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Giappone, Diario di Viaggio in 4 supersteps

Destinazione Giappone! Inizia il viaggio-colpo-di-scena del 2024: non programmato, tantomeno obbligato, ha tutte le qualità per diventare il migliore, davvero speciale. L’aereo attende a Malpensa, lo scalo sarà a Francoforte.

Giappone.

Da sempre scrivo per passione, ed è anche il mio lavoro. Per raccontare storie che andrebbero perse, per cercare il meglio dell’essere umano.
Questo mio itinerario in Giappone, suddiviso in 4 supersteps, non segue comuni modalità da “forzati” del turismo. Non è proprio un viaggio, ma una vacanza. E il leit-motiv è stato: “vedo quello che mi va e non lesino sui metri quadri a mia disposizione”, cosa, quest’ultima, che da quelle parti non è trascurabile.
Allora quella terra si svela piena di sorprese, e, perché no, ti fa innamorare.

Sopra, L’alba sul promontorio di Portofino.
Foto grande in alto, Il “ponte di Brooklyn” a Tokyo.

1° SUPERSTEP

Da Pieve Ligure a Milano

La prima tappa prende avvio nella Liguria di Levante, in particolare da Pieve Ligure, gelosa da sempre delle sue ville e degli impagabili scorci sul mare a picco, pur essendo vicinissima a Genova verso ovest e alle località più famose della Riviera verso est.
Da Pieve sul Mar Ligure, da dove si vede il promontorio di Portofino, la stazione Centrale di Milano è una tappa imprescindibile. Il Pirellone svetta verso il cielo azzurro; nato per guardare al futuro, evoca mille aspettative.

Il primo té verde che sappia davvero di té verde.

In aria

Più di dodici ore di volo inducono a vivere una dimensione tutta particolare, insolita per chi, magari per lavoro, non macina frequentemente migliaia di chilometri.
La sosta a Francoforte obbliga a una corsa da un polo all’altro del vasto aeroporto. L’aereo stavolta è un 747 e il cibo nippo-tedesco è comunque un’esperienza, ma almeno c’è il té verde.
La rotta passa per Romania, Georgia, il Mar Nero, poi dalle parti di Azerbaigian e Kazakistan, Kirgistan e Usbekistan; inutile negare il pensiero traverso di poter finire nel Qualunquestan.

Il benvenuto del monte Fuji.


Tolgo le scarpe e mi accoccolo sul sedile, nella copertina che mi sono portata da casa; per fortuna il posto vicino al mio è libero, non ho voglia di film, ma di respirare e guardare fuori.
Trascorrono le ore, mi sono addormentata senza accorgermene; finalmente sorvoliamo la Cina e dal buio emerge una lunghissima linea continua di luci che farebbe pensare alla Grande Muraglia, chissà. Ecco poi Pechino e Tiensun; sta ormai albeggiando.
Con il sole si vede di nuovo il mare, quando, nell’azzurro giapponese, dalle piccole nuvole bianche, spunta a sorpresa il cono del monte Fuji: è un guardiano rassicurante.
Ci siamo. Atterriamo ad Haneda, il nuovo aeroporto di Tokyo costruito su un’isola artificiale.

La hall di un grande albergo.

Tokyo

Tokyo accoglie a proprio modo: con un ritmo che non dà scampo fin da subito, reso tuttavia piacevole da una puntualità rassicurante, necessaria a una megalopoli che conta circa 39 milioni di abitanti in un’area di 13.500 chilometri quadrati. Ma se non fossimo pronti a questo, non avremmo scelto questa mèta.

Il “ponte” di sera.


La nostra fermata è Odaiba. Dall’aeroporto ci si arriva dopo un tratto di metropolitana e il cambio a Shinagawa per salire sulla Yuricamone Line. Porta questo nome l’avveniristica monorotaia che scorre sopraelevata e poi lungo una struttura che assomiglia al ponte di Brooklyn. Qui sorgono grandi alberghi con vista sulla baia. Lo strepitoso panorama al tramonto si tinge di rosa ed è quasi impossibile resistere: agli inguaribili romantici si ricorda l’ottima pizza italiana servita nei pressi di una provvidenziale statua della Libertà.

E’ Odaiba.

Odaiba

In Giappone la velocità e l’efficienza tecnologica coesistono spesso con bellezze naturali e tradizioni senza tempo, paesaggi lenti e meditativi. Anche lo spazio va dagli angoli rubati ai grattacieli, dove si rannicchiano minuscole casette di legno, alle stanze di 40 metri quadri negli alberghi megastellati. Ma Odaiba è una specie di luna park. Oltre agli hotel di lusso dove ci si può sposare scendendo da uno scalone doppio alla Wanda Osiris (spettacolare il water dotato di vita propria, che si apre al tuo ingresso in bagno, ti fa trovare l’asse caldo e propone il bidet massaggiante) si susseguono locali di vario tipo; è inoltre a disposizione uno store 24h per ogni necessità, perfetto anche per improvvisare un pigiama party (l’indumento ti attende in camera).

Il tunnel sottomarino.

Per rifornirsi di ghiaccio con discrezione, c’è un’ammiccante freccia al piano che dice ice-room.
Odaiba è anche un magnifico punto di osservazione sull’orizzonte, dove gli aerei decollano e atterrano presentandosi anche in cinque contemporaneamente. Un sottopassaggio ingoia le auto come palle da biliardo, tuttavia, a uno sguardo più attento, si scopre che il tunnel non attraversa la strada, bensì passa sotto il mare.

Appuntamento la prossima settimana con: Giappone, Diario di Viaggio 2° SUPERSTEP

Photo Paola Biondi

Paola Biondi

Paola Biondi

Dice che il mistero l’affascina. In tutte le sue forme, compresa quella insita nelle persone, che a lei piace ascoltare, osservare. Gliel’hanno insegnato al liceo gli antichi greci. Naturale che faccia la giornalista, non solo professionista, ma con qualche spunto antropologico e scientifico, perché anche la scienza affronta i misteri. Il viaggio di lavoro inizia (gratis) al “Corriere Mercantile” di Genova e poi freelance per Mondadori e redattrice in Rusconi del migliore design. Caporedattore in Hachette-Rusconi, l’ha divertita molto ricevere al telefono “Patrick” o LaChapelle e per niente i reporter di Magnum dalle Torri Gemelle. Per Cairo Editore ha provato a lungo l’ebbrezza del gossip che svela tanti tipi umani; per tornare all’Arte e all’Antiquariato, il suo porto di bellezza. Scrittrice di saggi per Umberto Allemandi e Anima Edizioni, “L’amore sottile” è il primo romanzo (vedi qui la recensione) ed è già pronto il sequel. Oggi vive fra Milano e il Golfo Paradiso della Riviera ligure di Levante, dove si sente a casa.

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