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K-NOW! Korean Video Art Today: l’arte contemporanea della Corea del Sud al MASI Lugano

Il progetto al MASI intende mettere in luce l’originalità di una produzione artistica che, pur sviluppandosi in un contesto territoriale relativamente circoscritto, si è affermata negli ultimi anni come una delle più dinamiche e seguite a livello internazionale.

Lugano, Svizzera.

Il Museo d’arte della Svizzera italiana inaugura la stagione 2026 con “K-NOW! Korean Video Art Today”. La mostra propone uno sguardo sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso la videoarte, linguaggio profondamente intrecciato alla storia del Paese e alla sua società. Il progetto al MASI intende mettere in luce l’originalità di una produzione artistica che, pur sviluppandosi in un contesto territoriale relativamente circoscritto, si è affermata negli ultimi anni come una delle più dinamiche e seguite a livello internazionale.

Gli artisti

In un percorso immersivo, ospitato nella sala ipogea del LAC, sono presentate otto posizioni di artisti, artiste e collettivi di nuova generazione, cresciuti nell’ombra di una guerra irrisolta e nel pieno delle rapide trasformazioni della società coreana: Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, 업체eobchae, Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun.

Sopra, Chan-kyong Park, Fotogramma tratto da Citizen’s Forest 2016.
Photo grande in alto, Sungsil Ryu, Fotogramma tratto da , 2018 © Sungsil Ryu

© Chan-kyong Park

Le opere

Pur radicate nella storia e nella realtà del loro Paese, le opere affrontano alcune delle questioni fondamentali – culturali, storiche ed esistenziali – che definiscono lo Zeitgeist del nostro presente globalizzato: dal rapporto tra tecnologia e corpo a quello tra storia, memoria e tradizione, dalla migrazione a un mondo del lavoro sempre più segnato da richieste di performance e accelerazione.

I video hanno una durata variabile tra i 5 e i 26 minuti. La durata complessiva della visita alla mostra è di circa 1 ora e 40 minuti.

La forza della videoarte

“In un’epoca in cui le geografie culturali si intrecciano e i confini tra locale e globale diventano sempre più fluidi, dai lavori in mostra al MASI emerge non solo la trasversalità di temi comuni alle società contemporanee, ma anche la forza transnazionale della videoarte come strumento di percezione, memoria e narrazione del contemporaneo” spiegano le curatrici del progetto Francesca Benini (MASI) e Je Yun Moon, già vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul. “K-NOW! Korean Video Art Today” offre inoltre una preziosa occasione di confronto con le diverse modalità attraverso cui oggi si può fruire il video nell’arte, dalle proiezioni tradizionali ai visori di realtà virtuale. Una varietà, questa, in cui si riflette l’evoluzione di un medium globale, profondamente trasformato da innovazioni tecnologiche che continuano a ridefinirne i confini e le possibilità espressive.

“Il confronto con la scena della videoarte in Corea oggi può stimolare una riflessione sulle geografie del contemporaneo. In un momento in cui molti Paesi tendono a chiudersi, queste opere video ricordano come “vedere” non sia un atto neutro: può implicare un cambiamento di prospettiva, un allargamento dello sguardo, la possibilità di intrecciare la nostra esperienza con quella degli altri” concludono le curatrici Francesca Benini e Je Yun Moon.

Jane Jin Kaisen, Fotogramma tratto da Offering, 2023 © 2026, ProLitteris, Zurich. Jane Jin Kaisen

Chan-kyong Park

L’esposizione si sviluppa in un percorso fluido e ritmato, che attraversa immaginari, percezioni e dimensioni contrastanti. È uno scorrere dilatato del tempo quello in cui il pubblico è immerso all’inizio della mostra, che si apre con Citizen’s Forest (2016) di Chan-kyong Park. La video installazione multicanale ha un formato panoramico allungato, che richiama l’orizzontalità dei rotoli distesi utilizzati nella pittura tradizionale asiatica. In questa dimensione sospesa e stratificata, cerimonie dello sciamanesimo popolare si intrecciano alla commemorazione di fatti tragici della storia coreana recente, come il naufragio del traghetto di Sewol nel 2014, rivelando il potenziale della tradizione come forma profonda e sovversiva di recupero storico.

Jane Jin Kaisen

All’opera di Park rispondono i video Offering (2023) e Wreckage (2024) dell’artista Jane Jin Kaisen presentati con una doppia proiezione alla fine del percorso. Dalle immagini potentemente evocative e poetiche emerge il legame dell’artista con l’isola di Jeju e con le memorie storiche sommerse nelle sue acque, come il massacro dei civili del 1948 da parte dell’esercito sudcoreano. Kaisen richiama inoltre la relazione del luogo con forme di resistenza femminile, in quanto custode della cultura delle Haenyeo, le donne pescatrici apneiste.

Ayoung Kim, Fotogramma tratto da Delivery Dancer’s Sphere, 2022 © Ayoung Kim

Ayoung Kim

Dal video come memoria storica alle narrazioni speculative e visioni (post)tecnologiche, la mostra propone poi alcune opere che esplorano la condizione contemporanea della vita all’interno di ambienti interconnessi, interfacciati e governati dai dati, come in Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim. Nel video, trasmesso su un LED wall monumentale al centro dello spazio espositivo, il pubblico segue i viaggi su motocicletta di una giovane corriere attraverso una Seoul trasformata in un rutilante paesaggio algoritmico. Nata durante la pandemia di COVID-19, l’opera invita a riflettere sulla gig economy, sistema basato su lavori temporanei e su un mondo del lavoro sempre più accelerato e performante.

업체eobchae

Anche il collettivo audiovisivo 업체eobchae, fondato nel 2017 a Seoul e composto da Nahee Kim, Cheonseok Oh e Hwi Hwang, osserva i modelli economici dominanti e le trasformazioni tecnologiche per proiettare visioni speculative e scenari possibili, a volte inquietanti, a volte profondamente rivelatori. Attraverso un’estetica digitale ironica e distopica, ROLA ROLLS (2024) esplora un futuro privo di risorse fossili raccontando la trasformazione del personaggio “R”, simbolo dell’industria petrolifera, in membro di una setta ecologista che rende gli esseri umani sistemi ibridi autosufficienti. Le tappe evolutive sono visualizzate nella futuristica scultura TREE OF ROLA (2024), esposta insieme al video.

업체eobchae, Fotogramma tratto da ROLA ROLLS, 2024 ©업체eobchae

Sungsil Ryu

Tra satira e critica sociale Sungsil Ryu guarda a una società — coreana e non solo — segnata da forti gerarchie, competizione e ambigue aspettative di status. <BJ Cherry Jang 2018.9> (2018) ruota attorno al personaggio fittizio di una streamer virtuale, appunto Cherry Jang, che fa leva sui desideri piccolo borghesi delle persone per indurle a inseguire una presunta “cittadinanza di prima classe” – una condizione di appartenenza che il visitatore può effettivamente comprare, scansionando il codice QR integrato nel wallpaper in mostra.

Heecheon Kim

Il video come spazio mentale, luogo e strumento di percezione, attraverso cui riflettere su come la tecnologia abbia trasformato il nostro modo di vivere, vedere e sentirci presenti, è al centro della ricerca di Heecheon Kim. In Ghost1990 (2021), fruibile tramite visore VR, il pubblico assume il punto di vista di un atleta infortunato, e viene immerso nella tensione tra vulnerabilità, desiderio di controllo e ossessione per la performance fisica.

Onejoon Che

Per Onejoon Che il video è invece un formato di indagine sulle comunità e i confini. In Made in Korea (2021), realizzato con il musicista nigeriano Igwe Osinachi, con il linguaggio dei videoclip musicali l’artista affronta il tema dell’emigrazione africana in Corea. L’opera, presentata su uno schermo integrato in un’installazione a parete con due file di copertine di LP, offre uno sguardo leggero ma profondo sulla trasformazione sociale del territorio e sulle sue contraddizioni.

Sojung

La dimensione politica dei luoghi è esplorata anche da Sojung Jun in Green Screen (2021), presentato nella Hall del museo. Il video, girato lungo la Zona Demilitarizzata (DMZ) tra le due Coree restituisce un luogo carico di storia, di attese e separazioni, ma anche di rigenerazione, in cui la natura si è riappropriata del territorio – l’invito è a ripensare i confini non solo geografici, ma anche quelli simbolici.

Il catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da Mousse Publishing in edizione bilingue italiano-inglese. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Je Yun Moon e Adeena Mey, una prefazione di Tobia Bezzola e otto interviste con gli artisti e le artiste presenti in mostra.

INFO

Per informazioni e dettagli, consultare www.masilugano.ch

Photo courtesy of MASI Lugano. Studio Battage Ufficio Stampa

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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