La presentazione alla Stampa Estera di Roma ha mostrato Gorizia come un territorio capace di trasformare la propria condizione di città di confine in un punto di forza. La città si propone come laboratorio europeo dove cultura, tecnologia e innovazione convivono, dimostrando come una visione strategica possa convertire il passato in un motore di sviluppo contemporaneo.
Roma, Italia.
L’atmosfera che si è respirata alla sede dell’Associazione Stampa Estera di Roma non è stata quella di una semplice conferenza, ma il racconto di una metamorfosi europea compiuta. Gorizia ha mostrato al mondo come un territorio di confine possa smettere di essere un margine per diventare un centro pulsante di innovazione. Grazie a una strategia fondata su investimenti intelligenti e visione futura, la città ha saputo convertire il proprio passato in una piattaforma di dialogo contemporaneo, offrendo all’Europa un modello di rinascita dove la cultura non è solo memoria, ma una traiettoria verso nuovi orizzonti.

Una scelta politica per l’identità cittadina
Il cambiamento che sta attraversando le strade goriziane nasce da una volontà precisa: trasformare i fondi del PNRR in un’eredità che resti ai cittadini e ai visitatori. Secondo il sindaco Rodolfo Ziberna, il rilancio di luoghi simbolo come Borgo Castello e via Rastello è la prova di come la cultura possa agire come una vera infrastruttura civile. Non si tratta solo di restauri, ma di un dialogo profondo tra la storia dei luoghi e le prospettive di una città che ha deciso di investire sulla propria unicità per aprirsi al mondo.
Il cuore del progetto: la rinascita di Borgo Castello
Al centro di questa rivoluzione urbana batte il progetto “Mille anni di storia al centro dell’Europa”, un piano ambizioso che ha trasformato il borgo antico in un crocevia di popoli e culture. Sotto la guida di Maria Grazia De Rosa, Segretario Generale del Comune, la rigenerazione finanziata da NextGenerationEU ha permesso di guardare al patrimonio non come a un reperto statico, ma come a una materia viva. Il risultato è un laboratorio culturale permanente, dove l’innovazione dei linguaggi permette di narrare il patrimonio in modo del tutto nuovo.

L’effetto 2025: Gorizia, laboratorio di dialogo senza confini
L’appuntamento con la Capitale Europea della Cultura 2025 non è visto come un semplice traguardo, ma come una soglia simbolica che proietta la città in una dimensione internazionale. L’assessore Patrizia Artico ha descritto questo percorso come un dispositivo di senso capace di tenere insieme il dialogo transfrontaliero e la visione politica. Gorizia si riscopre così una piattaforma capace di unire le diversità, consolidando cultura e innovazione come i veri motori dell’identità cittadina.
Un nuovo magnete per il turismo internazionale
L’ambizione è quella di posizionare Gorizia tra le mete emergenti più vibranti del continente, puntando su un’offerta che unisce qualità e stupore. L’assessore Luca Cagliari punta molto sul sistema delle infrastrutture culturali come motore di energia creativa, capace di attrarre flussi turistici curiosi e cosmopoliti. La città sta diventando un polo d’attrazione per l’arte digitale immersiva, una destinazione dove l’economia creativa non è solo una promessa, ma una realtà vibrante pronta ad accogliere i grandi eventi del futuro.

La bellezza corre sui binari della tecnologia
Ma la trasformazione non si ferma alla materia fisica; essa viaggia anche attraverso fili invisibili che collegano il passato al presente. Dalla pietra al cloud, Gorizia ha costruito una mappa culturale fatta di archivi digitali, panchine parlanti e podcast immersivi che parlano il linguaggio delle nuove generazioni. È una narrazione accessibile e aperta, dove la realtà aumentata permette di sfogliare la storia millenaria della città con un semplice tocco, rendendo il patrimonio storico un’esperienza democratica.
L’incanto della DAG: dove l’arte si fa luce
L’emblema di questa nuova era è senza dubbio la DAG – Digital Art Gallery, un’infrastruttura multimediale che non ha eguali in Europa. All’interno della storica Galleria Bombi, è nato un corridoio emozionale di oltre 300 metri, con superfici rivestite di LED di ultima generazione che creano un ambiente totalmente immersivo. Inaugurata con il celebre Data Tunnel di Refik Anadol – artista che ha già conquistato il MoMA e il Centre Pompidou – la DAG è oggi un museo a cielo aperto che fonde creatività, tecnologia e memoria, sancendo definitivamente il legame indissolubile tra la città antica e il suo futuro radioso.
Photo courtesy of Pirene Ufficio Stampa



