Cervia, tra saline e fenicotteri

Scritto da Simona PK Daviddi on . Postato in Destinazioni, Turismo, Weekend

Teatro a settembre del primo Ironman Italy Emilia Romagna, Cervia, in provincia di Ravenna, è una cittadina ricca di storia e di charme, da scoprire in un weekend dai ritmi slow. In tutte le stagioni

 

Cervia, Italia.
Ha origini antichissime Cervia e una storia legata da sempre all’estrazione del sale, se è vero che le saline erano già in funzione in periodo etrusco – quando la città aveva un nome di origine greca, Ficocle – e successivamente anche durante l’età romana. Distrutta nel 709 e ricostruita come città fortificata proprio nel cuore delle saline, Cervia “si sposta” verso l’entroterra – letteralmente: il centro viene smontato e rimontato – per volere di Papa Innocenzo XII, che vuole un posto più salubre (oggi diremmo “malaria-free”) per i suoi operai.

Il villaggio dei salinari
La nuova cittadina, infatti, viene progettata e costruita in funzione all’estrazione e alla lavorazione del sale: il retro della “prima cerchia” delle case dei salinari – costruite le une attaccate alle altre, in una sequenza omogenea di edifici identici fra loro – costituiscono le mura di cinta dell’antico borgo, al quale si accedeva da un portone che veniva chiuso tutte le sere. Indicibili le condizioni di vita: ogni casa aveva quattro stanze, in ognuna delle quali viveva una famiglia, per un totale di circa ottanta famiglie in tutto il complesso abitativo, scandito da 26 cortili (dove, ovviamente, trovavano posto i servizi igienici). Passeggiando tra le viette squadrate, le casette sembrano raccontare ancora la dura vita di tutti i giorni, ma sembrano anche celare segreti ormai dimenticati, come la leggenda che vuole che le cantine di tutti gli edifici fossero uniti fra loro e un sistema di passaggi sotterranei permettesse di arrivare fino alla cattedrale e da lì, in caso di pericolo, scappare fin fuori le mura.

Le sorprese  e gli scorci ricchi di fascino che Cervia riserva a chi la visita sono numerosi, a iniziare dal raccolto cortile del municipio – rimasto suggestivamente incompiuto – che di sera si anima di localini e ristorantini dove cenare a base di ottimo pesce (da provare quello all’interno della settecentesca pescheria comunale);  i più attenti noteranno una vera “chicca”: su uno dei muri che cingono la piazzetta, è ancora possibile vedere una “tabella” che indica la misura esatta che doveva avere ogni componente da usarsi per costruire una casa, dai coppi ai mattoni.

Dalla piazzetta ci si può dirigere verso il mare passando appunto sotto la Porta Mare e percorrendo un frondoso viale impreziosito da splendide ville Liberty, oppure si può andare alla scoperta del cuore del villaggio salinaro, passando sotto una volta e ritrovandosi nella piazza principale, dove municipio e cattedrale – un edificio sobrio, settecentesco – si fronteggiano, circondati dalle case “dei ricchi”.

Il borgo marinaro
Dal sale alla pesca: lasciato il centro storico e dirigendosi verso i lungocanale, lo scenario cambia e Cervia svela il proprio volto marinaro e mondano al tempo stesso: se infatti le rive del canale sono vivaci e popolate di gente a tutte le ore, gli antichi magazzini del sale settecenteschi che vi si affacciano stanno per essere trasformati in strutture polivalenti con spa, teatro, ristoranti e spazi per  eventi. Proprio di fronte ai magazzini, è degna di nota anche la seicentesca torre di San Michele: scambiata erroneamente per una torre difensiva, si tratta del primo faro della città (quando il mare arrivava fino a lambirla) con tanto di braciere ardente sul tetto.

Facendo attenzione alle case, invece, si noteranno delle formelle colorate poste vicino al numero civico; si tratta di una vera e propria araldica marinara: ogni pescatore, infatti, ha la propria vela (riprodotta, appunto, sulla formella, insieme a nome e soprannome della famiglia). E a proposito di pescatori, non si può non andare a pranzo al Circolo Pescatori La Pantofla , affacciato sul canale, dove il pesce freschissimo viene servito in quantità e l’atmosfera è sempre conviviale.

Un’ultima curiosità riguarda il nome di Cervia, dal significato dibattuto: secondo molti deriverebbe da  acervi, i mucchietti di sale della salina, mentre secondo una leggenda, un vescovo di passaggio da quelle parti decise di riposarsi in pineta e a un tratto comparve una cerva che gli si inginocchiò davanti; questo spiegherebbe anche la presenza di una cerva sullo stemma della città.

Infine, non si può lasciare Cervia senza aver fatto un giro tra i cumuli di sale delle saline – popolate da maestosi fenicotteri rosa – e senza aver acquistato un po’ di preziosi cristalli salati da portare a casa (da provare è il cioccolato al sale, una vera delizia).

Simona P.K. Daviddi

 

Simona PK Daviddi

Simona PK Daviddi

Emiliana per tre quarti (l’ultimo quarto è top secret) è convinta di essere la discendente diretta di Matilde di Canossa, perché come lei “chiacchiera” in una manciata di lingue, tra le quali il russo e il giapponese. Nessuno la chiama con il suo primo nome di battesimo – neppure i suoi genitori né il suo editore – ma con le iniziali degli altri due (anche questi top secret), Pikappa. Ha scoperto le tre grandi passioni della sua vita – viaggiare, fotografare e scrivere – quando aveva otto anni e le hanno regalato la prima reflex e la prima moleskine; da allora, appena può, infila “due cose” in valigia e parte, rigorosamente in compagnia della sua Nikon. Il jet lag la rende euforica. Di recente si è innamorata del rugby e della Sicilia: si sospetta che la “colpa” sia di Massimiliano, il suo fidanzato, rugbista trinacrio. Se non facesse la giornalista, farebbe la ballerina di danza del ventre o la bailaora di flamenco.