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HOTEL SONNWIES, PARADISO PER GRANDI E BAMBINI

Luson, Italia.
Il Trentino Alto Adige rappresenta la Mecca italiana per le famiglie in vacanza, anche e soprattutto per la diffusa presenza di hotel concepiti per le famiglie. Tuttavia il quadro dei family friendly hotel è alquanto variopinto e al suo interno ci sono da fare opportuni distinguo. In particolare, la distinzione più importante è quella tra gli hotel a misura di bambino e quelli a misura di famiglia. Quella che per alcuni potrà sembrare una sfumatura linguistica in realtà cela una voragine tra hotel, e se nei primi spesso il bambino è al centro non solo delle attenzioni dell’hotel, ma anche della vacanza dei genitori, nei secondi ogni componente della famiglia è un avente diritto di spazio vacanza.

Il Sonnwies pare inserirsi all’interno di quest’ultima categoria: un albergo che provvede ai bisogni di tutti i componenti della famiglia, senza antipatiche limitazioni d’età, né verso il basso, né verso l’alto. Queste le voci che ci giungono da Luson, piccolo comune sopra Bressanone di poco più di mille anime, immerso nel silenzio di boschi di pini, prati da fiaba e ruscelli di acqua purissima.

Hotel Luson: il Sonnwies

Così, spinti dalla curiosità, io e mio figlio Leonardo, 5 anni, decidiamo di inforcare l’autostrada e andare a testare di persona la veridicità di queste voci.

Partiamo dalla posizione: l’hotel si trova al di fuori delle classiche rotte turistiche altoatesine, e se per molti questo può risultare uno svantaggio, noi lo troviamo un punto di forza non da poco. Fuggiamo dalla frenesia cittadina proprio per assaporare quello che durante l’anno ci viene negato: per me si tratta del silenzio, del trekking nella natura selvaggia delle Dolomiti, delle pedalate in sicurezza senza traffico e smog; per Leonardo parliamo di un ambiente incontaminato da scoprire e di un contatto con la natura che nella sua giovane vita ha sperimentato ancora troppo poco.

Hotel Luson: il Sonnwies

Al ricevimento veniamo accolti dalla cordialità di Julia, che sarà il nostro punto di riferimento per tutta la durata del soggiorno. È lei che ci fa fare un primo giro per l’hotel, mostrandoci le primizie di una struttura che fa dell’attenzione al dettaglio il proprio punto di forza. A cominciare dalla hall, nella quale sono posizionati un tavolo e delle panche altezza bambini per disegnare e giocare, e un distributore di bevande, sempre ad altezza bimbi, così che i pargoli possano versarsi da bere in autonomia, scegliendo la loro bevanda preferita e sperimentando per la prima volta l’arte della mixologia. E dopo che Leo ha trovato e degustato la sua miscela preferita, un cocktail 70% succo di mela e 30% tè alla pesca, arriviamo nella camera. La nostra è una Family Studio Lisl, 45 mq di camera dove i colori chiari del letto e delle pareti si accompagnano a quelli del legno di querce e abeti rigorosamente locali. Un lettone matrimoniale e una zona notte per bambini ne fanno una soluzione perfetta per una coppia con due figli. Leo è particolarmente entusiasta del bagno, per la doccia extralarge cromoterapica e soprattutto per il lavandino altezza bimbo, sul quale può disporsi, come fosse un piccolo ometto, tutto il necessaire per la toilette. Bella anche la vista: dalla terrazza esposta a sud si ammira un bel panorama sulle Alpi Sarentine, sul giardino e sulla piscina esterna.

Durante un piccolo giro della struttura abbiamo anche la possibilità di vedere le suite più belle dell’hotel. Roba che ti viene davvero la voglia di trasferirti da queste parti per un mese. E se io ho apprezzato moltissimo la Suite dei sogni Sonnwies, grande ambiente mansardato con caminetto in maiolica, due camere da letto separate, due bagni con vasca idromassaggio e sauna privata sul balcone panoramico, il piccolo Leo ha dato la sua preferenza alla Luxury Roof Top Villa, forse per via della presenza di una super vasca panoramica con liquid sound.

Finito il giro è ora di iniziare a vivere l’hotel. Leo ha un unico chiodo fisso in testa: la piscina. E in questo siamo fortunati: il mondo acquatico del Sonnwies è davvero interessante: separato in due aree distinte, abbiamo la zona delle piscine, di cui una esterna con acqua riscaldata e idromassaggi e che con il buio emette fasci luminosi sotto il pelo dell’acqua, e la zona dedicata ai giochi, con piccole piscine per bebè, giochi d’acqua, scivoli che scendono paralleli per grandi competizioni tra padre e figlio e la chicca, il tubo psichedelico, uno scivolo al buio illuminato da luci strobo colorate intermittenti per una discesa che diverte me tanto quanto mio figlio. Completa il quadro una zona relax e addirittura una biosauna studiata appositamente per i bimbi – temperatura non troppo elevata e cinema incorporato – dove Leo può sperimentare, per la prima volta nella vita, le sensazioni corporee che si provano in una sauna.

Giunge poi il momento di salire in camera: lavaggio di rito, relax pre-prandiale e la tanto agognata discesa al ristorante. Il momento della cena è divertente. Leo ha 5 anni, vuole sperimentarsi, mettersi alla prova, assaggiare piatti mai provati prima, alzarsi a prendere da bere in autonomia. Le scelte sul menù sono interessanti: ricette locali, a volte rivisitate, a volte cucinate secondo tradizione, distribuite in un pasto che comprende sempre 5 portate per gli adulti e un buffet per i più piccoli. Nota di merito, il personale in sala, è disponibile a venire incontro alle esigenze del cliente come mi è capitato raramente.

Finita la cena andiamo a esplorare lo spazio bimbi al coperto, un’enorme area dove io e Leo possiamo divertirsi sulla mini parete d’arrampicata (ce n’è anche una più seria, per i grandi, ma quella non l’abbiamo considerata, almeno per questa vacanza), costruire castelli con i lego giganti, tirare due calci al pallone, quello vero o quello del calcetto. L’area è sempre presidiata, negli orari d’apertura, da educatori professionisti che propongono attività e seguono i bambini anche senza la presenza degli adulti, e questa consente di delimitare spazi d’indipendenza sia per i figli che per i genitori, che potranno, ognuno a suo modo, trascorrere del tempo seguendo le proprie esigenze. E la cosa che differenzia il Sonnwies da tanti hotel per famiglia altoatesini sono proprio gli orari dedicati ai servizi per i bambini: 60 ore di baby-sitting settimanale per i bebè dai 4 mesi, 70 ore di animazione per i bimbi dai 3 anni in su, aree e giochi dedicati per i più grandi (dai 10 anni in su).

La mattina seguente è il momento della gita. L’hotel ne organizza di ogni, a seconda delle stagioni si può scegliere tra un pic-nic in malga, un trekking sulle Dolomiti, una ciaspolata, un volo in elicottero o un’uscita a cavallo. Noi, approfittando degli ultimi freddi, andiamo a slittare sulla pista naturale da slittino della Plose, il centro sciistico sopra Bressanone. Si arriva a Valcroce in cabinovia e si scende fino a Sant’Andrea, per una discesa che sfiora i 12 km, una lunghezza record in Europa per una pista di questo tipo.

Poi, con gli scarponi e i pantaloni tutti pieni di neve, i piedi congelati e il sorriso stampato sui denti torniamo in hotel per il pranzo e il momento della separazione. Mentre Leonardo va con gli educatori a giocare e foraggiare i conigli e i pony della fattoria biologica, io mi prendo due orette tutte per me nella spa only adults del Sonnwies.

E così in un lampo giunge il momento della cena, la famiglia si riunisce per raccontarsi com’è andata la giornata, ognuno con le sue esperienze da condividere. Poi la cena finisce, due salti nella zona giochi e arriva il momento del riposo.

Il giorno dopo è il momento di tornare a casa, e durante il viaggio in auto ho avuto modo di confrontarmi con Leonardo, che è giudice assai più severo di me, e devo dire che l’impressione sull’hotel è stata, per entrambi, decisamente positiva. Al punto che avremmo voluto sconsigliare a tutti una vacanza al Sonnwies: una piccola bugia a fin di bene per evitare che troppa gente possa venire a conoscenza di quel piccolo paradiso nascosto tra i pini e i ruscelli di Luson.

Per info sonnwies.com

Ivan Burroni

Ivan Burroni

Personaggio dai mille interessi, la maggior parte dei quali ha una vita breve quanto quella di una farfalla Effimera. In mezzo al marasma di entusiasmo per le cose della vita tuttavia esistono delle costanti, tra le quali il viaggio e la scrittura. Sogna di unire alle sue due passioni anche l’altro grande amore: quello per la sociologia e lo studio dell’uomo. Cosa ama fare in vacanza? Affittare una vespa e girare senza meta, perdersi nella giungla cittadina o nella natura inesplorata di un luogo esotico e registrare impressioni su carta, magari su un tavolino che dà direttamente sull’oceano, con un bicchiere di vino in mano e la luce del tramonto che lentamente affievolisce per lasciare il posto all’ebbrezza della notte. Ha fondato il magazine InUnGiorno.com

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