La bellezza senza tempo di Canova rivive in mostra a Palazzo Braschi

La bellezza senza tempo di Canova rivive in mostra a Palazzo Braschi

Scritto da Chiara Curia on . Postato in Appuntamenti, Cultura

A palazzo Braschi di Roma la mostra “Canova. Eterna bellezza” fino al 15 marzo 2020. 170 opere di Canova e di artisti a lui contemporanei per indagare il legame indissolubile fra l’artista e la città eterna.

Roma, Italia.
Chissà quante volte un giovanissimo Antonio Canova avrà passeggiato per le strade di Roma, prima di lasciare il suo segno indelebile in questa città senza tempo. Chissà se avrà indugiato di fronte al palazzo di famiglia di papa Pio VI della famiglia Braschi, quello stesso palazzo che oggi raccoglie in mostra il sogno, la visione e gli ideali di uno degli scultori che hanno segnato la storia dell’arte.

A cavallo fra Sette e Ottocento, Antonio Canova rese Roma il suo laboratorio a cielo aperto e oggi la città di Roma rende omaggio allo scultore con la mostra “Canova. Eterna bellezza”, in un percorso che porta il visitatore a rivivere le glorie e i tumulti che hanno segnato per sempre la futura capitale d’Italia. Canova aveva solo 26 anni quando divenne celebre per il Monumento funerario di Clemente XIV: il suo stile, pulito e inconfondibile, è frutto di un costante dialogo con l’arte antica, per questo verrà definito “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”.

Il percorso espositivo intende immergere completamente il visitatore nell’atmosfera del tempo: Canova si interfacciò con molti artisti dell’epoca, riproposti in mostra attraverso le tele di Gavin Hamilton, Jean-François-Pierre Peyron, Pompeo Batoni, Vittorio Alfieri. Allo stesso tempo, l’artista occupò un ruolo di rilievo anche nel pensiero del tempo: profondamente cattolico e antigiacobino, nel 1802 fu ispettore generale delle Belle Arti dello Stato della Chiesa, e si occupò di recuperare le opere sottratte dai francesi alla fine del Settecento.

La mostra scandaglia con precisione le differenti personalità di Canova, il suo rapporto con i costumi dell’epoca, il suo inserimento nel panorama politico, i valori e i principi del suo tempo: nel dialogo ininterrotto fra Antico e Moderno, ecco racchiusi nella stessa sala l’Amorino Alato di Canova (in Italia grazie ad un prestito da parte dell’ermitage di San Pietroburgo) e l’eros farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; l’Apollo del Belvedere e il Gladiatore Borghese incontrano nella stessa sala il Perseo trionfante e il Pugilatore Creugante di Antonio Canova. In queste sale, il visitatore riesce a capire la visione artistica di Canova: non un’attività di copia, ma un’emulazione che richiama il ritorno alla semplicità ed alla purezza delle linee, in rottura con i movimenti artistici precedenti dorati e sfarzosi.

La sfida di riproporre l’antico in chiave moderna è stata accolta nell’allestimento proposto per la mostra: le 13 sezioni che intendono ripercorrere la vita di Antonio Canova come artista e come personaggio di spicco della sua epoca sono state impreziosite dalle soluzioni illuminotecniche che riportano il visitatore indietro nel tempo, ad ammirare la Maddalena Penitente o il gesso di Amore e Psiche stanti al lume di torcia, dove il gioco di specchi e di ombre rendono le opere animate, lasciando sprofondare il visitatore nella profondità della propria suggestione.

Una delle sale più grandi è dedicata alla ricreazione dello studio di Canova: qui il visitatore è rapito dalla forza creativa dell’artista, dal fervore di un’officina di produzione che dava lavoro ad operai e apprendisti e diventata meta del Grand Tour di fine Settecento. Il genio di Canova prende per mano gli ospiti della mostra nel suo atelier qui riprodotto fra bozzetti, stampi, riproduzioni in terracotta e opere appena concluse, come l’Endimione dormiente.

La magia riproposta dalla mostra si chiude nell’ultima sala, dedicata esclusivamente alla Danzatrice con le mani sui fianchi, proveniente da San Pietroburgo. Il mito di Galatea rivive davanti ai nostri occhi moderni: posta su una pedana girevole, per simulare l’idea del ballo e del movimento, in una sala tappezzata di specchi, nella calda luce che allunga e muove le ombre, quell’allestimento che Canova aveva immaginato per raccontare per sempre, ai posteri, il delicato mito di Pigmalione e Galatea. Non sarà Afrodite questa volta a rendere reale Galatea, ma il genio di Canova che ha ammaliato migliaia di spettatori, facendoli entrare nel mito dell’arte e della Creazione.

Info: Palazzo Braschi 

Chiara Curia

Chiara Curia

“Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”: nata in Calabria e cresciuta a Milano nei primi anni di vita, sono ritornata sullo Jonio abbastanza in fretta da sentire il legame ancestrale con il mare, con lo scirocco e con il viaggio nelle vene. Mi sono trasferita a Roma appena maggiorenne per studiare Giurisprudenza (e non ci si può aspettare niente di diverso da chi è nato qualche giorno dopo che iniziasse Mani Pulite), ho lasciato un pezzo di cuore a Valencia dove ho vissuto un anno, innamorandomi dello spagnolo come fosse la mia lingua madre. Lavoro sui fondi europei, che mi permettono di viaggiare spesso, leggo più libri contemporaneamente, adoro farmi fotografare dal mio compagno, torno al mare tutte le volte che posso. Marquez mi ha insegnato ad amare, Camilleri a sentire i legami con la mia terra, Calvino a salire su un albero e non mettere più i piedi a terra, impegnata come sono a sognare.