Nato sotto il segno del triceratopo racconta il dolore senza retorica, trasformandolo in un viaggio visionario tra dinosauri, sogni e identità.
Milano, Italia.
Ci sono spettacoli che raccontano il lutto. E poi ce ne sono altri che scelgono di inventare un linguaggio completamente nuovo per attraversarlo.
Nato sotto il segno del triceratopo, scritto dal giovanissimo Santiago Medioli Malverde e diretto da Sara Mino, appartiene decisamente alla seconda categoria. In scena al Teatro Elfo Puccini all’interno della rassegna Teste Inedite, lo spettacolo usa dinosauri, creature immaginarie e paesaggi onirici per parlare di una delle esperienze più universali e difficili da raccontare: la perdita.
Una generazione che racconta la fragilità in modo diverso
Joshua ha perso la madre da pochi mesi. Accanto a lui ci sono Lyo, la coinquilina che prova a riportarlo nella realtà, e Padre Verde, lo zio materno, figura affettuosa ma incapace di colmare il vuoto che il ragazzo porta dentro. Il problema è che la realtà sembra non offrire a Joshua uno spazio dove poter vivere davvero il proprio dolore. Così sceglie di rifugiarsi nei sogni. Lì può diventare un triceratopo, proteggere il proprio branco, attraversare foreste preistoriche e trasformare il lutto in una battaglia epica. Progressivamente il confine tra ciò che accade e ciò che immagina si dissolve, fino a lasciare lo spettatore sospeso in un universo in cui la fantasia non è evasione, ma sopravvivenza.
L’idea più interessante dello spettacolo è proprio questa. I dinosauri non sono una semplice trovata estetica. Diventano il modo attraverso cui Joshua tenta di dare una forma al dolore. Essere un triceratopo significa essere forte, proteggere chi si ama, lasciare un segno prima di scomparire. È una metafora potente che evita qualsiasi retorica sul lutto e costruisce invece un immaginario personale, infantile e allo stesso tempo profondamente inquietante.
Il valore del progetto teatrale sta anche nella sua origine. Autore, regista e interpreti appartengono a una nuova generazione di artisti che sembra avere poca voglia di spiegare tutto e molta più voglia di evocare. Qui il dolore non viene analizzato. Viene vissuto. Attraverso immagini, corpi, simboli e frammenti di immaginazione.

Un cast giovane che regge una scrittura complessa
Sul palco il giovanissimo Pietro Bertoni interpreta Joshua con grande intensità, accompagnato da Guglielmo Potecchi nel ruolo di Padre Verde e da Paulette Rufin, nei panni di Lyo. È soprattutto quest’ultima a dare equilibrio alla narrazione. La sua presenza è concreta, ironica e vitale, ma lascia emergere tutta la frustrazione di chi vorrebbe aiutare qualcuno senza sapere davvero come farlo. Attorno ai protagonisti si muove inoltre un gruppo di performer — definito “l’anima dei triceratopi” — che attraverso corpi, maschere e movimento costruisce il paesaggio mentale del protagonista.
Perché vederlo
- Perché racconta il lutto senza cadere nella retorica.
- Perché mostra il talento di una nuova generazione teatrale.
INFO
Nato sotto il segno del triceratopo
Testo: Santiago Medioli Malverde
Regia: Sara Mino
Con: Pietro Bertoni, Guglielmo Potecchi, Paulette Rufin
Tutor: Massimiliano Cividati
Produzione: Teste Inedite 2026 – Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
Teatro: Elfo Puccini – Sala Fassbinder, Milano
Photo dall’alto: Courtesy of Ufficio Stampa Elfo Puccini. Photo Lops Alessia




