
Milano.
«Non c’è più nessun posto da scoprire, ormai è tutto già noto». Quanto volte abbiamo sentito dire questa sciocchezza? I veri viaggiatori sanno invece che, al di fuori delle autostrade del turismo di massa, esistono ancora tanti luoghi affascinanti e quasi ignoti. Un esempio perfetto è AlUla, vasta area dell’Arabia Saudita nord-occidentale comprendente oasi lussureggianti nel deserto e montagne di arenaria rossa ma anche siti archeologici di primaria importanza. In quest’area sorgeva, fra il primo secolo a.C. e il primo d.C., Hegra, città dei Nabatei di cui restano oltre 100 tombe monumentali scavate nella roccia.
Hegra/AlUla, oggi Patrimonio Culturale Unesco, è un matrimonio perfetto fra Natura e Arte, che gareggia in bellezza con l’altra grande città dei Nabatei, la famosa Petra in Giordania. Ma Petra è ormai ben nota mentre Hegra/AlULa è rimasta nascosta al mondo perché solo da poco tempo l’Arabia Saudita ha deciso di mostrare i propri tesori culturali e naturali ai viaggiatori occidentali.

È in questo quadro che si inscrive l’apertura della prima mostra fotografica interattiva dedicata, in Italia, ai tesori artistici e naturali di una destinazione saudita finora quasi ignota. La mostra milanese si intitola «AlUla. Journey through Time/Viaggio nel Tempo», presenta 30 pannelli disposti all’aperto lungo Corso Vittorio Emanuele II a Milano e sarà fruibile per un mese, fino al 28 marzo 2021.
Le immagini esposte – di altissima qualità – sono del celebre fotografo canadese-americano Robert Polidori e raffigurano le testimonianze artistiche e culturali di un arco di tempo di molte migliaia di anni, dai graffiti preistorici fino all’Arabia Saudita dei giorni nostri, passando per i misteriosi regni di Lihyan e Dadan, i Nabatei e l’Impero romano. Ma ovviamente senza dimenticare «il contesto naturalistico di AlUla, che è semplicemente meraviglioso e mi ha affascinato», come ha dichiarato il fotografo Robert Polidori.

Di grande interesse anche i contributi interattivi audio-video fruibili in QR Code con lo smartphone. «AlUla non è che la punta di diamante di un patrimonio archeologico che ancora si cela nell’intera Penisola arabica», spiega il Prof. Romolo Loreto, archeologo dell’Università di Napoli L’Orientale e autore dei commenti audio della mostra. Nell’area di AlUla crebbero società complesse che si arricchirono con il commercio delle spezie, e con esse viaggiarono idee, costumi e culti religiosi, diffondendosi dall’ Arabia Felix in gran parte del mondo antico.

Oggi i siti archeologici della Penisola Arabica ci rivelano «il profondo legame con le società limitrofe, nonché con i più lontani porti del Mediterraneo e dell’India. Le spettacolari architetture funerarie, le imponenti aree urbane di Dadan e AlUla, nonché la perizia con la quale gli antichi seppero ideare diverse forme di controllo e approvvigionamento dell’acqua, dimostrano come le genti antiche e il loro ambiente seppero plasmarsi vicendevolmente», continua il prof. Romolo Loreto.

«L’odierno visitatore potrà non solo ammirare un panorama frutto di un sentimento culturale unico al mondo, letteralmente scolpito nella roccia, ma anche immergersi nel contesto di un’oasi che per tutta l’epoca islamica, fino ad oggi, ha saputo perpetrare questo millenario legame con l’ambiente», conclude l’archeologo Romolo Loreto.

La mostra milanese è presentata da The Royal Commission for AlUla, rappresentata in Italia da Martinengo Communication, e gode dell’Alto Patrocinio della Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma e del Comune di Milano. Dopo il 28 marzo l’esposizione si sposterà in altre città italiane ed europee.

Marco Restelli.
Marco@agendaviaggi.com




