DE CRISTOFORIS 5 É IL NUOVO ATELIER DI FELICE VITALE E DI FIORELLA CIABOCCO. SARTI E STILISTI, TOTAL MADE IN ITALY. UN NUOVO SALOTTO IN CUI INCONTRARSI. TRA I LORO CAPI ESCLUSIVI E GLI APPUNTAMENTI CHE STANNO CREANDO PER RENDERE DE CRISTOFORIS 5 MOLTO PIÙ DI UN PUNTO VENDITA.
Milano, Italia
Il nuovo indirizzo milanese per incontrarsi tra capi sartoriali, design, arte e molto altro è De Cristoforis 5. Dietro Corso Como, cuore pulsante della Milano della moda, del design e della movida meneghina. Un salotto creato da Felice Vitale e Fiorella Ciabocco. Due sarti da sempre. Di Napoli lui, di Jesi lei. Moda a 360 gradi, per l’uomo e per la donna nelle rispettive collezioni. Tutto made in Italy, creato artigianalmente da mani esperte nei loro laboratori nelle loro terre di provenienza.
Il total look di Felice Vitale crea un uomo elegante, un po’ dandy, molto curato dallo stile inglese. Quello di Fiorella Ciabocco copre l’universo femminile, dalla giovane donna in cerca di lavoro che vuole l’outifit giusto per il colloquio della vita, alla donna, di ogni età, che partecipa a una soirée, al pendant mamma figlio con i completi abbinati della linea ioemamma. Capi su misura che esprimono la personalità di ogni donna.
De Cristoforis 5, nel cuore dell’Isola, non è solo un punto vendita. È un luogo in cui si scambiano idee, nascono collaborazioni. Dove si potrà sorseggiare un caffè o un aperitivo, chiacchierando, conoscendo nuove persone e scoprendo le creazioni di Felice Vitale e di Fiorella Ciabocco. E degli artisti che ospitano.
Agenda Viaggi ha incontrato Felice Vitale, solare e abbronzato, scanzonato e serio nel suo impeccabile completo blu, per conoscere più da vicino la nuova location e i progetti che stanno nascendo.
Felice, come è nato De Cristoforis 5?
L’idea di questo spazio è nata in febbraio. Ero qui per Milano Unica, l’esposizione dedicata ai tessuti. Sono andato a conoscere e salutare Fiorella con un mio fornitore napoletano di tessuti, che che è anche un suo fornitore. Abbiamo chiacchierato e le ho proposto questo progetto. In un primo momento Fiorella mi ha detto che, avendo già una sua collezione uomo, non pensava di seguire questa strada. Poi ci siamo risentiti, ne abbiamo riparlato. Qualche telefonata, un appuntamento e via. Siamo partiti in occasione del Salone del Mobile. Fiorella aveva ancora il suo atelier di Corso Como, dove ha organizzato gli eventi del Fuori Salone per la sua clientela, come di consuetudine. E io ho avuto il piacere di poter far nascere De Cristoforis 5 con il mio primo Fuori Salone. Mi sono avvalso della collaborazione di un artista napoletano, Mattia Fiore, con cui adesso abbiamo tanti progetti da realizzare. Come un panettone artigianale artistico, messo in una cappelliera decorata e dipinta da lui. E tante altre idee e progetti da realizzare. Poi ho iniziato a fare qualche evento ed è arrivata tanta gente. In quel periodo ho sponsorizzato un po’ la Campania: dai formaggi come il caciocavallo con la lacrima, agli insaccati come il classico salame napoletano, ai vini. L’Azienda Filadoro, una cantina di Lapio in provincia di Avellino, ci ha offerto il vino e tutti hanno apprezzato il suo Fiano di Avellino. Da maggio Fiorella e io ci siamo uniti e siamo al via insieme per questa nuova avventura.
Come si prospetta?
Siamo felici e il business sta andando in secondo piano perché stiamo cercando di far decollare il concept di De Cristoforis 5. Poi arriveranno i risultati. Ora però partiamo con la nostra passione: l’idea di stare bene. Nel momento in cui stai bene e sei felice, trasmetti energia positiva, che circola in questo nuovo luogo di incontro e veicolazione di idee.
Cosa si propone De Cristoforis 5?
Il nostro obiettivo è di portare le persone in questa struttura per farle stare bene e farle interagire tra loro. Specialmente persone che non si conoscono. Farle incontrare e farle conoscere. Un luogo in cui far circolare idee e, perché no, far nascere collaborazioni.
Qualche esempio sugli eventi cui state pensando?
Dare vita a una bella atmosfera, creando serate con cene. E per chi ama cucinare, oggi siamo in tanti, creare una simpatica competizione, una sorta di gara culinaria, in cui coinvolgere persone che non si conoscono tra loro. Anche serate romantiche. Immaginiamo la convivialità come un modo di esprimersi sulle cose belle, di gusto, di lusso. Questo è uno spazio multi funzionale che si presta a tante cose. Si farà anche yoga la mattina presto, per esempio. Ci stiamo organizzando. L’atelier è mio e di Fiorella e lo gestiamo noi. Due anime con lo stesso spirito libero. E interagiamo bene tra noi. Stessi obbiettivi e la stessa visione delle varie sfaccettature della vita. Confluiamo nello stesso punto di incontro.
Moda uomo: il tuo stile e la tua ispirazione?
Il mio è uno stile classico un po’ dandy. Ho il mio stile, non mi ispiro a nessuno in particolare. Se non un po’ alla vecchia tradizione della sartoria napoletana nella sua artigianalità. Ho il mio concetto di giacca. Le mie giacche sono tutte destrutturate, senza interni, senza anima. Non per questo non sono romantiche. Devono andare a pelle. Le giacche sono una terza pelle. Non devono essere di impaccio, non devono dare fastidio nei movimenti. Con la giacca puoi fare qualunque lavoro. Non devi stare solo dietro la scrivania o essere un professionista. Puoi fare il barman, il sarto e prendere le misure. Poi c’è la ricerca dei tessuti, la mia passione da sempre.
Una tradizione di famiglia cui risalgono le tue radici?
Sì, vengo da una tradizione di sarti. Mia madre era una sarta, una grande creativa. Una figura unica. Quando ero piccolo mi accompagnava a comprare vestiti e accessori e io dovevo prendere per forza quello che diceva lei. Perché comprava solo prodotti di qualità e di lusso. Mi ricordo che andavo alle scuole medie, avrò avuto tredici anni, e mia madre mi comprava le scarpe con la doppia fibbia. Anche il professore mi diceva “ma hai messo le scarpe del tuo papà?“. Forse ero l’unico a vestire così in classe! E tutto quello che ho vissuto con lei mi ha fatto nascere e avere questa passione. Perché la respiravo in casa. Mia madre lavorava in casa: tagliava e cuciva. Vivevo il quotidiano dell’ago, del cotone, del ditale. Erano ovunque i giornali di mio padre che mia madre usava per fare i cartamodelli come si faceva allora. Disegnava e tagliava i modelli sui quotidiani di mio padre, aprendoli di notte sul tavolo. Poi era molto brava anche in cucina. Mio padre arrivava dall’ufficio verso le due per pranzare e cercava il piatto in tavola. E si accorgeva subito dagli ingredienti, dalle pietanze, se aveva preparato mia madre o la vicina di casa, cui magari aveva chiesto un favore. Era brava in tutto. Faceva tutto. Delegava alle governanti solo le faccende di case. Insomma un’artista del cucire e del food.
Moda e cucina: è lei che ti ha trasmesso queste arti?
Per forza! Mangiavi e masticavi quel pane tutti i giorni e non poteva essere diversamente. Solo a guardare ti innamoravi. E adesso che non c’è più mi manca quella sua follia.
Da bravo partenopeo, passione anche per il mare?
Il mare sì. E il sole. Sono un alunno del sole. Tutti mi chiedono se faccio le lampade. E invece no, è tutto nature. Perché amo il sole. Poi il mare. Il mare dà energia, vita. Il mare è tutto. Il sole e il mare.
Come vivi l’asse Milano/Napoli?
Mi divido tra Napoli e Milano. Vado giù per coordinare il lavoro, perché tutti gli ordini e le commesse che acquisiamo a Milano vanno poi curati nei dettagli a Napoli. Tutta la realizzazione avviene solo a Napoli. Dalla camiceria, ai capi spalla, ai pantaloni. Tutto viene realizzato artigianalmente da sarti napoletani.
Cosa mette in valigia per l’estate il tuo uomo ideale?
Una giacca di lino, tessuti leggeri, freschi, colorati. Un pantalone dipinto dall’artista Matteo Fiore per essere un po’ più solari, un po’ più bizzarri. Un pareo di lino. Un foulard per la sera e via è pronto.
Francesca Vespignani
fra.vespignani@agendaviaggi.com







