I mezzucci e la ferocia della media borghesia in scena al teatro Manzoni di Monza

I mezzucci e la ferocia della media borghesia in scena al teatro Manzoni di Monza

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Appuntamenti, cinema

Dopo tre anni in tournée arriva al Teatro Manzoni di Monza lo spettacolo tratto dal romanzo di Vincenzo Cerami, con l’adattamento teatrale di Fabrizio Coniglio. Fino a dove può spingersi la piccineria del proprio interesse, perseguito con accanimento, fino a trasformarlo in un “assoluto”, di fronte al quale anche il discrimine tra il bene ed il male viene meno?

Monza. Italia.
Chiude al Teatro Manzoni di Monza, domenica 9 febbraio, dopo 3 anni di tournée, lo spettacolo “Un borghese piccolo piccolo” con Massimo Dapporto. Tre le repliche tutte quante applauditissime.

Tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami, autore tra le altre opere anche de “La vita è bella”, il primo adattamento è cinematografico e risale al 1977, anno successivo all’uscita del romanzo, con un fantastico Alberto Sordi protagonista e Mario Monicelli alla regia. Il film vinse tre David di Donatello e quattro Nastri d’Argento.

Non è da meno l’interpretazione pacata e perfettamente nella parte di Massimo Dapporto, per la regia e l’adattamento di Fabrizio Coniglio. Che per primo porta l’opera a teatro.

La storia è quella, fin troppo prevedibile, di un impiegato da 30 anni al Ministero che, prossimo alla pensione, tenta in tutti i modi leciti (e illeciti) di piazzare il suo unico adorato figlio, “il ragioniere”, luce degli occhi suoi e della moglie, al medesimo Ministero, aggirando l’ostacolo del concorso pubblico.

Fa sorridere ma di un sorriso amaro il suo ingresso, al fine di ottenere le domande dell’esame, niente meno che in Massoneria. Ore di studio del libro degli “illuminati” e rocambolesche “prove di coraggio” come spegnere, bendato, il fuoco…di un accendino e bere d’un fiato un pericoloso veleno che in realtà è amaro Averna. Una filosofia balzana in cambio della garanzia dei propri interessi, ottenuta con biechi mezzucci.

Fin qui nessuna sorpresa. Il colpo di scena arriva oltre la metà dell’atto unico, un risvolto tragico completamente inaspettato, seguito da una conseguenza ancora più tragica, agita dal protagonista. E sottolineata dalla musica di Nicola Piovani, appositamente coinvolto nell’allestimento della pièce. 

Dopo la fatalità che vede la morte de figlio colpito per errore durante una rapina, il padre mantiene una apparente normalità, difficile da credere, mentre la madre, con un’intensa interpretazione di Susanna Marcomeni, cede ad una disperazione paralizzante.

Il capofamiglia, che inaspettatamente si trasforma in aguzzino, sequestrando, nella casetta di campagna, il ladruncolo che spara al figlio, mantiene un sangue freddo surreale e con la stessa tranquillità con cui compra le pastarelle da portare a casa alla moglie o va a trovare il figlio al cimitero, tortura fino a uccidere il responsabile della morte del ragazzo.

Servile fino ad abbracciare le ginocchia del collega/”fratello” massone dottor Spaziani (Roberto D’Alessandro) quando gli passa le domande del concorso pubblico, senza dignità, e, contemporaneamente, capace di atti atroci per vendicare il figlio, ma senza pathos; l’una e l’altra azione compiuta da “borghese piccolo piccolo” appunto. Che bada solo ai suoi interessi (che poi sono quelli del figlio, sul quale la famiglia ha proiettato tutte le proprie ambizioni) e lo fa nel bene e nel male senza scomporsi, perché solo quelli gli importano, che si tratti di aggirare la giustizia o addirittura calpestare la vita altrui. 

Semplice ma efficace l’allestimento scenico di Gaspare De Pascali.
Info: http://www.teatromanzonimonza.it/

Foto Elena Borravicchio

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Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.