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LA GIOCONDA: NUOVE RIVELAZIONI SULLA FAMOSA OPERA DI LEONARDO DA VINCI

Nuove indagini diagnostiche effettuate con camera multispettrale portano alla scoperta di incredibili dettagli nascosti dietro l’enigmatico sorriso della Monna Lisa di Leonardo da Vinci.

Parigi, Francia.
La Gioconda, anche chiamata Monna Lisa, è l’opera più famosa di Leonardo da Vinci. Si tratta di un dipinto a olio su tavola databile intorno all’anno 1503. Da secoli viene vista come un’opera misteriosa e intrigante, capace di attirare l’attenzione di ogni amante e studioso dell’arte.

La sua importanza a livello storico e culturale ha impedito però la sua analisi approfondita. Le informazioni su questa opera d’arte sono sempre state poche a causa dell’impossibilità etico-morale di prelevare campioni significativi da analizzare in laboratorio. Negli ultimi anni c’è stato un utilizzo sempre maggiore di tecniche non invasive grazie alle quali è possibile effettuare analisi specifiche senza prelevare alcun campione dalla superficie pittorica. La celeberrima opera di Leonardo da Vinci è stata analizzata di recente con una di queste tecniche: la camera multispettrale.

La maggior parte delle opere prodotte nel 1600 sono caratterizzate dalla presenza di un disegno preparatorio fatto con la tecnica dello spolvero. Esso consiste nell’elaborazione di un disegno su carta, il foglio viene poi forato lungo i contorni dell’intera figura e poggiato sulla tela. A questo punto i fori vengono tamponati con polvere di carbone in modo che l’immagine si imprima sul supporto sottostante. Questa tecnica venne usata anche dallo stesso Leonardo da Vinci per la produzione di alcune opere quali La dama con l’ermellino e Ritratto di Ginevra de’ Benci. Studiosi e diagnosti si sono spesso chiesti come mai la Gioconda non possedesse questa caratteristica. A tal proposito sono state effettuate delle indagini con tecniche tradizionali ma non sono stati ottenuti risultati soddisfacenti.

Per questo motivo, la ricerca svolta da Pascal Cotte e Lionel Simonot in collaborazione con i laboratori Lumière Technology in Francia ha come obiettivo primario quello di identificare il disegno preparatorio. La camera multispettrale utilizzata per le analisi è uno strumento in grado di produrre immagini ad altissima risoluzione mediante l’impiego di filtri che operano in diverse regioni dello spettro luminoso. Queste immagini vengono poi rielaborate e corrette utilizzando il metodo L.A.M. che permette di rilevare anche i particolari meno visibili amplificando il segnale ottenuto.

I risultati ottenuti con questa tecnica di imaging sono davvero stupefacenti. La conferma più importante è stata sicuramente quella del disegno preparatorio. Le analisi mostrano con chiarezza che la tecnica utilizzata è quella dello spolvero. Questo consente il riconoscimento della tecnica esecutiva tipica di Leonardo da Vinci e potrebbe essere la prova dell’esistenza di un bozzetto su carta che avrebbe dato origine ad altri dipinti di dame simili alla Monna Lisa.

Un altro dettaglio interessante è quello trovato sul cielo, vicino la parte destra del capo. La forma e la posizione fanno pensare ad un fermaglio per capelli con una perla sull’estremità. Le linee del disegno preparatorio presenti sulla fronte della Monna Lisa lasciano intuire che il soggetto avrebbe dovuto essere di profilo. Inoltre, il sottile velo che copre il capo della dama avrebbe dovuto avere dei ricami ma nel progetto finale c’è stato un ripensamento. Questi dettagli testimoniano che probabilmente Leonardo avesse ideato un progetto iniziale che, per motivi ancora ignoti, è stato poi abbandonato.

Le informazioni ottenute fino ad ora sono numerose ma il velo di mistero che circonda la Gioconda sembra infittirsi sempre di più. Quali erano le intenzioni iniziali di Leonardo da Vinci? Come mai ha deciso di cambiare in modo così radicale il suo bozzetto di partenza? Le domande sono ancora molte ma le analisi tramite l’elaborazione L.A.M. sui dati della camera multispettrale sono ancora in corso. Il prossimo passo sarà quello di scoprire quali colori si celano dietro la vernice ormai ingiallita. Gli esperti diagnosti sono ottimisti e forse avremo presto delle risposte in grado di far luce sugli enigmi nascosti dietro il sorriso di questa iconica figura.
Eva D’Onofrio
Autrice del sito Raianaraya


Le tre ultime immagini: courtesy by Pascal Cotte

Eva D'Onofrio

Eva D'Onofrio

Abruzzese di nascita e laureata in Tecnologie per la Conservazione e il Restauro a Venezia, è una ragazza curiosa e sempre in cerca di nuove esperienze. Il suo percorso di studi le permette di essere sempre aggiornata sulle novità scientifiche in ambito artistico. Grandissima amante della natura, va in montagna fin da bambina e continua a seguire questa passione scrivendo articoli sulle sue esperienze ad alta quota. Il suo sogno è vivere viaggiando, esplorare ogni angolo del pianeta e conoscere nuove culture. Al momento scrive articoli per Agenda Viaggi e per un blog dedicato alle esperienze nella natura, Raianaraya.

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