Fondazione Prada presenta fino al 28 agosto “L’image volée” (L’immagine rubata), una mostra collettiva curata dall’artista Thomas Demand. Attraverso 90 opere di 60 autori l’artista mette in scena il percorso della ricerca artistica attraverso la riproduzione e contaminazione di idee e d’ispirazioni, indagando le modalità con cui molti artisti hanno fatto riferimento a iconografie precedenti per realizzare le loro opere.
Milano, Italia.
Divisa in tre distinti percorsi (l’oggetto rubato o mancante diventa un corpo del reato o la scena del crimine; le logiche dell’appropriazione all’interno del processo creativo; la produzione di immagini che, per loro stessa natura, rivelano aspetti nascosti sul piano privato o pubblico), la mostra offre un nucleo di lavori strutturati all’interno di un itinerario visivo che vuole esplorare il limite tra originalità, invenzione concettuale e cultura della copia.
Ci sono opere, quelle della prima sezione, Litterally Stealing (Furto vero e proprio) che richiamano più direttamente l’immaginario criminale, come la denuncia incorniciata da Maurizio Cattelan – Senza titolo (1991) – a seguito di un furto di un’opera immateriale, o Stolen Rug (1969), un tappeto persiano rubato su richiesta di Richard Artschwager per la mostra “Art by Telephone” a Chicago.
Inoltre sono presentati lavori che evocano l’assenza, risultato di un furto, come la tela di Adolph von Menzel Friedrich der Grosse auf Reisen (1854), mutilata per ricavarne ritratti di minori dimensioni. Altri lavori, invece, si basano su un processo di alterazione di opere d’arte preesistenti, come Richter-Modell (1987), un quadro di Gerhard Richter trasformato in un tavolino da Martin Kippenberger e Unfolded Origami (2016) di Pierre Bismuth che realizza una nuova opera a partire da poster originali di Daniel Buren.
Le opere della seconda sezione, Iconographic Poaching (Frode iconografica) analizzano la logica dell’appropriazione all’interno del processo creativo e indagano sul concetto di contraffazione. Ad esempio De Hory Modigliani di Pierre Hyghe è un falso ritratto di Modigliani che si ritiene dipinto dal famoso falsario di opere d’arte Elmyr de Hory e che Huyghe, dopo averlo aquistatato ha denominato con i nomi di entrambi gli artisti generando con la sovrapposizione dei livelli un cortocircuito autoriale interessante: chi è l’artista a parlarci dell’opera, Modigliani de Hory? E Huyghe? Che rimanda a sua volta alla domanda: chi o cosa definisce il “vero” artista?.
La terza sezione della mostra, Pictures that Steal (Immagini che rubano) indaga la doppia valenza dell’atto fotografico (oppure filmico) di registrazione della realtà ma anche di “sopraffazione” sul soggetto ritratto. Con questo approccio, le immagini indiscrete possono rivelare aspetti nascosti del soggetto, a livello pubblico o privato (sbirciare, pedinare).
John Baldessari nell’installazione video Blue Line (1988) inserisce una telecamera nascosta che riproduce le immagini rubate del pubblico all’interno di uno spazio adiacente: la persona che guarda è a sua volta osservata e può poi osservarsi mentre guarda, Sophie Calle nella serie The Hotel (1981) espone un repertorio di immagini viscerali che ritraggono gli oggetti lasciati incustostidi nelle camere d’albergo. Un atto voyeristico quello della Calle in cui viene coinvolto suo malgrado lo spettatore che assiste a una violazione non meno reale di un vero e proprio furto.
L’image volée è accompagnata da una pubblicazione illustrata edita dalla Fondazione Prada che include racconti inediti di Ian McEwan e Ali Smith, saggi di Russell Ferguson, Christy Lange e Jonathan Griffin e interventi di Rainer Erlinger e Daniel McClean.
Esposte anche opere di (tra gli altri) Lucian Freud, Elad Lassry, Marcel Duchamp, Rudolf Stingel, Viktoria Binschtok, Cy Twombly e Francis Bacon.
A cura di Anna C. Alemanno
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Foto ©Delfino Sisto Legnani Studio. Courtesy Fondazione Prada.




