FRA CINEMA E MITO: L’ARA PACIS CELEBRA IL GENIO DI SERGIO LEONE CON LA MOSTRA “C’ERA UNA VOLTA… SERGIO LEONE”

FRA CINEMA E MITO: L’ARA PACIS CELEBRA IL GENIO DI SERGIO LEONE CON LA MOSTRA “C’ERA UNA VOLTA… SERGIO LEONE”

Scritto da Chiara Curia on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Attraverso post presenti sui profili social dell’Ara Pacis è possibile approfondire e ammirare i pezzi salienti della mostra dedicata a Sergio Leone a 90 anni dalla sua nascita.

 

Roma, Italia.
L’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 ha portato alla chiusura di Musei e siti espositivi in Italia e nel resto del mondo, ma grazie al web per gli amanti dell’arte è possibile  continuare ad ammirare i tesori nascosti in essi. Sul sito istituzionale dei Musei in Comune di Roma è possibile poter esplorare i Musei Civici della Capitale e le esposizioni, come nel caso della mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis “C’era una volta… Sergio Leone” volta a celebrare il grande regista romano. Nel luogo simbolo di Roma che ricorda le gesta dell’imperatore Augusto, il polo espositivo dell’Ara Pacis ospita oggetti personali e di scena e fotografie che raccontano l’universo Leone, un regista che ha impregnato di spirito romano ogni sua produzione.

Proprio come gli antichi romani, dediti a raccontare i miti attraverso il racconto orale, Sergio Leone ha sempre preferito raccontare i film che era intento a realizzare piuttosto che scriverne: la mostra rende omaggio alle suggestioni che il regista ha saputo creare attraverso film diventati capisaldi della storia del cinema, da “Per un pungo di dollari” a “C’era una volta in America”. Il regista ha da sempre vissuto il fascino del cinema, provenendo da una famiglia di artisti (il padre Vincenzo Leone era una regista di cinema muto, mentre sua madre, Edvige Valcarenghi, nota al grande pubblico come Bice Waleran, era un’attrice dei primi anni del Novecento): in 14 anni di apprendistato professionalizzante segue il lavoro di grandi registi come Bonnard, Fabrizi, Zinnemann, Steno e Soldati. Nel 1964 dirige il suo primo film, con lo pseudonimo Bob Robertson: “Per un pugno di dollari” ottiene un’accoglienza imprevista e inizia la favola cinematografica di Sergio Leone.

Il mondo di Sergio Leone è composto da grandi maestranze che hanno reso immortali i suoi film, in primis Ennio Morricone, compagno di classe del regista durante il periodo delle scuole elementari: forte è la connessione fra le colonne sonore, i personaggi e le ambientazioni dei film rappresentati. Elementi della musica mediterranea si contaminano con ambientazioni che ricordano il west, ispirando il regista durante la realizzazione dei film e aumentando il senso di realismo descritto nelle scene. Nella mostra trova spazio anche la bravura di Carlo Simi, architetto e scenografo, e del fotografo di scena Angelo Novi: l’accuratezza dei set ricostruiti nei pressi di Almeria, in Spagna, e le foto del set diventate iconiche hanno contribuito alla ricostruzione minuziosa dello stile di Sergio Leone.

Una sezione della mostra è dedicata interamente all’ultima fatica del regista: “C’era una volta in America”. La grande sala raccoglie oggetti di scena, alcuni degli abiti  indossati dai protagonisti, immagini e ricordi dal set. In una teca, esposti con solennità, vi sono due grandi libri rossi a raccogliere la sceneggiatura di un film indimenticabile, che ha scritto una pagina importante del cinema internazionale.

Sergio Leone ci ha lasciati 30 anni fa, mentre era al lavoro su un progetto riguardante l’assedio di Leningrado. I suoi film sono stati d’ispirazione per numerosi registi moderni, fra cui Tarantino, Scorsese, Eastwood e De Palma. A mostra terminata, rimane nella mente del visitatore l’incessante squillo di un telefono nero: il mondo dei sogni, dell’illusione cinematografica non resta confinato nelle sale espositive, ma accompagna con leggerezza il visitatore. Il segno indelebile di Sergio Leone presente in molti dei registi contemporanei lascia intatta l’atmosfera eterea che solo il cinema sa regalare.
Foto courtesy by Museo dell’Ara Pacis


Info: Museo dell’Ara Pacis

Chiara Curia

Chiara Curia

“Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”: nata in Calabria e cresciuta a Milano nei primi anni di vita, sono ritornata sullo Jonio abbastanza in fretta da sentire il legame ancestrale con il mare, con lo scirocco e con il viaggio nelle vene. Mi sono trasferita a Roma appena maggiorenne per studiare Giurisprudenza (e non ci si può aspettare niente di diverso da chi è nato qualche giorno dopo che iniziasse Mani Pulite), ho lasciato un pezzo di cuore a Valencia dove ho vissuto un anno, innamorandomi dello spagnolo come fosse la mia lingua madre. Lavoro sui fondi europei, che mi permettono di viaggiare spesso, leggo più libri contemporaneamente, adoro farmi fotografare dal mio compagno, torno al mare tutte le volte che posso. Marquez mi ha insegnato ad amare, Camilleri a sentire i legami con la mia terra, Calvino a salire su un albero e non mettere più i piedi a terra, impegnata come sono a sognare.