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Finché non saremo libere: focus sulla condizione femminile in Iran al Museo di Santa Giulia a Brescia

Il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con l’Associazione Genesi e il Festival della Pace, inaugurano una nuova mostra del ciclo arte e diritti dedicata alla condizione femminile nel mondo con un focus inedito sull’Iran, attraverso le opere di artiste provenienti da differenti parti del mondo e delle artiste iraniane Sonia Balassanian, Farideh Lashai, Shirin Neshat, Soudeh Davoud fino a Zoya Shokoohi.

Sopra, Zoya Shokoohi. Still dal video di Attraversa il confine, 2021.
Foto in alto, Farideh Lashai (Rasht, Iran, 1944-Teheran, 2013)
Keep Your Interior Empty of Food; that You Mayest Behold There in the Light of
Interior, Clergies, 2010. Suono e proiezione animata su olio, acrilico e grafite su tela
Bakhtiar Collection, Dubai, UAE

Brescia, Italia.
Il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei con Alleanza Cultura, in collaborazione con l’Associazione Genesi e il Festival della Pace, hanno presentato la mostra Finché non saremo libere, a cura di Ilaria Bernardi, che dall’11 novembre abbellisce le sale del Museo di Santa Giulia, a Brescia: un’esposizione dedicata al tema drammaticamente attuale della condizione femminile nel mondo, con un particolare focus sull’Iran. 

Finché non saremo libere 

Finché non saremo libere declina al femminile il titolo del libro Finché non saremo liberi. IRAN la mia lotta per i diritti umani di Shirin Ebadi, avvocatessa e pacifista iraniana esule dal 2009, prima donna musulmana Premio Nobel per la pace (2003) per i suoi sforzi per la democrazia e i diritti umani, in particolare delle donne, dei bambini e dei rifugiati. 

Un’esposizione con un significato ancora più importante dopo la proclamazione del Premio Nobel per la Pace 2023, che il prossimo dicembre verrà conferito a Narges Mohammadi – attivista iraniana, vice-presidente del Centro per la difesa dei Diritti Umani, imprigionata dalle autorità iraniane nel maggio 2016 e ancora in carcere – “per la sua battaglia contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti” e l’assegnazione del Premio Sacharov 2023 per la libertà di pensiero a Jina Mahsa Amini e al movimento di protesta iraniano “Donne Vita Libertà” annunciato lo scorso 19 ottobre a Strasburgo dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. 

La mostra

Ad aprire il percorso espositivo di Finché non saremo libere sarà la video installazione Becoming (2015) dell’iraniano Morteza Ahmadvand, che con questa opera riflette sulla possibile convivenza tra culture e sulla necessità di abolire distinzioni e gerarchie tra popoli e individui. Tre video proiettati su altrettanti schermi, a ciascuno dei quali corrisponde uno dei simboli delle tre principali religioni abramitiche: la croce cristiana, una stella di David e un cubo raffigurante la Kaaba islamica, qui idealmente uniti in una sfera che rimanda alla Terra, proposta come spazio in cui non ci sono differenze ma spazio uguale per tutti e tutte. Becoming, come l’intera mostra a Brescia, promuove la convivenza tra esseri umani e il raggiungimento di un’unità pacifica nel tumulto socio-politico e culturale attuale. 

L’opera dell’unico artista uomo esposto in mostra cede immediatamente il passo a una esposizione interamente dedicata ad artiste donne, divisa in tre sezioni. 

La prima sezione

La prima sezione presenta un importante nucleo di opere di artiste donne provenienti da varie aree geografiche del pianeta. Queste opere sono prestiti dalla collezione d’arte contemporanea dell’Associazione Genesi e approfondiscono nell’insieme sei complesse e spesso drammatiche questioni culturali, ambientali, sociali e politiche dei nostri tempi.

Il primo tema, affrontato dalle opere di Leila Alaoui – artista franco-marocchina precocemente scomparsa per le gravi ferite riportate durante gli  attacchi terroristici a Ouagadougou mentre lavorava per una commissione di Amnesty International –, di Hangama Amiri – artista originaria del Pakistan -, Zhanna Kadyrova – artista ucraina –, Iva Lulashi – artista di origini albanesi – è il diritto alla memoria e all’identità di ogni popolo e come le tradizioni e la storia di ogni comunità siano da considerarsi memoria collettiva da preservare, proteggere, custodire, tramandare.

La seconda questione di attualità, affrontata da Mequitta Ahuja – pittrice figurativa con radici afro-americane e indiane, dalla brasiliana Sonia Gomes e da Otobong Nkanga – artista nigeriana che vive e lavora in Europa –, è l’identità multiculturale e l’importanza del dialogo, dell’interscambio e del rispetto reciproco tra culture.

La violenza del Potere, i soprusi perpetrati e a volte anche tollerati in alcune aree e Paesi del mondo, le guerre, i genocidi, lo sfruttamento sono i temi del terzo sviluppo tematico, sottesi nei lavori di Leila Alaoui, dell’artista sino-americana Hung Liu, che ha vissuto da giovane e in prima persona gli orrori della Rivoluzione culturale di Mao, dell’indiana Shilpa Gupta e di Toyin Ojih Odutola, artista americana di origini nigeriane. 

La questione ambientale, l’autodistruzione da parte dell’essere umano del nostro pianeta è testimoniata nell’opera dell’artista franco-americana Anne de Carbuccia, mentre l’artista nigeriana Marcellina Akpojotor, Zehra Doğan – artista e giornalista curda con cittadinanza turca, protagonista della prima edizione del ciclo di esposizioni di Fondazione Brescia Musei dedicate all’arte e ai diritti umani, nota per essere stata arrestata e condannata per aver pubblicato sui social media un suo dipinto in cui raffigura la distruzione di Nusaybin dopo gli scontri tra le forze di sicurezza e gli insorti curdi –, Zanele Muholi – fotografa sudafricana che con la sua arte indaga instancabilmente temi come razzismo, eurocentrismo, femminismo e politiche sessuali – e Billie Zangewa – artista nata in Malawi e poi trasferitasi in Sudafrica – ci parlano più specificatamente della condizione femminile all’interno di contesti, privati o pubblici, in cui la supremazia maschile è ancora molto radicata.

La riflessione sulla questione di genere termina con le opere di due affermate artiste iraniane, in qualche modo collegate tra loro. Si tratta di Soudeh Davoud e Shirin Neshat, proposte da Finché non saremo libere come tramite per la seconda e la terza sezione della mostra.

La seconda sezione

La seconda sezione di mostra presenta due omaggi dedicati a due artiste storiche iraniane che, seppur molto note a livello internazionale, non sono mai state protagoniste di mostre personali in Italia: Sonia Balassanian e Farideh Lashai, entrambe nate negli anni Quaranta, e dunque formatesi prima della Rivoluzione Islamica del 1979.

Sonia Balassanian, nata nel 1942 ad Arak, oggi vive e lavora tra New York e l’Armenia. Ha iniziato come pittrice astratta, ma la sua ricerca ha avuto una svolta dopo il 1979 quando, in Iran, diventa attivista, concentrando il suo lavoro sulle urgenze sociali e politiche legate alle atrocità di quella drammatica situazione, tra cui i diritti umani e l’emancipazione femminile. Le sue opere, esposte in prestigiosi spazi espositivi internazionali tra cui il MoMA di New York e il Padiglione Armeno della Biennale di Venezia del 2007, sottendono spesso una catena infinita di sofferenza, resistenza, trauma. In mostra a Brescia sono presenti tre cicli di opere su carta degli anni Ottanta e un’installazione degli anni Duemila.

Nata a Rasht nel 1944, Farideh Lashai ha tenuto mostre personali in importanti musei nel mondo, come il British Museum a Londra, il Prado Museum a Madrid, la Sharjah Art Foundation a Sharjah. Le sue opere sono state esposte in rassegne internazionali, come l’8th Biennale of Sydney, e ad oggi molte fanno parte di prestigiose collezioni d’arte contemporanea tra cui quelle del Centre Georges Pompidou a Parigi e della Sharjah Art Foundation. Come Balassanian, è stata un’attivista: nei primi anni Settanta fu imprigionata a causa della sua politica di sinistra e del suo coinvolgimento nel movimento studentesco negli anni precedenti la rivoluzione islamica. Scomparsa a Teheran nel 2013, per tutta la sua attività ha riflettuto sulla storia e le condizioni socio-politiche dell’Iran. Esposto a Brescia è il suo più importante ciclo di opere: Rabbit in Wonderland, ispirato in parte ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll e composto da sette opere.

La terza sezione

Il percorso espositivo si conclude con due coinvolgenti interventi site-specific – Verbum e Respiro –realizzati dalla giovane artista iraniana, Zoya Shokoohi nel corso di una residenza a Brescia avviata dalla Fondazione Brescia Musei come parte della mostra stessa e come ideale apertura verso le future generazioni.

Il catalogo

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Skira, a cura di Ilaria Bernardi e con testi di Omar Kholeif (Direttore delle collezioni e curatore senior presso la Sharjah Art Foundation), di Delshad Marsous (Associazione Maanà – Associazione della Diaspora Iraniana), della scrittrice Negar Azimi (tradotto per l’occasione in lingua italiana, grazie al gentile contributo della Farideh Lashai Foundation) e dell’artista, performer e ricercatrice iraniana Zoya Shokoohi.

Educational Activity Partner di Finché non saremo libere è BTL Banca del Territorio Lombardo. 

Finché non saremo libere è parte del progetto di valorizzazione dell’arte contemporanea reso possibile dall’eredità Romeda.

Fondazione Brescia Musei

Fondazione Brescia Musei è una fondazione di partecipazione pubblico-privata presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov. Fanno parte di Fondazione Brescia Musei Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, Museo di Santa Giulia, Pinacoteca Tosio Martinengo, Museo delle Armi Luigi Marzoli, Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, Castello di Brescia Falcone d’Italia e Cinema Nuovo Eden. Fondazione Brescia Musei è, con Pinacoteca Tosio Martinengo e Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, ente capofila della Rete dell’800 Lombardo. I Musei Civici di Brescia sono inclusi nell’offerta di Associazione Abbonamento Musei.

L’Associazione Genesi

L’Associazione Genesi, nata nel 2020 per volontà di Letizia Moratti, è impegnata nella difesa dei diritti umani attraverso la valorizzazione delle differenti culture e dell’ambiente. Obiettivo dell’Associazione è di contribuire, attraverso l’arte contemporanea, alla creazione di una cittadinanza più responsabile e socialmente attiva. Per questa ragione, l’Associazione Genesi ha dato vita alla Collezione Genesi, selezionando opere di artisti di tutto il mondo e di diverse generazioni, che riflettono sulle urgenti, complesse e spesso drammatiche questioni culturali, ambientali, sociali e politiche del nostro tempo. L’Associazione è inoltre Fondatore di E4Impact Foundation, alla quale partecipano anche Università Cattolica, Mapei, WeBuild, Intesa Sanpaolo, ENI, Montello, Carvico, CONFAPI e Associazione Always Africa, oltre ai Partecipanti individuali: Diana Bracco, Michele Carpinelli e Jean Sebastien Decaux. E4Impact offre programmi di formazione in impact entrepreneurship in 20 Paesi africani, perseguendo un triplice obiettivo: formare nuovi imprenditori a forte impatto sociale; collaborare con le Università africane per offrire formazione imprenditoriale orientata all’azione; favorire l’incontro tra imprese italiane e africane orientate alla sostenibilità. 

INFO
Per informazioni e dettagli, consultare Brescia Musei

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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