Una vacanza alla scoperta del vulcano attivo più alto d’Europa, del suo Parco, dei suoi sapori e dei suoi vini unici, è perfetta in ogni stagione. Soprattutto se accompagnata da esperienze in vigna come quelle proposte da Planeta tra miti antichi e contemporanei.
Catania, Italia.

Con i suoi 3400 metri circa di altitudine (con variazioni a seconda delle eruzioni) e 44 chilometri di diametro, l’Etna domina sull’intera Sicilia, mentre la sua inconfondibile forma a cono si staglia già dal Continente, dallo stretto di Messina. Sull’Etna si sale in auto e poi in funivia e fuoristrada e, infine, a piedi, in mountain bike, in sella agli asinelli e con sci e pelli di foca, a seconda della stagione, per godere dello scenario incomparabile sull’isola e sul Mediterraneo che si spinge, nelle giornate più terse, fino al profilo di Malta.
Lungo il percorso cambiano colori e vegetazione: gli agrumeti di Zafferana Etnea e poi i boschi di betulle endemiche dalla corteccia chiara e foreste di castagni, faggi e querce che coprono i versanti del vulcano fino ai 2mila metri dove lasciano il posto a ginepri, saponarie, violette e ginestre, fino al paesaggio lunare della cima, oltre i 2.500 metri, dove sono rare le specie che riescono a sopravvivere tra le rocce nere di lava stratificata nel tempo.
Ogni stagione è ideale per regalarsi una vacanza alla scoperta del vulcano attivo più alto d’Europa, patrimonio dell’Unesco dal 2013 e del suo Parco istituito nel 1987, lasciandosi incantare dalla cima innevata del Mongibello (“monte dei monti”, dal latino mons e dall’arabo gebel parole che significano monte in entrambe le lingue), altro nome di questa montagna che vive e respira, dal suo patrimonio naturale unico, un vero e proprio paradiso della biodiversità, dai suoi sapori e dai suoi vini che beneficiano della terra fertile e dei suoli vulcanici ricchi di minerali (per maggiori informazioni: www.parcoetna.it).

Epica greca e miti contemporanei
Meta di ogni Grand Tour ottocentesco, l’Etna, “’a montagna”, è il luogo dove finisce la natura e inizia il mito. Sui suoi prati, secondo gli antichi greci, passeggiava Persefone prima di essere rapita da Ade; nelle sue caverne, Eolo aveva relegato i venti; nelle sue viscere invece erano stati intrappolato per l’eternità, a seconda delle versioni, il mostro dalle cento teste di drago Tifone e il gigante Encelado); Efesto, infine, aveva scelto proprio il vulcano per forgiare armi per dei ed eroi aiutato dai Ciclopi che vivevano nei pressi, Polifemo compreso. Anche in tempi più recenti sono numerose le credenze che legano questi territori a eventi miracolosi.
A iniziare dal velo di Sant’Agata, portato in processione di fronte alle colate laviche per fermare il fuoco. Ma lo ricordano anche altari e cappelle votive presenti sulle pendici del vulcano come i “Tre Altarelli” eretti a Nicolosi nel punto di arresto della lava nel 1.776 o come il Santuario di Mompilieri che sorge nel luogo del ritrovamento della statua della Madonna delle Grazie intatta sotto la colata lavica che aveva distrutto l’antico borgo. Non mancano miti più recenti come quelli creati da The White Lotus, serie americana scritta e diretta da Mike White, che ha trovato in questi luoghi il set ideale per i momenti cruciali del racconto. Come a Contrada Sciara Nuova (letteralmente sciara è terra dove la lava è scesa), nei pressi di Passopisciaro, dove Sciaranuova, tenuta della famiglia Planeta, è stata immortalata nel quinto episodio della seconda stagione della serie (.

Cinema, teatro e arte. Esperienze in vigna
E proprio a Sciaranuova si possono ripercorrere i luoghi e l’atmosfera di The White Lotus scegliendo tra due diversi percorsi in cui si fondono vino, arte e paesaggio. Nella tenuta si passeggia tra filari, terrazzamenti di pietra lavica e antiche abitazioni restaurate fino ad arrivare al Teatro in Vigna, che, da dieci anni, ogni estate ospita il Sciaranuova Festival. Di particolare interesse anche le installazioni di arte contemporanea che, nel corso degli anni, hanno arricchito il territorio come l’opera Fibonacci Sequence, 2002 di Mario Merz e l’opera site specific intitolata a Ettore Majorana di Claire Fontaine (un’installazione luminosa che cita il ritratto del fisico scritto da Leonardo Sciascia “si divertiva a versar per terra e disperdere l’acqua della scienza sotto gli occhi di coloro che ne erano assetati”).
Originaria di Menfi e proprietaria terriera da 17 generazioni, la famiglia Planeta è arrivata sull’Etna nel 2008 e ha costruito, all’interno di una colata lavica del 1556, la Cantina Feudo di Mezzo dove, da allora, sperimenta la viticultura montana su 33 ettari vitati. Sul vulcano Planeta produce cinque vini Doc (Eruzione 1614 Nerello Mascalese; Eruzione 1614 Carricante; Brut Metodo Classico; Etna Bianco ed Etna Rosso) oltre a due vini a indicazione geografica tipica (Eruzione 1614 Pinot Nero ed Eruzione 1614 Riesling Renano). Tutti vini i degustazione nei diversi percorsi proposti dall’azienda (Per maggiori informazioni: Degustazione e visite in cantina – Tenuta Sciaranuova – Planeta).

Gole, carretti, vino, pistacchi e pupi
Per scoprire l’Etna volendo si potrebbe soggiornare in uno dei tanti hotel di Catania e della costa. La Circumetnea, infatti, permette di viaggiare in tre ore circa da Catania fino al capolinea di Giarre-Riposto, attraversando borghi e paesaggi. Ma per esplorare in tutto relax il Parco dell’Etna e magari godersi una o più tappe nelle cantine che, come Planeta, danno vita alla Strada del Vino Etnea (Strada Del Vino Dell’Etna), si può scegliere di soggiornare in uno dei numerosi borghi costruiti in pietra lavica come Linguaglossa.
L’ideale per scoprire il versante Nord e per raggiungere d’inverno gli impianti di risalita o per salire verso la bella passeggiata tra betulle e crateri dei Monti Sartorius. Randazzo invece incanta con il suo labirinto di vicoli, l’antico centro medievale e i tanti edifici sacri come la Basilica di Santa Maria Assunta, oltre al il Castello Svevo che custodisce al suo interno il Museo Archeologico Paolo Vaglasindi con una collezione di Pupi siciliani di scuola catanese.
A Castiglione di Sicilia invece protagoniste della scena sono le impressionanti gole in cui il fiume Alcantara scorre veloce dando forma alle rocce, oltre alla Cuba Bizantina di Santa Domenica, una piccola chiesta costruita tra il VIII e il IX secolo. A Bronte, infine, si visita il Museo del Carretto Siciliano Gullotti e il Museo del Pistacchio verde di Bronte, re del territorio e protagonista di una sagra dedicata tra fine settembre e inizio ottobre.
Photo courtesy of Planeta



