Alessio Boni interpreta un prode fragile romantico eroe cavalleresco che, memore delle intrepide gesta dei cavalieri erranti, parte (a cavallo di un particolarissimo destriero) alla volta dell’amore e della difesa degli innocenti.

Monza, Italia.
Il secondo appuntamento della stagione della Grande Prosa del Teatro Manzoni apre il sipario sulla versione del celebre romanzo di Miguel de Cervantes, di Francesco Niccolini, alla quale hanno collaborato anche Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer. In scena il 29, 30 novembre e 1 dicembre. Tra il solenne e l’ironico, il protagonista Alessio Boni, anche regista (insieme a Roberto Aldorasi e Marcello Prayer), e il fido scudiero Sancio Panza, interpretato da una irresistibile Serra Ylmaz, accompagnano il pubblico nelle avventure di un rocambolesco eroe romantico, venato di ingenuità ma anche intriso di grande dignità. Che non diminuisce nonostante, dopo ogni impresa, lo si ritrovi a terra, acciaccato e sbugiardato nelle sue illusioni di mostri/mulini a vento, eserciti/greggi, dame da liberare/Madonne portate in processione. La “favola”, se vogliamo, di Cervantes mette in luce i due rovesci della nobiltà d’animo di un uomo, di ogni uomo, che sia capace di sognare grandi ideali ma incapace di affrontare la realtà quale veramente è. L’illusione prende il sopravvento, la follia, la chiamano alcuni. Nella debolezza di don Alonso/Chisciotte si cela la forza di mirare oltre, di non accontentarsi di un orizzonte limitato ma voler volgere lo sguardo più in alto. Gli fa da contraltare Sancho Pancha che con battute puntuali, stringate e lapalissiane gli mostra, senza mancargli di rispetto, le cose come stanno e gli ricorda che lui ha necessità di mangiare, di provvedere alla famiglia e, perché no, anche di soddisfare la sua piccola sete di potere quando accetta, in cambio dei servigi che presterà al nobile condottiero, il governo di un’isola (lui proviene da un’isola e ha sempre sognato di governarne una!). La fisicità e la mimica di Serra Ylmaz, fatta di sguardi eloquenti al pubblico, di gesti lenti, pensosi (troppa fatica affrettarsi), contribuiscono a esaltare il contrasto tra i due con un bell’effetto comico.
Soltanto una cosa abbatte Don Chisciotte: non la sconfitta, non la stanchezza, non il pericolo, bensì l’inganno; non può sopportare di venire ingannato. La dignità dell’eroe, forse, si misura in questo e non nella verosimiglianza delle sue imprese.
Gli attori Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico e Nicolò Diana, pur senza tradire lo stile del testo, fedele all’originale, aggiungono colore, con qualche pennellata dialettale, alla rappresentazione. Indovinatissime le trovate sceniche del cavallo Ronzinante, che sembra anche lui recitare come un altro personaggio in scena e invece è una macchina animata dall’interno da un attore, e delle sagome fluorescenti che brillano nel buio, nella scena in cui il protagonista si cala nel pozzo per disincantare l’amatissima Dulcinea
Chi vince dunque: la realtà o l’illusione? Il sogno o la ragione? La risposta allo spettatore.
Foto piccola in alto, Elena Borravicchio. Foto grande Lucia De Luise
Info:
DON CHISCIOTTE
Teatro Manzoni
Venerdì 29 e sabato 30 novembre ore 21.00, domenica 1 dicembre ore 16.00



