Durante la settimana della moda milanese di settembre 2026, la Galleria Rubin ospita “Homecoming”, la prima personale italiana del fotografo e regista Jordan Rossi. Un’indagine profonda sull’identità e sulla mascolinità contemporanea che trasforma il volto delle celebrity in un manifesto di autenticità.
Milano, Italia.
Il fermento della Milano Fashion Week non è fatto solo di passerelle, ma anche di sguardi capaci di fermare il tempo e ridefinire i canoni del presente. Tra gli appuntamenti più attesi nel calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana spicca “Homecoming”, la prima mostra personale in Italia di Jordan Rossi. L’esposizione, curata da Federico Poletti, inaugura presso la Galleria Rubin martedì 22 settembre (ore 17:30 – 21:30) e resterà aperta fino al 3 ottobre.
Per Rossi, fotografo e regista che da oltre dieci anni vive e opera tra Londra e Los Angeles, questa mostra rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini. Le sue radici italo-irlandesi hanno sempre esercitato un richiamo fortissimo sulla sua arte: “Crescere in una famiglia italo-irlandese significa comprendere che l’identità non è mai qualcosa di fisso”, racconta l’autore. Una consapevolezza che ha trasformato il suo cognome, Rossi, nel punto di partenza di un debutto italiano che è anche una ricerca personale.

Sopra, Brooke Candy Jordan Rossi courtesy of Galleria Rubin.
Photo grande in alto, Munroe Bergdorf by Jordan Rossi courtesy of Galleria Rubin.
Oltre la maschera della celebrità
Il lavoro di Jordan Rossi si muove all’intersezione tra moda, arte e attivismo sociale. Al centro della sua lente non ci sono semplici icone, ma esseri umani colti nella loro verità più profonda. Rossi ha sviluppato un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile, caratterizzato da palette cromatiche decise e da una precisione grafica che rivela, nei suoi soggetti, tanto la vulnerabilità quanto la forza.
Nomi come Nicholas Galitzine, Lashana Lynch, Rickey Thompson, Caleb McLaughlin e Finn Wolfhard sono ritratti con una sensibilità che trasforma l’immagine in racconto. Secondo l’autore, la fama è spesso una forma di “armatura” che insegna a mostrarsi attraverso versioni di sé già approvate. Il suo istinto, invece, è quello di cogliere l’istante che precede quella protezione, celebrando l’impatto immediato dell’essere “davvero visti”.

Griff by Jordan Rossi courtesy of Galleria Rubin.
Un archivio visivo tra moda e impegno
“Presentare per la prima volta in Italia il lavoro di Jordan Rossi rappresenta un momento di grande rilievo“, spiega il curatore Federico Poletti. “La sua fotografia unisce il linguaggio della moda a una forte prospettiva sociale, trasformando i ritratti di attori, musicisti e protagonisti della cultura queer in un archivio visivo di una generazione che sta ridefinendo identità e genere“.
Rossi appartiene a quella generazione di autori che ha trasformato il ritratto in uno spazio di dialogo culturale. Il suo sguardo è stato affinato in anni di collaborazioni con testate internazionali prestigiose, tra cui Vogue Italia, Attitude, HUNGER, Gay Times e The Sunday Times Style. Per lui, la fotografia e l’immagine in movimento sono espressioni della medesima sensibilità: come regista e direttore creativo, Rossi porta nei suoi video la stessa profondità emotiva e cinematografica che caratterizza i suoi scatti.

Finn Wolfhard by Jordan Rossi courtesy of Galleria Rubin.
L’incontro tra arte e cultura contemporanea
Attraverso “Homecoming”, Rossi mette in discussione le concezioni tradizionali di mascolinità e potere, realizzando immagini che sono al tempo stesso studi intimi e dichiarazioni visive sull’evoluzione dell’identità nel XXI secolo. Come sottolinea Poletti, nelle sue opere “i soggetti superano la dimensione della celebrità per rivelare autenticità”.
In un’epoca di consumo rapido, le opere di Jordan Rossi esigono una sosta. La Galleria Rubin diventa così il palcoscenico ideale per scoprire un artista capace di mettere in relazione moda e attivismo, regalando alla Fashion Week milanese un momento di autentica introspezione.




