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LA CUCITORIA: CON SONJA TAGLIAVINI, TRA I SUOI ABITI E I SUOI VIAGGI

La Cucitoria è l’atelier di Sonja Tagliavini. Nel cuore del centro storico milanese. Un atelier fuori dagli schemi: un salotto colorato pieno di tessuti e abiti. Creazioni di Sonja Tagliavini, spesso ispirati ai suoi tanti viaggi.

Milano, Italia
In un angolo della vecchia Milano, dietro corso Italia, si snoda piccola e stretta via Disciplini. Passando, si resta attratti e incuriositi dalle vetrine che trovano spazio al numero 4. Sono quelle di una piccola sartoria artigianale: La Cucitoria. Aperta nel 1998 da Sonja Tagliavini. Signora milanese, di una raffinata eleganza, sobria e dallo spirito vivace, intraprendente e ricca di idee e intuizioni. Che non ha paura delle sfide e che ama il cambiamento.

La-Cucitoria-700

La Cucitoria è colma di tessuti, stoffe che provengono da tutto il mondo, abiti e colori. Adiacente, il laboratorio in cui sarte esperte realizzano a mano le creazioni di Sonja Tagliavini. Capi essenziali, lineari, molto raffinati per donne di classe, colte e dinamiche di ogni età. Per questa estate propone una collezione ispirata agli anni Settanta, con un look hippie chic. Pantaloni a zampa d’elefante abbinati a gilet patchwork o camicie in seta leggerissima. Eleganti abiti lunghi e immancabili maglioncini coloratissimi in cachemire, pezzo iconico de La Cucitoria.

Agenda Viaggi ha incontrato Sonja Tagliavini nel suo atelier. Un’atmosfera calda e accogliente, fatta di una piacevole tranquillità, ma anche di vivace andirivieni di clienti e amici.

Sonja, come ha cominciato il suo viaggio nel mondo sartoriale?
La-Cucitoria-350Finito il liceo e la Scuola Interpreti, perché volevo fare l’interprete, un giorno sono passata davanti a un negozio e ho visto un golf che mi piaceva. Mi sono detta “che bello e se mi mettessi a fare dei golf?”. E così ho fatto un modello, che poi ho presentato a un mio amico che aveva un negozio, in pieno centro, di abbigliamento da uomo. Gli è piaciuto, mi ha comperato dei capi, poi me ne ha ordinati molti altri. E da lì è nato il mio amore per l’abbigliamento, prima di tutto per la maglieria. Perché mi sembrava la cosa più facile. Questo all’età di 23-24 anni. Poi andando avanti, tutto si è ingrandito un po’ per volta. Ho pensato che insieme alla maglieria poteva stare bene anche qualche camicia, e così ho iniziato a fare qualche camicia. Poi ho pensato che poteva stare bene qualche vestitino, e così ho iniziato a fare anche qualche vestitino. In seguito ho cominciato a fare delle collezioni che presentavo, per esempio a Milano Vende Moda, e vendevo ai negozi.

I passi successivi?
Lo scenario è cambiato. Sono iniziate le monomarca e anche i problemi. Molti negozi chiudevano. Io avevo il mio spazio e mi sono chiesta cosa fare. Ed è arrivata l’intuizione “faccio un negozietto, faccio una sartoria“. Ritorno ai vecchi tempi. Allora non c’era nessuno a fare sartoria artigianale. Sono stata la prima in assoluto. Avevo una marea di lavoro. Sono partita dalle riparazioni e dalle rimesse a modello, lo spirito iniziale del mio spazio. La gente aveva vestiti negli armadi che non metteva più e che sarebbero stati da rimettere a posto oppure da buttare. La molla è stata una mia amica che aveva degli abiti da eliminare. A me dispiaceva. Le ho detto di aspettare tre mesi. E in tre mesi ho messo insieme tutto. A cominciare da brave sarte, un tempo più facili da trovare. Era il 1998 e nasceva La Cucitoria.

Come si è sviluppata l’attività?
Hanno iniziato a chiedermi se facevo anche abiti su misura. E ho cominciato a farli, dai tailleur agli abiti da sera. A quel punto ho assunto una première che poi ho cambiato, con la fortuna di poter prendere la première di una grande sartoria milanese. Poi due ragazze, una per lavorare con la première e una per le riparazioni. Poi le magliaie per fare i golf che disegno. E così siamo andati avanti e andiamo avanti.

Come le sembra che siano cambiati negli anni il suo lavoro e l’ambiente?
Per quanto riguarda le riparazioni, devo dire che c’è stato un certo cambiamento, dovuto anche alla situazione finanziaria. Le persone, per le cose più semplici, scelgono i posti in cui si spende meno e ce ne sono tanti. Sulle riparazioni più particolari e sulle rimesse a modello, invece, è diverso. Così ho più gente su questo versante. Persone che hanno bisogno di riparazioni e rimesse a modello per abiti importanti. Poi ho clienti che magari non vedo da qualche anno e tornano. Tipicamente mi dicono “Mi vuole ancora?” E rispondo “Ma certo venga, venga, che la voglio ancora!”

La-Cucitoria-351Una sua passione è viaggiare, come dimostrano le tante stoffe di Paesi diversi…
Sì viaggio molto. Per esempio Yemen, Libia, Siria, Mali, Ruanda, Etiopia. Parto con le valigie piene e pian piano regalo tutto alle persone dei Paesi che visito. In particolare Africa, dove tra l’altro vive mio figlio, e India che amo molto. E poi le riempio con i tessuti e le idee che porto a casa.

Tra i suoi viaggi, quali sono le destinazioni che porta nel cuore?
L’India e l’Africa. Rimangono dentro. L’Africa è stupenda, dalla gente ai colori. Però in India c’è una spiritualità che non si trova in Africa. Una bellezza stupenda.

I suoi viaggi sono impressi nelle sue creazioni?
Sì, soprattutto il mood che poi realizzo con i nostri tessuti italiani. I miei viaggi si ritrovano nelle fantasie, in un colletto particolare, in certi tagli. C’è sempre qualcosa che richiama i Paesi che ho visitato. C’è uno scambio continuo. Un mix di culture: dalla giacca del Madagascar al cappotto dell’Uzbekistan, con disegni tipo Etro. Fatto tutto con timbri a mano. In Uzbekistan mettono il tessuto sul tavolo, cominciano prima con il timbro esterno, poi con uno un po’ più interno, e poi con uno più piccolo sempre interno. Ci mettono circa tre mesi per preparare questo tessuto. E poi non lascia giù il colore. Anche i tessuti africani non lasciano più il colore perché hanno trovato il modo per fissarlo.

Definisce il suo atelier fuori dagli schemi, perché?
Il mio atelier è una sorta di salotto. È come un invito a casa. Si beve il caffè, si mangiano i biscotti, ci si raccontano le cose. Lascio le persone libere di guardare, curiosare, toccare, sentire i materiali, i modelli. Ho un approccio personale con le clienti, che vengono accolte come amiche. La Cucitoria è un luogo in cui alla base del lavoro c’è anche un fondo di amicizia. Dove le signore un po’ più esigenti riescono comunque a trovare quello che vogliono. Perché le seguiamo da vicino, con pazienza. Dove le finiture dei vestiti sono impeccabili. Per me il rovescio deve essere anche meglio del dritto. Quando si tira fuori un mio cappotto, per esempio, le fodere sono fatte con le sete delle cravatte, magari fatte tutte a pezzi. Particolari e dettagli sono curatissimi. E un luogo in cui le cose che faccio sono solo mie, dal disegno alla fattura, perché non compero da nessuno. Le disegno io e le faccio io. E mi diverto.

Tra gli strumenti e i materiali che si usano in una sartoria, dal disegno alla realizzazione, qual è quello che sente più suo e la rappresenta di più?
I tessuti. Li adoro. Mi piace toccarli, immaginarli, sentirli. Poi il tessuto mi fa l’abito. Vedo un tessuto che mi piace e questo è l’inizio di un parto.

Qual è la sua filosofia di stile?
La-Cucitoria-352Indicativamente qualcosa che è di moda, perché devo comunque inserirla nelle mie creazioni. Però smussata con il mio gusto, che si ritrova in tante cose. Dall’abito un po’ più lungo di quanto dovrebbe, a un colletto in stile indiano che a me piace molto, alle forme un po’ larghe. Un’eleganza che non è l’abito attillato o il tailleur della signora bene. Deve venire fuori la personalità di chi lo indossa. L’abito non deve essere il mio abito, deve essere l’abito di chi lo porta. Deve essere la persona che esprime la sua personalità. Chiaramente aiutandola a scegliere il modello più adatto. Nessuno è brutto se si sa mettere in un certo modo. Poi magari ci si imbruttisce, mettendosi nel modo sbagliato. Sono abiti personalizzati, non solo nella fattura ma anche nella concezione, a partire dal fisico e dallo spirito di chi li porta. Cerco di trovare il modo di vestire le persone affinchè si sentano ben vestite, indifferentemente dalle taglie.

Quali sono i materiali e le forme che preferisce?
Tessuti morbidi, che cadono e in cui il corpo si intravede. Sbiechi, ruote. Il tubino può essere carino e utile. Ma ci deve essere sempre qualcosa di più. Per esempio una signora mi ha portato un vecchio vestito bianco da rimettere a modello. Ho cambiato tutto, completamente. L’ho aperto dietro e, come si usava negli anni Cinquanta, ho inserito due file di bottoni con dentro tutte le righe bianche e rosse, l’ho bordato in bianco e rosso, i bottoni bianchi cuciti con fili rossi. Alla fine la cliente mi ha detto “ma lei mi ha fatto un vestito nuovo” e le ho risposto “certo perché non andava bene quello che aveva lei”. Certo, devo vedere la persona e capire cosa posso fare con quella persona. Magari ci metto un anno per accompagnarla verso un nuovo stile, verso la mia vision.

E le tonalità?
Vestirei marrone e nero d’estate. Perché sono bellissimi con l’abbronzatura. Invece d’inverno, quando tutto è grigio, dei bei colori. Ho avuto un’evoluzione sui colori, che mi piacciono tantissimo. Me ne innamoro. E poi bisogna cambiare, sempre.

Ha anche uomini tra i suoi clienti?
Sì, faccio riparazione e rimessa a modello di giacche da uomo. E gli uomini sono più vanitosi delle donne. Infatti ho anche clienti uomini che mi chiedono consulenza sul look! Ed è davvero interessante, sia sul genere maschile sia su quello femminile, conoscere le persone!

E le donne? C’è un un fil rouge che le caratterizza o sono tutte diverse?
No, c’è una grandissima varietà. Dalla cliente molto classica che vuole vestire solo in un modo, tubini e tailleur, alla cliente che vorrebbe vestire un po’ più destrutturata come piace a me. Anche se magari non posso accontentarla completamente, perché non le starebbe bene. C’è quella che accetta tutto. C’è quella che mi dà carta bianca, quella che mi chiede di preparare i vari colori e poi decidiamo insieme. E quelle che dicono “voglio questo”, portando anche la foto. A volte accetto e a volte no. Perché secondo il mio punto di vista non le starebbe bene. Così cerco di consigliarla e portarla al modello migliore per la sua tipologia di fisico. Lo stesso sui prezzi: a chi vanno bene, a chi no, chi contratta, chi ritorna.

Il trend attuale?
È un periodo molto divertente perché è il momento delle figlie. Dopo circa vent’anni, cominciano ad arrivare le figlie delle mie clienti. Sono tra i 18 e i 22 anni. Portano i vestiti delle mamme da mettere a posto oppure si fanno fare gli abiti. Ed è tutta un’altra filosofia di vita. Sono meno studiate, a loro piace sentirsi libere. Però la camicia o il vestito devono essere perfetti, su misura. Per una festa la sera, per una cena particolare, per il matrimonio dell’amica, per il battesimo del bambino. Tutto un mondo di ragazze che comincia a pullulare e che mi piace moltissimo.

Quale capo non può mancare in un guardaroba femminile?
Non dico il tubino nero perché è scontato. Se fosse per me, un paio di pantaloni larghi e una camicia larga. Qualcosa che si indossa e ci si sente vestiti. Che vada bene alla mattina come alla sera. Qualcosa di destrutturato, ma molto elegante con un taglio stupendo. È il taglio che è importante.

Cosa mettere in valigia quest’anno per le vacanze?
Gilet, gilet, gilet. Colore, colore, colore. Il mood è anni Settanta per fantasie e colori. Sgargianti come il rosso, il verde, il giallo che si alternano a delicate tonalità di grigio perla, panna e quarzo rosa.

E i prossimi progetti?
Si comincia a pensare all’autunno. Giacche e pantaloni che ho già in mente.

La sua estate?
Destinazione Russia. San Pietroburgo e Mosca. E “dalla Russia con amore” porterò nuovi tessuti e idee. Poi andrò a trovare mio figlio in Africa. Ad Abidjan in Costa d’Avorio. Un punto tranquillo, era Africa francese. Una città estesissima, circa 12 milioni di abitanti, case con al massimo due piani, solo tre strade principali asfaltate e le macchine di una volta con un inquinamento tremendo. Però in tutto questo c’è un grande fascino e la gente è molto gentile. Una curiosità. A ogni angolo di strada c’è una farmacia. I taxi sanno dove andare in base al nome della farmacia. Invece di chiedere una strada devi chiedere una farmacia. Insomma i punti di riferimento sono le farmacie, che saranno migliaia.

Francesca Vespignani
fra.vespignani@agendaviaggi.com

Francesca Vespignani

Francesca Vespignani

Adora Milano, la sua città. Dove è nata, cresciuta e vive tuttora. E che rappresenta il cinquanta per cento delle sue origini. L'altro cinquanta per cento è romagnolo. Ama la Francia. Tanto che è convinta di essere stata francese, in un'altra vita. Lettrice accanita, con una predilezione per i gialli e i grandi detective della letteratura, ama il mare in ogni stagione, il profumo della macchia mediterranea e il blu che solo certi cieli di marzo sanno regalare. Le sue due grandi passioni sono viaggiare, per scoprire nuove città, altri panorami, altre culture, e scrivere. Con un forte debole per la buona cucina.

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