
Gustando gli ottimi prodotti enogastronomici a km 0 del caratteristico cestino preparato da Langamylove, gli spettatori sono trasportati in un’atmosfera di sogno dalle musiche e performance della compagnia di teatro sperimentale Teatro Cantiere. Un’esperienza magica, in cui arte e natura si fondono nella luce dorata del tramonto sull’Alto Monferrato. In collaborazione con l’Agriturismo Verdita, a Merana.

Merana (AL), Italia
Trampolieri, giganti, nani, le note antiche di una fisarmonica, costumi variopinti: chi non ha sognato da bambino di addentrarsi in un mondo fantastico, cadere in una tana di coniglio e ritrovarsi, come la protagonista di Alice nel paese delle meraviglie, in un’altra dimensione? La compagnia di Teatro Cantiere, all’ombra della suggestiva torre medievale di Merana, in provincia di Alessandria, ha creato tutto questo. E, una volta presi per mano gli spettatori dentro questo nuovo mondo – accolti dalla misteriosa, poetica Ginevra Gavazzi e dalla musica del nano/Samuele Fortunato, cantautore, e accompagnati ad accomodarsi sull’erba (con i loro cestini colmi di deliziosi prodotti enograstronomici locali), dall’eclettico artista Mattia Domina – , li ha invitati a intraprendere un viaggio intitolato “Sogno di un pic-nic di mezza estate”, fatto di intrattenimento, musica, teatro, gioco, allegria, ma anche di intenso coinvolgimento emotivo.

SOGNO DI UN PIC-NIC DI MEZZA ESTATE
La scena è come sospesa, scandita soltanto dal gong e i movimenti solenni e rituali di Azzurro Cadoria, che dà avvio allo spettacolo. Insuperabile l’attrice Sara Pirotto, espressiva in ogni centimetro del suo corpo, dall’alzata di un sopracciglio al movimento di una spalla, che non solo non sfugge lo sguardo dello spettatore bensì dialoga con esso attraverso la performance e ne trae forza viva; Sara ha duettato con Luca Gasparro, cantante e chitarrista di grande sincerità e forza espressiva e con Ginevra Gavazzi, alla sua prima esibizione, che irrompe sulla scena velata come ne Gli Amanti di Magritte e propone una struggente danza muta con Gasparro, commoventissima. E ancora canzoni, soprese, livepaint firmato Mattia Domina, artista di arti figurative, ma anche musicista e performer, antiche storie della Val Bormida e girotondi gitani al suono trascinante della fisarmonica di Jonathan Bellini, portatore contagioso di buon umore. Finale a sorpresa sulla torre con gli antichi canti siciliani di Sara Pirotto e Ginevra Gavazzi e l’irresistibile jazz del saxofonista Luca Savoldelli. Uno spettacolo che propone brani musicali semplici, spesso conosciuti e comunque orecchiabili, in chiave mai banale, nuova e ricercata, estremamente godibile. Ma anche recitazione ispirata al teatro sperimentale, pittura, scarpette rosse e ombrellini, sete orientali e cappelli cinesi di bambù, arte circense e sapienza orientale. Un mix armonico e suggestivo.

Azzurro Cadoria 
Hengel Tappa 
Mattia Domina
Molto più che uno spettacolo: un teatro a cielo aperto, con l’erba per palco e gli alberi per quinte, in cui i suoni della natura, la luce dorata del tramonto sull’Alto Monferrato e la presenza ravvicinata del pubblico hanno contribuito a rendere la performance un unicum.
LA STORIA DI TEATRO CANTIERE
La formazione degli artisti in scena affonda le sue radici nel training di Teatro Cantiere, associazione culturale e compagnia teatrale, composta in forma stabile dagli artisti Sara Pirotto, Hengel Tappa e Davide Cangelosi, ma di volta in volta arricchita di nuovi elementi, che dal 2003 porta avanti il suo progetto di ricerca nel teatro sperimentale ispirandosi alla compagnia danese Odin Teatret, del grande Eugenio Barba, già allievo del polacco Jerzy Grotowsky. Da due anni Teatro Cantiere è anche un luogo fisico: la compagnia ha infatti trovato casa nella grande abitazione situata a Piana Crixia, in provincia di Savona, appartenuta al nonno di Hengel, che racchiude i suoi ricordi di bambino; quattro piani rinominati Piano Terra, Piano Acqua, Piano Fuoco e Piano Aria, che grazie al contributo artistico dell’inarrestabile Mattia Domina, re del Piano Fuoco, stanno assumendo anche le sembianze di una casa galleria, ricca soprattutto di opere dello stesso Domina, di mastro Alessandro Troian e molti altri. Jonathan Bellini, Sara ed Hengel vivono al Piano Acqua, tutto il resto è work in progress, esteriore ed interiore.

La coppia, insieme anche nella vita da 24 anni, si è trasferita nell’entroterra ligure da Pisa nel 2018, per fare della grande casa di Piana Crixia la sua residenza ma anche un centro culturale aperto a tutte le arti. Abbandonate due professioni “normali”, hanno lasciato tutto per il teatro che “non è solo una scelta artistica – dice Hengel, attore e soprattutto regista – ma uno stile di vita, un modo di essere. Il nostro modo di fare teatro ha l’obiettivo di sciogliere dei nodi, riaprire gli occhi, condurre a una specie di risveglio, una nuova consapevolezza. Spesso lavoriamo sulle necessità degli attori: se un attore sente una attrazione verso qualcosa in particolare lo stimoliamo ad approfondirla. Nel teatro sveli te stesso, non stai fingendo. Di solito gli attori creano un muro: la dizione, la distanza dagli spettatori; noi facciamo esattamente il contrario. Qui teniamo anche laboratori di canto, di espressione vocale, di yoga, di espressione corporea. Il teatro per noi è tutto: condiziona il rapporto con il nostro corpo, con gli altri, facciamo attenzione al cibo che mangiamo (qui abbiamo un orto che curiamo noi) e riteniamo che stia alla base per poter essere teatrante anche saper tenere in ordine il proprio spazio, saper cucinare e lavare i panni. A chi viene qui per un periodo o per un’attività chiediamo di contribuire alla comunità come può, con denaro o con il suo lavoro. Abbiamo accolto molti giovani problematici, ragazzi di città, che qui si sono trasformati, hanno scoperto, attraverso l’arte e il contatto con la natura, il loro sé più profondo”. Ho avuto il privilegio di conoscere la storia di alcuni di loro ed è davvero straordinario contemplare nei loro occhi trasparenti il fiore sbocciato del loro sogno: una voce limpida che non si sapeva di avere, una espressività schietta dopo anni di maschere, la scoperta insperata di vivere in comunione in modo nuovo.
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Langamylove
Testo e foto Elena Borravicchio






