Dalle vestigia romane di Aosta ai vigneti terrazzati di Chambave, fino alle miniere di Cogne trasformate in luoghi di affinamento, un itinerario alla scoperta della Valle d’Aosta più autentica. Un viaggio tra storia, paesaggi alpini e sapori d’altitudine che trova ne La Crotta di Vegneron il suo filo conduttore: una cooperativa nata per custodire il patrimonio della viticoltura eroica e raccontare, attraverso i suoi vini, l’identità di una delle regioni più affascinanti d’Italia. Tra antichi borghi, opere d’ingegneria romana e vitigni autoctoni, ogni tappa rivela un volto sorprendente della montagna valdostana.
Aosta, Italia.

I Custodi dei Vigneti Verticali: viaggio eroico tra i tesori della Valle d’Aosta
Ci sono territori che si visitano e altri che si scoprono lentamente, lasciandosi guidare dalle storie che custodiscono. La Valle d’Aosta appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Qui la montagna non è soltanto uno scenario spettacolare, ma una presenza costante che ha modellato nei secoli il paesaggio, le tradizioni e persino il modo di coltivare la vite. Un viaggio tra testimonianze romane, borghi antichi, opere d’ingegneria millenarie e vigneti che sfidano la gravità conduce alla scoperta di una delle espressioni più autentiche del territorio alpino: La Crotta di Vegneron, storica cooperativa valdostana che da oltre quarant’anni custodisce e sperimenta sul patrimonio vitivinicolo della regione.

Aosta, la Roma delle Alpi
L’itinerario prende avvio da Aosta, fondata dai Romani nel 25 a.C. con il nome di Augusta Praetoria. Passeggiare nel centro storico significa immergersi in uno dei complessi archeologici romani meglio conservati del Nord Italia, dove ogni pietra racconta una storia lunga oltre duemila anni.
L’Arco di Augusto, la monumentale Porta Pretoria e il suggestivo Teatro Romano, con la sua scenografica facciata alta 22 metri, sono tra le testimonianze più emblematiche del passato imperiale della città. Poco distante, il Ponte Romano sul torrente Buthier continua a svolgere la funzione per cui fu costruito, mentre il misterioso Criptoportico forense, nascosto sotto piazza Giovanni XXIII, rivela il volto più affascinante dell’antica città.

Accanto alla romanità, Aosta custodisce un importante patrimonio religioso e artistico. Il Duomo e la Collegiata di Sant’Orso, celebre per il magnifico chiostro medievale e per il raro ciclo di affreschi dell’XI secolo conservato nel sottotetto, rappresentano una tappa imprescindibile per comprendere l’identità culturale della regione.

Chambave: storia, tradizioni e l’oro rosso della valle
Lasciata Aosta, la strada segue il corso della Dora Baltea fino a raggiungere Chambave, piccolo borgo circondato da pendii assolati e vigneti terrazzati. Passeggiando nel centro storico, tra alcuni edifici cinquecenteschi che testimoniano l’importance passata del comune, si scopre una curiosità poco nota: la prima azienda valdostana specializzata nella produzione di zafferano. Il punto di riferimento culturale del borgo è la Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo, sorta su resti romanici e rifatta a fine ’800, il cui museo parrocchiale custodisce antichi oggetti liturgici e preziose opere d’arte sacra.

L’identità locale vive soprattutto attraverso i grandi appuntamenti annuali, a partire dalla Féta di Resén (Festa dell’Uva) che nell’ultimo fine settimana di settembre celebra il prodotto simbolo della zona, premiando i viticoltori che hanno saputo crescere i grappoli migliori. Altrettanto sentita è la Festa patronale di San Lorenzo il 10 agosto, seguita il giorno successivo dalla tradizionale “Rouletta”, un divertente gioco di bocce in abiti d’epoca disputato lungo le vie del borgo; qui i concorrenti devono lanciare imitando fedelmente i gesti del giocatore precedente, trasformando la sfida in un vero e proprio spettacolo per il pubblico.

Alessandro Neyroz, presidente La Crotta di Vegneron
Il Cuore del Territorio: La Crotta di Vegneron
È in questo scenario di tradizioni che ha sede la vera protagonista del territorio vitivinicolo: La Crotta di Vegneron. Nata nel 1980 grazie alla visione pionieristica di 25 soci fondatori, questa realtà ha saputo trasformare i limiti della montagna in un punto di forza unico, arrivando oggi – sotto la guida del presidente Alessandro Neyroz – a unire oltre 50 viticoltori appassionati.
Il cuore pulsante della produzione si snoda lungo un vero e proprio mosaico di vigneti frammentati, baciati da un’esposizione prevalentemente a sud che cattura ogni raggio di sole alpino. La cooperativa raccoglie i frutti di due sottozone storiche e celebrate della regione: quella di Chambave (che si estende anche sui territori comunali di Châtillon, Saint-Vincent, Saint-Denis e Verrayes) e quella di Nus (che abbraccia anche Quart e Fénis). Una geografia del gusto complessa e affascinante, che si traduce in una produzione annua di circa 200.000 bottiglie capaci di interpretare fedelmente le sfumature del terroir d’alta quota.

La Sfida Verticale della Viticoltura Eroica
Camminare tra questi filari significa comprendere a fondo il significato di “viticoltura eroica”, una definizione formalizzata dal CERVIM per tutelare quelle coltivazioni plasmate da condizioni estreme. Qui le vigne sfidano la montagna arrampicandosi su pendenze vertiginose che raggiungono il 35%, a un’altitudine significativa che spazia dai 500 ai 850 metri sul livello del mare.
Su questi versanti morenici, composti prevalentemente da sabbia e scheletro, la meccanizzazione è pressoché impossibile. Ogni singolo intervento richiede un lavoro interamente manuale, faticoso e attento. I viticoltori si trasformano così in autentici restauratori e custodi del paesaggio montano, preservando i muretti a secco e i terrazzamenti storici che proteggono i versanti dall’erosione.
A rendere unico questo microcosmo interviene una difesa naturale: le scarse precipitazioni unite a una forte escursione termica estiva tra il giorno e la notte limitano drasticamente gli attacchi dei parassiti. Il risultato? Pochissimi trattamenti in vigna, condotti e pianificati sempre nel massimo rispetto dell’ambiente e della sostenibilità.

Un Mosaico di Autoctoni tra Bianchi Profumati e Rossi di Carattere
La filosofia produttiva de La Crotta di Vegneron è un manifesto di biodiversità, dove l’identità è espressa da ben 15 etichette a Denominazione di Origine Controllata (Valle d’Aosta DOC). L’equilibrio cromatico della cantina vede una prevalenza di uve a bacca bianca, che rappresentano il 60% della produzione, lasciando il restante 40% alle varietà a bacca rossa.
Tra i bianchi e gli aromatici spicca l’eleganza cristallina del Müller Thurgau e l’intensità del Nus Malvoisie (antico clone locale di Pinot Grigio), accanto ad eccellenze nate per sfidare il tempo come la selezione “La Griffe des Lions” o la complessità affinata del Chambave Muscat Attente. Ma il vero ambasciatore della memoria enologica locale è lo straordinario Chambave Muscat Prieuré Passito, un vino da dessert e meditazione leggendario, celebrato per la sua densa trama aromatica ricca di miele, confettura e frutta secca.
I rossi non sono da meno e raccontano l’anima fiera della regione attraverso vitigni autoctoni come il Petit Rouge, base storica delle denominazioni locali, il raro Cornalin e il tradizionale Vien de Nus. Il carattere più intenso e strutturato trova espressione nel vitigno Fumin, specialmente nella celebre linea Esprit Follet o nella raffinata versione “linea miniere”, rossi di grande complessità e straordinaria capacità evolutiva. Una menzione speciale va anche alle varietà internazionali perfettamente integrate nel microclima valligiano, come il Pinot Noir (vinificato sia in rosso che in bianco), il fresco Gamay e l’elegante Syrah.

Verso il Gran Paradiso: il Capolavoro Sospeso di Pont d’Ael
Il legame indissolubile tra la cantina e il territorio si spinge però ben oltre i confini di Chambave. Per scoprire i progetti più d’avanguardia della cooperativa, il viaggio abbandona la valle centrale e imbocca la via che sale verso il massiccio del Gran Paradiso.
Lungo il tragitto, proprio all’ingresso della vallata, si incontra una delle opere più sorprendenti dell’antichità che continua a sfidare il tempo: il maestoso Pont d’Ael. Questo spettacolare ponte-acquedotto romano, sospeso sopra la profonda gola del torrente Grand-Eyvia, rappresenta uno straordinario esempio di ingegneria antica. Costruito nel 3 a.C. per convogliare l’acqua e consentire il passaggio degli uomini, ancora oggi stupisce per l’audacia tecnica e per il perfetto inserimento nel paesaggio alpino. Una testimonianza che racconta come il rapporto tra uomo e montagna sia sempre stato una sfida fatta di ingegno, adattamento e visione.

Nelle Viscere della Montagna: le Miniere di Cogne
Superata questa meraviglia romana, si segue la strada che risale la valle costeggiando il torrente, fino a raggiungere le gallerie delle storiche miniere di magnetite di Costa del Pino (attive fin dal 1432) a Cogne. È qui che il patrimonio minerario incontra la sperimentazione enologica de La Crotta di Vegneron, dando vita a uno dei suoi progetti più originali: l’affinamento del Fumin Mines e del Chambave Muscat.
Sfruttando le condizioni naturali ideali delle gallerie – oscurità costante, elevata umidità e temperature stabili a circa 7°C tutto l’anno – i vini maturano lentamente nelle viscere della terra, acquisendo sfumature uniche e trasformando la montagna stessa in una straordinaria cantina naturale d’alta quota

L’Arrivo a Cogne: tra Primati Naturali e Storie di Re
La salita si apre infine su una conca monumentale: siamo a Cogne. Il borgo sorprende subito per la varietà della sua offerta, rivelandosi la meta perfetta per famiglie ed escursionisti, sia per una gita giornaliera sia per un soggiorno più lungo dedicato alla natura.
Nel cuore del paese spicca la settecentesca Chiesa Parrocchiale di Sant’Orso, che custodisce preziosi altari in legno scolpito e dorato, navate ridecorate nel 1960 dal pittore Nino Pirlato e un organo ricostruito nel 1872 grazie al contributo di Re Vittorio Emanuele II, che frequentava assiduamente la zona per la caccia allo stambecco. La chiesa si affaccia sul celebre Prato di Sant’Orso, intitolato al santo che secondo la tradizione bonificò la vallata: questa sconfinata distesa verde, che fiancheggia l’abitato, è oggi riconosciuta come “Meraviglia Italiana” e rappresenta una delle praterie di montagna più vaste d’Europa.

Dalle Bollicine d’Altitudine ai Profumi della Distilleria
Proprio a pochi passi da questi immensi spazi naturali e dai segreti delle sue miniere, il viaggio nell’innovazione de La Crotta di Vegneron si completa. Lo sguardo contemporaneo della cooperativa si esprime con orgoglio anche attraverso il progetto Quatremillemètres Vins d’altitude, un marchio di spumantizzazione che omaggia le vette più alte d’Europa e da cui prende vita il metodo classico 4478 Nobleffervescence. Questa raffinata bollicina di montagna conferma la crescente vocazione della Valle d’Aosta per gli spumanti d’eccellenza, perfetti dall’aperitivo a tutto pasto.
Il ciclo della materia prima si compie infine nella distilleria interna alla cooperativa. Qui, attraverso l’uso di tradizionali alambicchi a bagnomaria, le vinacce freschissime dei vitigni autoctoni vengono trasformate in pregiate grappe di montagna, raccolte sotto la rinomata linea L’épouvantail.
Oggi La Crotta di Vegneron mantiene un legame viscerale con la propria terra d’origine, dove viene commercializzato circa il 70% della produzione. Tuttavia, grazie a un percorso di crescita avviato con successo fin dal 2006, questi vini “eroici” viaggiano oltre i confini regionali e nazionali, portando nei calici di tutto il mondo l’autentico e fiero respiro delle Alpi valdostane.

La Carta d’Identità dei Prodotti – La Crotta di Vegneron
La ricca proposta enologica della cooperativa si apre con i Bianchi DOC, una selezione di grande freschezza e aromaticità che schiera il Müller Thurgau, il Pinot Noir vinificato in bianco, lo Chambave Muscat e il Nus Malvoisie, a cui si affiancano etichette di grande ricerca come lo Chambave Muscat Attente, lo Chambave Muscat linea miniere e il Nus Malvoisie «La Griffe des Lions». L’universo dei Rosati è invece rappresentato dall’elegante Rosé Merveille.
I Rossi DOC compongono un mosaico fiero e strutturato che valorizza vitigni locali e internazionali, includendo Pinot Noir, Gamay, Chambave, Cornalin, Nus, Chambave Supérieur Quatre Vignobles, Syrah Crème, Fumin Esprit Follet, Fumin linea miniere e Fumin «La Griffe des Lions». Il vertice della produzione da meditazione è occupato dal rinomato Passito DOC Chambave Moscato Passito Prieuré.
Completano la gamma gli Spumanti d’Altitudine, capaci di portare nei calici la vivacità delle bollicine di montagna con il VS Refrain® bianco e il raffinato metodo classico VSQ 4478 Nobleffervescence®. Infine, la tradizione della distilleria interna si esprime nelle Grappe d’Alambicco della linea L’épouvantail, dedicate a Müller Thurgau, Muscat Petit Grain, Muscat Petit Grain Flétri, Malvoisie, Malvoisie Flétri, Fumin, fino al blend di Petit Rouge & Vien de Nus.

Un viaggio nell’anima della Valle d’Aosta
Dalle pietre millenarie di Aosta ai vigneti sospesi di Chambave, dalle ardite opere romane del Pont d’Ael alle gallerie minerarie di Cogne, questo itinerario svela una Valle d’Aosta lontana dagli stereotipi, dove storia, paesaggio e cultura convivono in perfetto equilibrio. Al centro del racconto resta La Crotta di Vegneron: non soltanto una cantina, ma una comunità di uomini e donne che, attraverso la viticoltura eroica e la sperimentazione audace, si fanno quotidianamente custodi e interpreti di una terra straordinaria.

Il Taccuino di Agenda Viaggi
DA NON PERDERE
Cogne sotterranea: avventura nella miniera più alta d’Europa
Ai piedi del Gran Paradiso si nasconde un labirinto sotterraneo che racconta la storia dell’archeologia industriale italiana dal 1432 al 1979. L’avventura inizia con una salita quasi verticale dai 1.544 metri del paese ai 2.030 metri del sito di Costa del Pino.

Da qui ci si addentra nel cuore della montagna a bordo del trenino originale dei minatori, che percorre poco più di un chilometro in un tunnel buio e suggestivo scavato nella roccia. Il percorso conduce alla discenderia principale, dove un tempo sfrecciava lo skip, il carrello per il trasporto del minerale di magnetite.
Il consiglio del viaggiatore: Coprirsi molto bene (circa 7°C tutto l’anno) e prepararsi a un vero viaggio nel tempo.
In viaggio tra i calici (Clicca qui per info e dettagli)
L’azienda La Crotta di Vegneron accoglie i visitatori per un’immersione tra i filari e la barricaia, completata da percorsi di degustazione guidati. Le esperienze sono disponibili su prenotazione per un gruppo minimo di quattro persone, garantendo un’atmosfera curata. I tour, condotti in italiano, francese e inglese, sono accessibili ogni giorno per offrire un viaggio indimenticabile nel cuore del territorio.
DOVE MANGIARE
Trattoria Favre (Fénis)
Immersa nella tranquillità della frazione Petit Fénis, questa piccola perla fa rivivere l’anima più autentica delle storiche trattorie valdostane. La filosofia si basa sulla semplicità e sul “fatto in casa”, trasformando materie prime d’eccellenza in comfort food d’alta quota. I protagonisti indiscussi del menu sono gli ingredienti locali a filiera corta: i celebri formaggi d’alpeggio, carni di qualità, burro e latticini del territorio, farine rustiche e verdure di stagione. Una sosta golosa che profuma di casa.

DOVE DORMIRE (e mangiare a km 0)
Agriturismo Le Foyer de Grand Mère (Fénis)
Nato dal sogno dei fratelli Alessio e Mattia nella tranquilla frazione di Les Crêtes, questo agriturismo è il risultato della sapiente ristrutturazione di una tipica casa valdostana in legno e pietra. Dispone di quattro camere, alcune con vista panoramica sul suggestivo Castello di Fénis.
Il vero fiore all’occhiello è il suo ristoro a Km zero: un menu a prezzo fisso rigorosamente stagionale che cambia ogni settimana seguendo i raccolti dell’azienda agricola. Dal pane fragrante alla pasta fresca fino ai dolci, ogni dettaglio è fatto in casa. La formula sposa la migliore traditione contadina: ben 6 antipasti, due primi, un secondo con contorno, il dessert e l’immancabile caffè servito direttamente con la moka.
Au Berceau du Bien-être (Chambave)
Una casa vacanze di charme situata tra i filari dei vigneti alpini, pensata per chi cerca una fuga dalla frenesia quotidiana. La struttura offre una formula flessibile e versatile, ideale per famiglie e gruppi: è composta infatti da tre unità autonome ma collegabili tra loro (Plaisir, Harmonie e Bonheur) capaci di ospitare da 4 fino a 15 persone. Oltre al gusto raffinato degli arredi e a cucine super attrezzate, il punto di forza è l’esclusiva area benessere interna, una vera oasi di relax ideale per rigenerarsi dopo una giornata di escursioni.
Photo dall’alto: Carlo Ingegno (14). Courtesy of Maddalena Mazzeschi Ufficio Stampa (1). Carlo Ingegno (3).




