Nuovo atto del Bocuse d’Or Italia 2016: è Marco Acquaroli lo chef italiano che parteciperà alle selezioni europee di Budapest.
Alba, Italia.
Il giovane chef Marco Acquaroli, bergamasco, ma con numerose esperienze all’estero, ha vinto la selezione italiana del Bocuse d’Or 2016, uno tra i più importanti premi internazionali del mondo della ristorazione: il concorso è stato creato nel 1987 dal padre della Nouvelle Cuisine, lo chef Paul Bocuse, proprio in questi giorni, novantenne.
La selezione è avvenuta il 31 e il 1 febbraio sul palco del Teatro sociale di Alba, il cuore pulsante delle Langhe, dove è andato in scena il meglio della ristorazione italiana.
Sceneggiatore e regista di questo spettacolo è stato Luigi Cremona, un instancabile animale da palcoscenico, ingegnere e gastronomo di fama che con Witaly e la preziosa Lorenza Vitali, ha intrattenuto il pubblico per due giorni scandendo tempi, suspense, comparse, intriganti e continui cambi di scena fino al gran finale, emozionante per tutti, attori e pubblico.
La rappresentazione era suddivisa in 3 atti, all’interno dei quali, i 12 chef partecipanti, gli attori del gusto, erano suddivisi in 3 turni: Marco Acquaroli, Lorenzo Alessio, Riccardo Bassetti, Debora Fantini, Francesco Gotti, Andrea Alfieri, Daniele Lippi, Giovanni Lorusso, Michelangelo Mammoliti, Leonardo Marongiu, Stefano Paganini e Giuseppe Raciti si sono avvicendati nella rappresentazione di un piatto freddo di pesce (storione e caviale) su piatto bianco e di carne (cervo), caldo e disposto su un vassoio, come da ferreo regolamento del Premio. Una vera messa in scena della creatività culinaria dove i rigidi confini tra palato ed estetica del piatto si sono dissolti con il plauso di un pubblico rumoroso e festante che si è gustato l’inusuale commedia gastronomica dai palchi. Un teatro dell’immaginazione gustativa.
Il premio per il miglior piatto di pesce è stato conferito a Debora Fantini, unica donna in gara mentre il premio per il miglior piatto di carne è andato a Francesco Gotti. Il giovanissimo Gabriele Furi è stato invece premiato come miglior commis mentre il cuoco siciliano Giuseppe Raciti come miglior ricetta europea.
La scenografia era tra le più insolite: due tavoli sul fondo del palco disposti ad emiciclo con otto mise en place e al centro del palco, un tavolo con tre posti perfettamente apparecchiati.
Nelle lunghe pause tra un atto e l’altro, come nella migliore tradizione teatrale, il pubblico veniva intrattenuto con musiche, video (bellissimo e poetico quello sulla vita notturna e solitaria dei cercatori di tartufi), chiacchierate informali e di rappresentanza con politici locali, imprenditori, giornalisti e sponsor seduti comodamente in platea, ma già artisti navigati nello stare sotto i riflettori.
All’inizio di ogni atto, le luci della sala si affievolivano ed entrava in scena, in un’ordinata fila, il coro, ossia la giuria per i piatti di pesce e per il vassoio di carne, interpretata magistralmente da eleganti e noti chef che si accomodavano sui due tavoli in fondo al palco: in due giorni hanno calcato le scene Matteo Baronetto, Enrico Bartolini, Andrea Berton, Francesco Bracali, Riccardo Camanini, Filippo Chiappini, Giovanni Ciresa, Enrico Derflingher, Nino Di Costanzo, Gennaro Esposito, Anthony Genovese, Oliver Glowig, Antonio Guida, Giuseppe Mancino, Valentino Marcattilii, Riccardo Monco, Alessandro Negrini, Martin Obermarzoner, Davide Oldani, Piergiorgio Parini, Valeria Piccini, Marco Sacco, Claudio Sadler, Emanuele Scarello, Maurizio Serva, Massimo Spigaroli, Luisa Valazza, Gianfranco Vissani, Gian Piero Vivalda, tutte star della gastronomia italiana.
Nel tavolo centrale prendevano posto il presidente del concorso Giancarlo Perbellini, il presidente di giuria Enrico Crippa e l’ospite d’onore, il giovane Orjan Johannessen, ultimo vincitore del Bocuse d’Or, che ha trascorso 4 anni della sua vita preparandosi per questa vittoria (e non era mai stato in un teatro). Il colpo d’occhio era notevole: i costumi, candidi e impeccabili erano arricchiti dalla verticalità delle toques blanches, i cappelli da cuoco, che ritmavano brillantemente tutta la scenografia.
Cambi di scena divertenti e formativi, attraverso un video-collegamento, sono stati quelli con il backstage e le cucine allestite per la gara: in sole 4 ore fatte di tensioni, emozioni e duro lavoro, i cuochi di ciascun turno hanno potuto imbastire la trama dei due piatti da presentare alla giuria, il tutto sotto lo sguardo attento e severo dei giudici “operativi”, gli chef Fabio Tacchella, Paolo Lopriore e Luciano Tona.
E adesso? Ogni nazione europea porterà a Budapest il 10 e l’11 maggio prossimi, il proprio chef per la sfida europea: solo i primi 11 classificati passeranno il turno e si sfideranno in finale nel 2017 a Lione, patria di Paul Bocuse, con gli altri 11 provenienti dal resto del mondo.
Un elemento importante della gara è la bellezza del vassoio, un oggetto di design che ogni nazione deve indipendentemente e liberamente realizzare: a disegnare il vassoio dello chef italiano per la gara di Budapest è stato chiamato il food designer Paolo Barichella, il quale potrà essere di grande supporto creativo per l’estetica complessiva del piatto.
Marco Acquaroli dovrà allenarsi e duramente durante i prossimi mesi, per essere pronto ad affrontare una sfida così difficile e rappresentare al meglio l’Italia che, per molte ragioni, non ha mai ottenuto grandi risultati al Bocuse d’Or. Ma questa volta l’entusiasmo in sala era palpabile e contagioso, gli sponsor attivi e presenti, come anche i tanti importanti supporter; la giovane promessa italiana sarà seguita, stimolata, spronata e anche criticata, da un team di esperti che fanno tutti, come noi, il tifo per lui e l’Italia. Arrivederci a Budapest per un nuovo atto tutto da scrivere e gustare.
Alessia Cipolla










