La stagione 2026/27 del Teatro Manzoni di Monza si muove sul filo del “margine”, tra identità e alterità, classici e nuova drammaturgia, comicità e musica. In scena Stefano Massini, Neri Marcorè, Andrea Pennacchi, Marco Paolini, Alessandro Bergonzoni, Arianna Porcelli Safonov e molti altri protagonisti.
Monza, Italia.

La direttrice artistica Paola Pedrazzini
Il teatro come luogo di confine, dove identità e alterità, verità e finzione, appartenenza e solitudine possono incontrarsi senza necessariamente trovare una risposta. È da questa idea di “margine” che prende forma la stagione 2026/2027 del Teatro Manzoni di Monza, presentata il 26 settembre davanti a una sala gremita.
Un concetto che per la direttrice artistica Paola Pedrazzini non rappresenta soltanto un tema, ma una vera chiave di lettura del nuovo cartellone. Nel costruirlo, spiega, sono tornate più volte alla mente le parole di Dario Fo dedicate a Ruzante e Molière, così come quelle pronunciate da Elio Germano a Berlino nel 2020, quando dedicò il suo Orso d’argento “a tutti gli storti, gli sbagliati, gli emarginati, i fuori casta”.
Due momenti lontani nel tempo, ma accomunati dall’attenzione verso personaggi, storie e umanità che si collocano ai margini. È proprio questa soglia – tra chi è dentro e chi è fuori, tra normalità e alterità – a diventare il filo rosso della programmazione monzese.
La ritroviamo nei grandi testi della tradizione, nella nuova drammaturgia e nelle riletture contemporanee, ma anche nella musica e nella comicità. Dalla Bilora di Ruzante riletta da Andrea Pennacchi a Un Bès, dove Mario Perrotta dà voce alla solitudine di Antonio Ligabue; dal Tartufo di Molière al Pirandello di Silvio Orlando, passando per la riflessione sul potere di Stefano Massini e per le figure femminili raccontate attraverso la parola di Arianna Porcelli Safonov.
Il “margine” diventa poi frontiera nel Mediterraneo di A place of safety, soglia tra jazz e opera nel progetto di Paolo Fresu, dimensione sospesa dell’acqua nel Bestiario Idrico di Marco Paolini e terreno di invenzione nei neologismi di Alessandro Bergonzoni.
È una stagione che sceglie così di non ricondurre il teatro a un’unica direzione, ma di far convivere linguaggi, generazioni e poetiche differenti. Come sottolinea Pedrazzini, accomunati dalla necessità di “non semplificare la complessità del mondo”.
Perché il teatro, nelle parole della direttrice artistica, non ha il compito di rassicurare, ma il privilegio di mettere in ascolto e far sostare sul confine, interrogandosi su dove sia il dentro e dove il fuori. Una prospettiva che trova la sua sintesi nell’idea che “nessuno, né sul palco né in platea, a teatro è mai davvero fuori scena”.

La prosa, da Massini a Bergonzoni
Il cartellone della prosa si apre con Stefano Massini, in scena il 23, 24 e 25 ottobre con Lo Zar. L’attore e autore toscano affronta il tema della Russia e la storia di Vladimir Putin, inaugurando un percorso che alternerà grandi autori, temi contemporanei e riletture della tradizione.
Dal 6 all’8 novembre sarà Neri Marcorè a salire sul palco con Gaber, mi fa male il mondo, spettacolo costruito tra canzoni e monologhi dell’universo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.
Dal 27 al 29 novembre arriva Andrea Pennacchi con Predatori di pianura, opera liberamente tratta da La Bilora di Ruzante. Dall’11 al 13 dicembre spazio invece a Silvio Orlando, protagonista de Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello.
Il nuovo anno si apre con Figli, in scena dall’8 al 10 gennaio 2027 con Edoardo Pesce, Silvia D’Amico, Carlo Ruggiero e Cristina Pellegrino. Il 22, 23 e 24 gennaio toccherà a Michele Sinisi con il Tartufo di Molière.
Il 5, 6 e 7 marzo saranno Maria Amelia Monti e Gigio Alberti a portare in scena Lungs, Polmoni di Duncan Macmillan.
A chiudere la stagione di prosa, il 9, 10 e 11 aprile, sarà Alessandro Bergonzoni con Arrivano i dunque, nuovo spettacolo nel quale tornano il suo personalissimo rapporto con il linguaggio, la comicità e l’immaginazione.

Musica, spettacoli speciali e stand up comedy
Accanto alla prosa, il Manzoni propone una serie di appuntamenti capaci di cambiare registro, tra musica, teatro e comicità.
Dopo l’inaugurazione affidata a Lella Costa con La fata, evento speciale realizzato in collaborazione con il Festival del Parco, il 31 dicembre sarà la volta del concerto di Capodanno con John Lakin & Friends.
Il 30 gennaio Kepler-452 porterà in scena A place of safety, un viaggio nel Mediterraneo centrale in cui il confine geografico si trasforma in una domanda più ampia sulla contemporaneità.
L’8 maggio, invece, spazio alla musica con Paolo Fresu & Sugarino Project e Norma Jazz, appuntamento che mette in dialogo jazz e opera.
Anche la stand up comedy trova un posto preciso nella nuova stagione. Il percorso parte il 25 novembre con Arianna Porcelli Safonov e Picchiamoci, prosegue il 6 e 7 febbraio con Maurizio Lastrico e Sul Lastrico e arriva al 17 aprile con Pierluca Mariti e Abbi Pazienza.

Altri Percorsi, tra identità, solitudine e natura
Una sezione particolarmente legata al tema del margine è quella di Altri Percorsi, che raccoglie esperienze teatrali e linguaggi differenti.
Il primo appuntamento è il 14 gennaio con Mario Perrotta e Un Bès, Antonio Ligabue, lavoro dedicato alla solitudine e alla vicenda umana del pittore.
Il 5 febbraio saranno protagonisti Ermanna Montanari e Marco Martinelli con Madre, mentre il 12 febbraio Marco Baliani porterà in scena L’ombra perduta di Peter Schlemihl.
A chiudere il percorso, il 24 febbraio 2027, sarà Marco Paolini con Bestiario Idrico, spettacolo nel quale l’acqua diventa una dimensione liminale e una prospettiva attraverso cui osservare il rapporto tra uomo e ambiente.
Il nuovo cartellone del Teatro Manzoni costruisce così una geografia teatrale fatta di incontri e contrasti: classici e contemporaneità, comicità e riflessione, musica e parola, generazioni e poetiche differenti. Un viaggio che non cerca una risposta univoca, ma invita il pubblico a fermarsi proprio lì dove le certezze iniziano a lasciare spazio alle domande.
Photo courtesy of Teatro Manzoni di Monza




