienza, il linguaggio e la toponomastica (quest’ultimo in programma il 20 novembre, ma annullato e rimandato a data da definirsi) e ideato la mostra Il genio invisibile, Nobel negati alla donne di scienza, realizzata dai ragazzi del corso di Tecnico grafico ipermediale d ECFoP di Vimercate, guidati dal professore Stefano Brenna e con la supervisione di Sara Sesti, docente di matematica e ricercatrice di Storia della scienza.
In sala Fellini è stata esposta per tutta la durata del festival Binario Donna anche la mostra Le Nobel per la scienza, realizzata dalla Associazione Toponomastica Femminile.
Le due esposizioni hanno il merito di far conoscere le pioniere della scienza: Maria Sybilla Merian, Ada Byron, Ellen Swallow-Richard, Alice Hamilton, Hedy Lamarr e le loro scoperte e illustrare tutte le donne che hanno ricevuto il Nobel, le donne a cui è stato negato, le grandi inventrici e le scienziate per l’ambiente.
Davvero interessante e unica nel suo genere.
“Sono pannelli facilmente trasportabili, che vorremmo portare nelle scuole, nelle consulte di quartiere, in tutti i luoghi dove si possa fare cultura”, ha concluso Morasso.

Parole e potere al lavoro
L’incontro con la divulgatrice linguistica Laura Nacci, moderato da Barbara Rachetti, socia di ArcoDonna aps, ha indagato l’origine di dieci parole che giocano un ruolo fondamentale nel gender gap che si riscontra ancora oggi nel mondo del lavoro.
“Non sono solo parole. Se non la nominiamo una realtà non esiste – ha spiegato Laura Nacci – Studiare la storia delle parole è super affascinante; le parole viaggiano ne tempo, nello spazio, nei loro viaggi imparano delle cose. Sono come le valanghe, rotolando giù si arricchiscono di significati. Raccontano delle epoche, delle società, di noi. Danno forma ai pensieri, alle opinioni e a volte supportano cambiamenti sociali importanti”.
Le dieci parole di cui tratta anche il libro Parole e potere al lavoro. Il gender gap in dieci racconti linguistici spaziano da “carriera” a “stereotipo”, “tetto di cristallo”, “mobbing”, “divario salariale”, “molestia”, “stalking”.

Carriera
“Carriera” per esempio deriva dal latino carrus: nell’Alto Medioevo, traslato in francese e infine in italiano, indicava la strada che percorrevano i carri per unire due centri importanti, poi lo spazio in cui i carri e i cavalli combattevano, infine i duelli per la madama dell’amor cortese. Significava la velocità con cui i carri andavano – si dice ancora “di carriera”, “di gran carriera” – dunque ha una storia maschile. Non diciamo uomo in carriera, ma donna in carriera, con un’accezione negativa”.
Stereotipo
Stereotipo ha una storia ancora più interessante:“Nel 795, in Francia, Fernando Didot, di nobile famiglia, deve impaginare e stampare un complicatissimo libro di algoritmi, inventa una nuova tecnica tipografica con una sola matrice, già impaginata, chiamata stereotipia, dal greco “il colpo inciso su una lastra ferma”, qualcosa che si ripete sempre uguale su larga scala, una grande rivoluzione. In tipografia, non nella lettura della realtà. Nelle relazioni lo stereotipo è una scorciatoia del nostro cervello, rispecchia bias culturali”.
Uno stereotipo per esempio è che le donne non siano competenti nel mondo del Tech. Per questo Laura Nacci con oltre 1200 associate e alcuni associati, ha fondato SheTech, un ente no profit per portare la parità di genere nel tech e nel digital, attraverso attività di networking e formazione per creare ponti tra persone e aziende e supportare chi lavora. Infatti il 38% dei laureati in materie STEM sono donne, ma solo l’8% dei ruoli apicali è ricoperto da donne. Un assurdo.

Stalking
Un altro termine delicato è stalking: “Deriva dall’etologia, indica i comportamenti dei felini che stanno acquattati, pronti a colpire. Negli anni ’70/80 in America è stato definito reato; in Italia lo è dal 2009, intorno al 2011 i giornali erano pieni di titoli con espressioni tipo “stolkerare l’ex su Facebook o il cliente prima di incontrarlo”, i libri per adolescenti ne sono pieni. Le parole hanno un grande potere. Servono ad accelerare i processi di cambiamento, ma a volte depotenziano. Noi donne abbiamo interiorizzato certi stereotipi e ci auto limitiamo”.
Declinazione maschile e femminile
“Che le professioni più umili siano declinate al femminile non ci fa strano, mentre le professioni più evolute e meglio retribuite sono tradizionalmente al maschile – ha sottolineato Barbara Rachetti – Non ci suonerà “medica”? Pazienza, ce ne faremo una ragione. Il linguaggio evolve insieme alla società”.
Nel corso della conferenza non sono mancati i riferimenti taglienti alla politica o l’indignazione per la tendenza conservatrice emersa da un recente studio internazionale sui ragazzi della Gen Z, che vorrebbero le donne a casa coi bambini. Benché io non creda affatto che questo ruolo sia deplorevole, anzi, e neppure che “Le soft skills siano potenziamenti uguali negli uomini e nelle donne, basta allenarle” – come è stato detto – non occorre essere femministe e neppure donne, per riconoscere le evidenti disparità di salario e ancora prima di possibilità per le donne nel mondo del lavoro.
Come sempre sono la cultura e l’educazione, a partire dal linguaggio, inscindibile dal pensiero, le uniche vie possibili per una vera giustizia e una autentica parità (non uniformità) di genere.
Photo Elena Borravicchio. Courtesy of Associazione toponomastica femminile e ArcoDonna aps



