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La Sicilia che non ti aspetti: i borghi delle Madonie

Viaggio nell’entroterra siciliano, nel cuore del Parco Regionale Naturale delle Madonie, tra borghi-presepe, natura esuberante e pause gourmet.

Parco delle Madonie (PA), Italia.
Se la bellezza della Sicilia non ha bisogno di presentazioni e attira visitatori da tutto il mondo, ci sono zone dell’isola ancora incontaminate e appena sfiorate dal turismo di massa, perfette per chi ama i ritmi slow e l’undertourism, la tendenza che, secondo le proiezioni, caratterizzerà le vacanze 2021. Il Parco delle Madonie nell’entroterra palermitano, con i suoi borghi scenografici – ben tre sono annoverati tra i Borghi più Belli d’Italia – e i rilievi montuosi ricoperti da una vegetazione autoctona spontanea e rigogliosa, è tra queste. Partiamo allora alla scoperta di quest’angolo di raro fascino.

Castelbuono, il borgo che profuma di biscotti

Il centro più grande della Madonie – e quello dove conviene “fare base” – è Castelbuono, dominato dal poderoso Castello dei Ventimiglia, che sembra quasi incombere con la sua mole sul raccolto abitato. Di origini trecentesche, il castello merita assolutamente una visita accurata, soprattutto per ammirare gli stucchi meravigliosi della Cappella Palatina, opera dei fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta, dove sono custoditi, tra l’altro, le reliquie di Sant’Anna, la madre della Madonna, nonché patrona del borgo. Passeggiando poi tra i vicoli di Castelbuono, sarà il profumo di dolce che guiderà i visitatori: qui infatti ha sede non solo il famosissimo Fiasconaro (https://www.fiasconaro.com/), che ha portato la tradizione dolciaria made in Sicily nel mondo – non potete non assaggiare il panettone allo zafferano e profumato agli agrumi, spesso venduto in bellissime scatole di latta griffate Dolce & Gabbana, ma imperdibili sono anche i torroncini alla manna, l’oro bianco di quest’angolo di Sicilia – ma anche numerosi biscottifici artigianali (ognuno con le proprie golosissime specialità), tra i quali spicca Tumminello (https://www.biscottitumminello.it/), inserito dal Gambero Rosso tra i migliori d’Italia.

Tra vicoli e panorami da cartolina

Turismo slow, si è detto poco sopra: e in effetti per visitare le Madonie assaporandone i profumi – fantastico quella della ginestra della Madonie, che in primavera ammanta di giallo gran parte del territorio – i colori e le bellezze che rendono unico ogni borgo, servono almeno due o tre giorni. Si può così dedicare la prima giornata alla scoperta di tre paesini che circondano i rilievi più settentrionali del Parco Regionale Naturale: Isnello, Gratteri e Pollina, accomunati dalla bellezza scenografica dei rispettivi dedali di stradine e dalla natura esuberante che letteralmente li avvolge. Isnello, il cui nome rivela origini antichissime – si ipotizza derivi dal siriano hassin, che significa “fiume freddo”, o addirittura dal punico hassinor (“torrente”) – è abbarbicato a una rupe a circa 500 metri d’altitudine e letteralmente affacciato su una profonda gola, sovrastata dai resti minacciosi e a strapiombo sul nulla di un maniero risalente all’epoca bizantina. Campanili, chiese in pietra e case dai colori pastello e abbracciate le une alle altre completano questo “presepe” naturale, che ha anche il vanto di ospitare alcuni tra gli abitanti più longevi d’Italia. Pittoresco è anche l’abitato medievale di Gratteri, edificato all’ombra di uno sperone roccioso e dominato dai resti dell’abbazia di San Giorgio, normanna, e dalla poderosa mole della trecentesca cattedrale di San Michele Arcangelo, al cui interno sono custodite nientemeno che tre spine della corona di Cristo, portate a Gratteri da Gerusalemme dal conte Ruggero d’Altavilla. I più allenati, non possono perdere la Grotta della Grattara, a circa mille metri di altitudine – Gratteri è a 650 – letteralmente sopra l’abitato: qui la leggenda vuole che viva “a vecchia” ovvero la Befana, che nell’ultima notte dell’anno, avvolta da un bianco lenzuolo, si cala nei comignoli delle case per portare doni e leccornie ai bambini; ancora oggi, una suggestiva fiaccolata notturna chiude l’anno: in partenza dal paese, termina con il rogo della vecchia (un fantoccio, ça va sans dire) nei pressi della grotta.

A Pollina, invece, oltre alla posizione sopraelevata del borgo, che sembra in procinto di librarsi verso il cielo da uno scenografico colle, a lasciare a bocca aperta i visitatori è il panorama che si apre all’improvviso, appena dopo una curva: all’orizzonte appare il mare, azzurrissimo e trasparente, della costa settentrionale dell’isola, che contrasta magnificamente con il verde intenso dei boschi madoniti.

Bellezza senza compromessi

Il secondo giorno ci si può dedicare alle “star” delle Madonie, una serie di borghi che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e premi e che, come una corona, circondano il principale rilievo del Parco Regionale. Il primo che si incontra partendo da Castelbuono è Geraci Siculo, che proprio quest’anno si è classificato al terzo, meritatissimo, posto tra i borghi più belli d’Italia, complici i resti misteriosi dell’antico castello, in posizione isolata rispetto al tappeto di case in pietra e tetti rossastri che, come un presepe, si snodano lungo le pendici di un colle. Una manciata di chilometri panoramici e si arriva “alle due Petralie”. Si tratta di due borghi “gemelli”, Petralia Sottana – bandiera arancione del Touring –, con le sue chiese preziose, i palazzi nobiliari, gli eleganti portali e la deliziosa piazza-balcone dominata dal Duomo seicentesco; e Petralia Soprana – eletta Borgo dei Borghi nel 2019 – forse il più “instagrammabile” dei borghi madoniti, grazie alla chiesa di Santa Maria di Loreto, un’ antica fortezza trasformata in chiesa dai carmelitani scalzi, che conserva però la posizione strategica della precedente roccaforte: le absidi tondeggianti sembrano quasi sospese sulla vallata sottostante, in quella che è l’immagine più iconica del paese, che tuttavia merita un giro più approfondito anche per le piazzette eleganti e silenziose e le stradine labirintiche che celano palazzetti e chiese, testimoni di pietra di un passato millenario.

Il nostro giro può terminare appena fuori dai confini del Parco Regionale Naturale, lasciando che i boschi e i rilievi montuosi vengano sostituiti da pratoni verdissimi e pianori fioriti nelle stagioni più calde. L’ultima sosta d’obbligo e a Gangi, un gomitolo color ocra eletto Borgo dei Borghi nel 2014. È forse il più monumentale dei borghi che vi abbiamo fin qui raccontato e il suo ricco patrimonio storico-architettonico si svela man mano che ci si addentra tra vicoli e scalinate e regala colpi d’occhio difficili da dimenticare a iniziare dalla panoramica Piazza del Popolo con il suo belvedere, dove prospettano la Chiesa Madre e il suo scenografico campanile – noto anche come la torre dei Ventimiglia, trecentesca torre d’avvistamento decorata da affascinanti bifore gotico-catalane – ma anche la fontana del Leone, eretta negli Anni 30 in memoria della retata anti-mafiosa del prefetto Mori. Imperdibile, infine, l’immenso capolavoro barocco che impreziosisce il presbiterio della chiesa – e che sembra quasi sovradimensionato per la collocazione scelta –: Il Giudizio Universale di Giuseppe Salerno, che si firmava lo “Zoppo di Gangi” e che, tra rimandi allegorici e ricchezza di personaggi e simboli, richiama senza ombra di dubbio il più famoso Giudizio Universale, quello di Michelangelo nella Cappella Sistina.

Lasciando Gangi, un ultimo sguardo d’insieme al panorama sorprenderà ancora una volta: all’orizzonte si vedrà “a muntagna”, l’Etna, che un curioso effetto ottico farà apparire vicinissimo all’abitato, tanto da trarre in inganno più di un visitatore sulle effettive distanze del borgo dal maestoso vulcano.
Foto Simona Daviddi

Simona PK Daviddi

Simona PK Daviddi

Emiliana per tre quarti (l’ultimo quarto è top secret) è convinta di essere la discendente diretta di Matilde di Canossa, perché come lei “chiacchiera” in una manciata di lingue, tra le quali il russo e il giapponese. Nessuno la chiama con il suo primo nome di battesimo – neppure i suoi genitori né il suo editore – ma con le iniziali degli altri due (anche questi top secret), Pikappa. Ha scoperto le tre grandi passioni della sua vita – viaggiare, fotografare e scrivere – quando aveva otto anni e le hanno regalato la prima reflex e la prima moleskine; da allora, appena può, infila “due cose” in valigia e parte, rigorosamente in compagnia della sua Nikon. Il jet lag la rende euforica. Di recente si è innamorata del rugby e della Sicilia: si sospetta che la “colpa” sia di Massimiliano, il suo fidanzato, rugbista trinacrio. Se non facesse la giornalista, farebbe la ballerina di danza del ventre o la bailaora di flamenco.

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