Presentato a Milano in anteprima nazionale il documentario sulla tormentata vita della cantante soul inglese morta il 23 luglio del 2011 a soli 27 anni.
AMY. The girl behind the name. Chi era Amy Jade Winehouse? Musica e fama, droga e alcool, famiglia e amore.
Qual era il dietro le quinte della vita, terminata tragicamente, di questa magnetica ragazza dal talento musicale dirompente (e sorprendente) nata a Londra il 14 Settembre del 1983 e che con “soli” due album, Frank e Back to Black, in “soli” cinque anni entra nell’empireo dei big della musca internazionale conquistando ben cinque degli ambitissimi Grammy Awards (un sesto arriverà postumo)?
Il film, diretto da Asif Kapadia, il regista britannico già autore del documentario sul pilota di Formula Uno Ayrton Senna, lo racconta attraverso spezzoni di interviste e girati inediti della sua vita privata (come la scena di relax sulla barca a Miami il giorno del suo matrimonio).
Ma sono soprattutto i testi delle canzoni di Amy Winehouse a modellare un racconto filmico che dalla pubblicazione dell’album Frank fino a Back to Black, ricompone i brandelli di una storia sentimentale, sociale e familiare complessa, segnata da drammatiche dipendenze. “Da subito abbiamo sentito d’istinto che le canzoni sarebbero state cruciali” afferma Kapadia ” la spinda dorsale del film“.
Scrivere per lei era una sorta di “cura”, un mezzo catarchico per alleviare il dolore della vita e dell’amore. L’amore soprattutto. Quello intenso e tormentato per Blake Fielder, che sposerà nel 2007 a Miami. Sarà lui a introdurre Amy all’uso di eroina. Tanto che lo stesso fratello di Blake, alcuni anni dopo la morte di Amy lo accuserà ufficialmente di aver distrutto la sua famiglia e la vita di sua moglie.
I testi di Amy Winehouse, la sua voce unica, capace di un soul caldo, corposo e incredibilmente dolce, amata anche da Tony Bennett che l’ha voluta insieme a lui per interpreatre il celebre brano Body and Soul, e i suoi grandi occhi neri. Quegli stessi occhi sempre in primo piano nei filmati degli esordi. “Quei filmati” racconta ancora il regista, “ci mostrano la ragazza che era veramente. Si capisce quanto fosse intelligente, speciale e al tempo stesso comune. Avevano una grande forza visiva, fondamentale per il film”.
Dopo l’album Back to Black, pubblicato nel 2006, nel giro di 3 anni la giovane Amy è già distrutta a causa dell’eroina, dei disordini alimentari e dell’abuso di alcool. Decide di fermarsi e tornerà a tenere dei concerti solo nel 2010. Ma ormai è troppo tardi. Nonostante la ripresa, la solitudine (suo marito è in prigione) e l’incomprensione la trascinano in uno stato confusionale ormai inarrestabile.
Love is a losing game. L’amore è un gioco a perdere scriveva Amy nel 2006. Questo senso di abbandono, di perdita, di inutilità e di non adeguatezza nonostante la fama (“Non penso che diventerò famosa, credo che non saprei gestirlo”) non riuscirà più ad abbandonarla.
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes AMY sarà distribuito in Italia il 15, 16 e17 settembre da Nexo Digital e Good Films.
Il film esce nello stesso anno di un altro documentario dedicato a un’altra fine tragica nel mondo della musica contemporanea, quella del leader dei Nirvana, Kurt Cobain.
Montage of Heck, è un film intimista intenso e fortissimamente autentico. Anche qui il regista Brett Morgen ha ricomposto il puzzle sanguinante nella sua tagliente profondità dei testi dell’ “eroe del rok” per raccontarne la vita. Lo dice lui stesso in un’intervista inedita mostrata nel film: se mi ammazzo, avrete il vostro perfetto eroe rock’n’roll.
Ma l’anno dei documentari dedicati alle tormentate icone rock del nostro secolo proseguirà ancora con Janis, il film dedicato a Janis Joplin realizzato della regista candidata al Premio Oscar Amy Berg che verrà presentato fuori concorso nella Selezione Ufficiale della settantaduesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il 9 settembre prossimo.
Janis arriverà nelle sale italiane l’8 ottobre, per commemorare il quarantacinquesimo anniversario della morte della cantante, avvenuta il 4 ottobre del 1970.
Anna C. Alemanno
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Foto: thanks to ufficio stampa Nexo Digital





