Debutta al Teatro Binario 7 di Monza “Il Muro”, nuova produzione della Compagnia Teatro Binario 7 diretta da Valentina Paiano. Uno spettacolo intenso e stratificato che attraversa memoria e relazioni familiari, trasformando una parete reale in un potente simbolo emotivo capace di raccontare silenzi, segreti e fragilità contemporanee.
Monza, Italia.
Dopo la prima alla sala Chaplin, lo spettacolo — diretto da Valentina Paiano su drammaturgia di Valentina Sichetti — si conferma un’opera capace di trasformare un elemento fisico e quotidiano in una metafora dei confini invisibili tra le persone. Il lavoro chiude la stagione 2025-26 di Teatro+Tempo Presente portando in scena un racconto intimo ed emotivamente denso.
Il muro come simbolo delle fragilità interiori
Al centro della scena si staglia un muro. Non è soltanto un elemento scenografico, ma un vero dispositivo narrativo: separa, protegge, divide e, al tempo stesso, costringe i personaggi a guardarsi dentro. È attorno a questa parete che si sviluppa la storia di una famiglia, sospesa tra ciò che è stato e ciò che è rimasto sommerso.
Due sorelle davanti al passato
La trama segue l’incontro di due sorelle che tornano nella casa materna per decidere il destino di quel muro e delle proprie vite. Accanto a loro la badante della madre, presenza silenziosa e fondamentale, che attraverso ricordi frammentati tenta di ricomporre una cronaca familiare segnata da omissioni.
In questo spazio, Vanessa Korn, Silvia Rubino e Chiara Petruzzelli intrecciano silenzi e sottrazioni. Sul palco, le tre attrici dominano tensioni e parole pesate: ogni loro battuta nasconde un significato profondo e taciuto, poiché il cuore della performance risiede proprio in ciò che non dicono. L’interpretazione si nutre così di una densa verità inespressa.

Una scrittura che incrina la realtà
La drammaturgia evita la linearità, procedendo per frammenti e contraddizioni che restituiscono la difficoltà di mettere ordine nella memoria. La realtà emerge come un territorio instabile, continuamente riscritto dalle percezioni individuali. La regia adotta inizialmente un registro ironico e quotidiano — fatto di rituali domestici e battute familiari — per poi lasciare spazio a un progressivo disvelamento. Le crepe si allargano inevitabilmente, fino a trasformarsi in una frattura narrativa ed emotiva che travolge i protagonisti.
Musica e danza: il linguaggio del corpo
La figura della madre, seppur assente, continua a riverberare nel presente attraverso i racconti della badante, agendo come un filo invisibile che tiene uniti i resti della famiglia. A dare voce a ciò che la parola non può dire intervengono la musica e la danza: i movimenti si spezzano e si deformano, diventando traduzione fisica dei ricordi rimossi.
Un’indagine sul limite della verità
“Il Muro” interroga lo spettatore sulla possibilità stessa di una verità unica. La parete diventa la superficie su cui si stratificano vissuti e paure, ponendo una scelta finale: continuare a proteggersi dietro il già noto o affrontare finalmente il rimosso. Lo spettacolo si conferma un’indagine lucida e necessaria sul momento in cui la realtà diventa insostenibile e richiede un cambiamento.
INFO
Il Muro
Nuova produzione
regia
Valentina Paiano
drammaturgia
Valentina Sichetti
con
Vanessa Korn
Silvia Rubino
Chiara Petruzzelli
produzione
Compagnia Teatro Binario 7
Photo courtesy of Teatro Binario 7




