Intervista a Salvatore Iacono, ideatore di Ischia Street Art Gallery.

Ischia Street Art Gallery: arte urbana per tutti e da tutti

Scritto da Camilla Castellani on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Intervista a Salvatore Iacono, ideatore di Ischia Street Art Gallery.

Ischia, Italia.
Un argomento caldo di questi tempi, tristemente ma fortunatamente dibattuto, è lo spreco di cibo. In “Wasted! – The story of food waste”, Anthony Bourdain ci accompagna in un viaggio intorno al globo: e, viste da questa prospettiva, ciascuna tappa è una sberla in faccia. Guancia destra, guancia sinistra lo scomparso chef, in compagnia di Dan Barber e Massimo Bottura – solo per citare alcuni nomi presenti nel documentario – ci mette K.O. con tutta l’ironia e la sfrontatezza che l’hanno contraddistinto. E nonostante il messaggio fosse chiaramente rivolto ad uso più consapevole del cibo, io ho voluto – come mio solito – divagare. 

Cibo è sinonimo di convivialità, condivisione ma – e il documentario lo sottolinea spesso – anche comunità. E combatterne lo spreco è un modo per creare delle sinergie, dei rapporti sociali forti che – a mio avviso – farebbero crescere, e anche di molto, la qualità della vita di ciascuno di noi; senza riferirsi sempre e solo al fattore economico, ma senza nemmeno escluderlo. Perciò, pensare all’arte urbana è stato inevitabile. Pensare alle città è stato inevitabile, a quanti luoghi dismessi o abbandonati o – diciamocelo – ignorati vengono lasciati lì come capro espiatorio di qualche discussione burocratica. E non è forse spreco questo? Quanti di questi edifici potrebbero essere punto di ritrovo e, perché no, di riferimento per generazioni – senza l’obbligo di etichette X, Z, Millenials o altro -. Ci sono giovani progettisti pronti a mettere in atto nuovi progetti, artigiani e commercianti ad aprire attività, street artists a far parlare i loro muri. Orti urbani, chioschi, centri per ragazzi, musei a cielo aperto: possiamo chiamarle “utopie” ancora per un po’ ma voglio essere ottimista e confidare nel fatto che qualcosa succederà, perché succederà vero??

E se nel pubblico la questione rimane delicata e indubbiamente sospesa, nel privato c’è chi decide di mettere l’arte “al servizio” di tutti. Ischia Street Art Gallery è la concretizzazione dell’idea di Salvatore Iacono di rendere socialmente interattiva una galleria d’arte urbana. In questa chiacchierata ci racconta di come sia iniziata la sua “guerriglia art”, di progetti nati in quarantena e della sua Ischia

Sono ad Ischia e mi suggeriscono di visitare Ischia Street Art Gallery, ma quello che trovo non è una galleria del tutto “convenzionale”. Ti va di spiegarci di cosa si tratta?

Ischia Street Art Gallery è il primo modello di galleria d’arte interattiva per il sociale, per i linguaggi e la creatività urbana, uno spazio underground dedicato a espressioni, cultura e concetti legati all’arte di strada. Un centro privato, ma aperto a tutti, che diviene luogo di riflessione, di provocazione senza censure, di dialogo e perché no, di conflitto aperto e addirittura strumento di rieducazione civica. Come in epoca preistorica gli artisti usufruivano di superfici naturali, realizzando graffiti e pitture rupestri rituali e propiziatorie, così gli artisti che operano in questa galleria plurivalente, usufruiscono delle pareti e dell’ambiente architettonico esterno ed interno come di superfici urbane, in una sorta di “guerrilla art”, per divulgare messaggi, opere e progetti dai contenuti “extra strong”, che raccontano e si focalizzano su fenomeni e temi sociali quali l’inquinamento, l’ambiente, la sostenibilità, la politica, le religioni, il razzismo, la violenza contro persone ed animali, mettendo a nudo le contraddizioni della società contemporanea. Uno spazio espositivo che supera il concetto di galleria d’arte, anche perché il visitatore non è più un’ombra vagante e sconosciuta, che conserva e porta via con sé le proprie emozioni, ma viene coinvolto in prima persona e da elemento passivo diviene attivo, avendo la possibilità di “taggare”, direttamente sulle superfici già utilizzate dagli artisti, una traccia delle sue impressioni, esprimendo la propria creatività con la stessa immediatezza di una scritta-simbolo-messaggio che si può trovare nei bagni delle scuole, nelle gallerie e sui treni delle metropolitane, o in certi posti meno esposti alla vista di tutti come sottopassaggi, stazioni ferroviarie, pareti delle celle delle prigioni, addirittura su alcuni monumenti o all’interno di edifici storici. In maniera civile o incivile la gente tende ad apporre un segno, una testimonianza del proprio passaggio, o a dichiarare le proprie sensazioni, le impressioni di un momento particolar, persino sulla corteccia degli alberi. Da questo istinto ancestrale di comunicazione, in fondo, è nato il writing, il graffitismo e in ultimo la street art, e allora, perché non farlo in una galleria rendendola il “latore” autorizzato di un messaggio creativo?

I.S.A.G. intende presentare l’opera d’arte intesa non più come mera rappresentazione di una ricerca estetica o di espressione formale e neanche più come oggetto di speculazione di mercato e di investimenti finanziari, bensì veicolo di divulgazione diretta, manifesto di sdegno, di satira, di ironia, denuncia, strumento di militanza artistica nelle problematiche del sociale.

Centro d’arte e galleria a cielo aperto, luogo multi-operativo non autorizzato e non ufficializzato, da etichette o marchi commerciali e politici o di stato, e quindi non strumentalizzabile, I.S.A.G. nasce come percorso di idee e di emozioni. Promuove mostre, eventi, performance, tra cui un festival dedicato al Graffiti Writing ed alla Street Art nazionale ed internazionale, che coinvolge, in maniera esperienziale e creativa, appassionati, gente del posto, turisti, studenti e bambini.

I.S.A.G promuove il concetto di interazione del visitatore. Una sorta di anomalia anche per l’arte urbana stessa che molto spesso nelle città viene limitata ad essere una componente estetica, quando apprezzata, e non un mezzo di coinvolgimento creativo e sociale. Cosa dovrebbe cambiare in questo rapporto e come Ischia Street Art Gallery potrebbe essere un modello a cui ispirarsi?

Oggi vediamo la caduta di monumenti della cultura e dello spettacolo, come i teatri, le sale da concerti, i musei, le gallerie pubbliche e private, posti ormai obsoleti e pieni di muffe, luoghi che non comunicano più come una volta, perché tempi e dinamiche sono cambiati già da decenni. Oggi le persone vogliono essere protagonisti a modo loro, amano stare al centro e non più ai lati dei progetti proposti, i social media ne sono la conferma.

Street art come punto di svolta e di inizio di un nuovo percorso o è da sempre il mezzo espressivo con cui preferisci lavorare?

Ho lavorato per moltissimi anni nel mercato dell’arte, con gallerie e società, ma da cinque anni che mi occupo di creatività e linguaggi urbani. Forse la street art non esiste: esistono i linguaggi di strada, che nascono liberi e spontanei.

Che percezione hai avuto in questo periodo di lockdown nei confronti del sistema dell’arte?

Una percezione ancora più netta di quella che sentivo prima, non parlo solo del sistema arte e mercato, ma dell’umanità tutta. Questo confinamento forzato, dovuto all’emergenza sanitaria del Covid19, mi ha fatto capire che questa umanità sta al bivio, se non riusciamo a svoltare del tutto, e con delle scelte coraggiose, questa civiltà avrà pochi anni di vita ancora. 

Perché Ischia e non un contesto più cittadino quasi metropolitano? Quali sono state le reazioni degli isolani?

Nel posto dove c’è attualmente la galleria abitavano i miei genitori; sono cresciuto in questo posto e, quando ho ereditato casa, ho voluto condividerla e integrarla al tessuto sociale e culturale del paese; mi sembrava squallido farci un semplice appartamento da affittare nella stagione estiva, anche perché il posto è magico: la galleria si trova nel centro storico del paese, sotto una torre saracena del 400’. La reazione degli isolani è stata abbastanza positiva, pensavo peggio.

1977. Esce l’album d’esordio di Pino Daniele: prima traccia, Napule è. “Napule è mille culure. Napule è mille paure”. Quanto è stata ed è importante la street art per dare voce ai mille colori e alle mille paure partenopei?

Il linguaggio urbano è libero e diretto, si trova nei luoghi più disparati della città e viene subito recepito e accolto dalla popolazione del posto; parlando attraverso tematiche contemporanee, la street art aiuta molto a comprendere i problemi reali di questa nostra società.

Perché visitare Ischia?

A parte la gallery, Ischia è un’isola incantevole, nella quale trovare tantissime varietà di spiagge, di rocce e di vegetazione; la zona collinare e rurale dell’isola è ancora intatta. E poi c’è il mare con i suoi tramonti e le sue albe magnifiche. E ancora le cascate termali, le tradizioni locali, la storia ischitana e la tipica cultura culinaria. Consiglio, a chi ancora non c’è stato, di visitarla almeno una volta nella vita.

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Siamo noi a doverci salvare, non la terra!

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More about Ischia Street Art Gallery: www.facebook.com/ischiastreetart

Guarda “Wasted! – The story of food waste”: www.wastedfilm.com

Camilla Castellani

Camilla Castellani

Arte, fotografia e musica i suoi giù grandi interessi. Appassionata di cultura urbana. Le entusiasma viaggiare e lo farebbe, se avesse soldi. Le piace scrivere di tutto, tranne la sua bio.