In scena al Teatro Manzoni “La lavatrice del cuore. Lettere di genitori e figli adottivi”. Perché la genitorialità nasce nel cuore

In scena al Teatro Manzoni “La levatrice del cuore. Lettere di genitori e figli adottivi”. Perché la genitorialità nasce nel cuore

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Appuntamenti, cinema

L’amore genitoriale andato in scena al teatro Manzoni di Monza giovedì 30 gennaio, una lettura di lettere vere con Maria Amelia Monti che regala al pubblico un’interpretazione densa di emozioni, tra l’ironico e il commovente. Mai banale e sempre autentica.

Monza, Italia.
Lo stile di Maria Amelia Monti e il tratto di Edoardo Erba, autore, regista e consorte della protagonista, sono unici e inconfondibili. Nel corso di una piacevolissima lettura scenica, accompagnata dalla musica dal vivo di Federico Odiing, si entra nel diario di bordo di una famiglia adottiva (proprio quella di Maria Amelia ed Edoardo Erba) e nelle variopinte lettere di figli adottati e genitori adottivi, si piange e si ride, come nelle migliori esperienze teatrali. Il testo svela di quanti stupidi e ottusi pregiudizi “culturali” – si fa per dire- siamo ancora circondati in Italia e di quante straordinarie risorse, tante volte inaspettate, sono dotati i genitori (che si tratti di genitori di pancia o di cuore).

Lo stile diretto e intimo della missiva ci permette di entrare in punta di piedi dentro spaccati famigliari che non conosciamo, o forse sì, e contemplare l’esperienza di una mamma che si accorge di fare male anche con l’affetto, perché su una ferita aperta anche una carezza genera dolore e per il piccolo cuore di una bambina abbandonata e poi adottata le parole “ti amerò per sempre, non ti lascerò più” pesano come macigni. Veniamo colpiti anche noi dal “proiettile” verbale lanciato dal bambino che non vuole spegnere la tv per andare a fare i compiti e dice alla mamma: “No! Tanto tu non sei la mia vera madre!”, ma ancor più a fondo veniamo colpiti dalla risposta di quel genitore, che pescando le parole da non si sa bene quale sacca di coraggio risponde: “io non sarò la tua vera madre, ma tu sei il mio vero figlio e ora devi spegnere la televisione!”. 

Non solo l’empatia del pubblico e gli applausi a scena aperta contribuiscono a rendere l’interpretazione delle lettere più vibrante ma anche la stessa voce di Maria Amelia Monti, che appare appena incrinata dall’emozione. 

E così, tra gustosi racconti di assistenti sociali e psicologhe che si muovono in coppia con il fare circospetto delle stalker e commoventi scambi cuore a cuore di mamme e papà che si caricano di tutto il dolore e lo smarrimento dei figli che grava come “un buco sopra lo stomaco” e lo restituiscono loro pulito e profumato come dopo un giro in lavatrice (la “levatrice del cuore”), l’attrice ci accompagna alla domanda fondamentale: non tanto “perché adottate?” – che la coppia si è sentita rivolgere decine di volte – ma piuttosto “perché non adottare?”!
Foto piccola in alto, Elena Borravicchio. Foto grande courtesy by Teatro Manzoni.

Info: Teatro Manzoni Monza

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.