Dal 5 maggio al 26 giugno Montrasio Arte propone una mostra internazionale con opere che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea: le installazioni e le fotografie di Dennis Oppenheim e Gordon Matta- Clark gettano una luce importante sul movimento di rottura incentrato sulla Land Art, una forma d’arte innovativa radicatasi negli anni Settanta, che cerca un rapporto stretto con la terra, origine non soltanto del regno naturale e animale ma anche umano.
Monza, Italia.
Inaugurata il 4 maggio alla galleria Montrasio Arte di Monza la mostra di respiro internazionale Sulla soglia di una cascata, tagliando il ghiaccio. Dennis Oppenheim e Gordon Matta-Clark.
Molti gli amici convenuti, tra i quali il Primo Cittadino Paolo Pilotto, l’assessore al Lavoro, Commercio e Attività Produttive Carlo Abbà e l’assessore alle Politiche Sociali Egidio Riva.

Il percorso
L’esposizione propone varie opere fondamentali, alcune delle quali esposte in Italia per la prima volta, che segnano il percorso dei due artisti dagli esordi, negli anni Sessanta, fino al 1978, anno della scomparsa di Matta-Clark a soli 35 anni.
Earth Art
“Tutto ebbe inizio nel 1969 – spiega Mario Amodeo, collaboratore della galleria – in occasione di una mostra alla Cornell University, che ha fatto la storia dell’arte, Earth Art. C’erano nove artisti in quella mostra, tutti lavoravano con la natura, in stretto rapporto con la terra“.
“Matta-Clark era molto più giovane di Oppenheim eppure si trovò al suo fianco nella realizzazione della grande opera Beebe Lake Ice Cut, documentata in un filmato visibile qui in galleria, un’opera performativa che prevedeva un lungo taglio nel ghiaccio di un lago ghiacciato con seghe apposite e altri attrezzi”.

Beebe Lake Ice Cut
La performance, che si realizzò proprio vicino alle cascate, nell’estremità occidentale del Beebe Lake, un lago artificiale situato dentro al campus della Cornell University, a Ithaca, stato di New York, dà il titolo alla mostra che getta una luce molto interessante sulla Land Art, dirompente forma d’arte che prende piede negli anni Settanta e occupa un posto nuovo in bilico tra scultura, performance, naturalismo e arte povera.
Segno grafico, vedute aeree, cartine
“Oppenheim lavora sempre con il segno grafico e la performance, come il taglio nel ghiaccio nel Beebe Plain, al confine tra Canada e Stati Uniti, vedute aeree del territorio in cui ha realizzato la performance, cartine e targhe come questa che segna il confine tra i due stati – spiega Francesca Montrasio, gallerista, davanti a un’opera – Matta- Clark giovane e forte fondamentalmente aiutò Oppenheim a fare i lavori pesanti“.

Opere di denuncia
“Le opere di Oppenheim hanno sempre un sapore politico, di denuncia. Negli anni Sessanta Oppenheim visitò un allevamento intensivo negli Stati Uniti e ne rimase talmente scioccato che realizzò l’opera Branded Mountain, esposta in galleria: la fotografia gigante della sua performance in un campo di grano, che riproduce il segno della marchiatura del bestiame, delle pelli srotolate a terra e, sopra, i marchi stessi. Portò avanti una riflessione sul rapporto tra umani e animali, che, maltrattati, in un futuro si sarebbero ribellati all’uomo”.

Slide Dissolve Sequence for Ground Gel
In Slide Dissolve Sequence for Ground Gel invece Oppenheim indaga per fotogrammi il rapporto con la figlia Chandra, che, in braccio al padre, vortica in un girotondo destinato a fare delle due forme una forma sola, un abbraccio perfetto.
Gordon Matta-Clark
Le stampe alla gelatina di Gordon Matta-Clark, artista e architetto, accostate alle opere di Dennis Oppenheim, costituiscono un parallelismo perfetto: i tagli di luce, le geometrie, i dettagli industriali, le architetture diroccate tipiche degli scatti di Matta-Clark fanno breccia nello spettatore e, tanto quanto le opere di Oppenheim, gli suggeriscono un modo diverso di guardare il mondo, di pensare il nostro modo di abitare il mondo.

INFO
5 maggio • 26 giugno 2026
martedì/sabato 10 • 12.30 e 15.30 • 19
Montrasio Arte
via Edmondo De Amicis 19, Monza
+39 039 321770
IG montrasioarte_
Photo Elena Borravicchio




